A Palazzo Chigi il tavolo con i sindacati sull’ex Ilva. A seguire il dossier è il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano che ha assicurato alle parti sociali impegno per un futuro green dell’acciaio, prosecuzione della gara per la vendita degli impianti sulla base delle offerte presentate, tutela dei lavoratori senza la Cig per cessazione delle attività e avvio immediato dei progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto.
Punti chiave
- Aigi, sospensione licenziamenti indotto fino a sentenza Cassazione
- Del Barba (Iv): "Governo continua a comprare tempo"
- Commissari pronti a chiedere sospensiva decreto stop area a caldo
- Terminato incontro a palazzo Chigi, tavolo verrà riaggiornato
- Il governo chiederà ad aziende indotto di sospendere ancora licenziamenti
- Ricorso in Cassazione su stop area a caldo fissato il 20 ottobre, slitta decreto governo
- Cavo (Nm): "Italianizzare, attenzione a tutti gli stabilimenti"
- Mantovano: "Risorse per Dri già disponibili, integrarle se necessario"
- Cassa in deroga con ammortizzatore unico emergenziale
- Saranno previsti incentivi per le assunzioni
“Intendiamo dare corso positivo all’invito del governo alla sospensione dei licenziamenti nell’indotto almeno fino alla sentenza della cassazione”. Così Nicola Convertino, presidente dell’Aigi, associazione delle aziende dell’indotto dell’Ex ilva, contattato telefonicamente al termine del tavolo a Palazzo Chigi. “Ci sarà un po’ di respiro”, ha aggiunto.
“Questo decreto è la cifra di tutta l’azione del governo: non far nulla e, in caso contrario, farlo tardi, male e a spese degli italiani”. Lo ha detto Mauro Del Barba, deputato di Iv-Casa Riformista, annunciando il voto contrario del suo gruppo al Dl Accise-Ilva.”La parte sull’Ilva è un certificato d’incapacità, un prestito ponte verso l’ignoto. Dopo non essere mai riuscito a mettere in campo una strategia industriale, il governo continua a comprare tempo. Invece di risolverla, si finanzia la crisi. Sui carburanti, insieme al trenino dei decreti, assistiamo a un odioso gioco delle tre carte. Voi dite di diminuire le accise: ma dopo averle aumentate. Lo dicono i numeri: con voi al governo sui prodotti petroliferi, lo Stato ha incassato come mai negli ultimi 20 anni. A questo si aggiunge il capolavoro della parificazione delle accise: si è alzata quella sul gasolio e abbassata quella sulla benzina. Il risultato di questo giochino sono 15 miliardi di entrate fiscali. Cioè un valore superiore a quello cumulato con il trenino dei decreti per ridurre il costo del carburante. Una truffa”, ha concluso.
I commissari dell’ex Ilva sarebbero intenzionati a presentare una istanza cautelare per chiedere la sospensione dell’esecutività del decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo in attesa che la Cassazione si pronunci – l’udienza è stata fissata il 20 ottobre – sul ricorso straordinario contro lo stesso decreto. E’ quanto si apprende da fonti presenti al tavolo di palazzo Chigi.
È terminato dopo circa 4 ore il tavolo a palazzo Chigi sul futuro dell’ex Ilva tra governo e sindacati. Dopo la notizia che la Corte di Cassazione ha fissato per il 20 ottobre l’udienza per discutere il ricorso straordinario contro il decreto della Corte d’Appello di Milano l’esecutivo ha chiesto alle organizzazioni sindacali di riaggiornare il tavolo.
In attesa dell’udienza in Cassazione del 20 ottobre, il Governo avvierà un’interlocuzione con le aziende dell’indotto dell’Ex Ilva per chiedere di non dar corso ai licenziamenti che ad avviso dell’esecutivo sarebbero l’ultima cosa da fare di fronte a questa situazione di incertezza. E’ quanto si apprende al termine del tavolo a palazzo Chigi.
Durante l’incontro sindacati-governo a Palazzo Chigi sull’ex Ilva di Taranto, è arrivata la notizia che la Corte di Cassazione ha fissato per il 20 ottobre l’udienza per discutere il ricorso straordinario contro il decreto della Corte d’Appello di Milano che ha disposto la chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva. Di conseguenza, a quanto si apprende, il Governo ha chiesto alle organizzazioni sindacali di riaggiornare il tavolo. Il decreto legge con le misure a tutela dei lavoratori – che il Governo avrebbe approvato al Consiglio dei ministri di oggi – sarà quindi discusso quando il quadro generale sarà più chiaro.
“Il provvedimento nasce da due urgenze diverse, che però hanno un punto in comune molto preciso: proteggere la capacità produttiva del Paese e, insieme, il potere d’acquisto delle famiglie e la competitività delle imprese. Noi Moderati vota a favore perché il testo tiene insieme esigenze per noi inscindibili: difendere famiglie e imprese dal caro energia; garantire continuità operativa a un asset strategico; farlo con coperture chiare, nel rispetto della disciplina europea sugli aiuti di Stato e senza scaricare sul futuro i costi delle scelte di oggi. Sull’ex Ilva da mesi come Noi Moderati usiamo una parola costante: italianizzazione. L’Ilva non deve tornare allo Stato, deve tornare all’Italia”. Lo dichiara Ilaria Cavo, deputata ligure di Noi Moderati e vicepresidente della Commissione Attività produttive, nel suo intervento in dichiarazioni di voto finale al dl Accise ed ex Ilva oggi alla Camera. “I 100,5 milioni di questo decreto – aggiunge – sono un finanziamento non risolutivo ma necessario nelle more della cessione; non sono – come abbiamo sentito dall’opposizione che si dimentica come i problemi arrivano da lontano – fuori dal mondo: sono serviti ad acquistare materie prime e garantire da luglio a settembre la continuità produttiva dell’area a caldo fino all’esito del ricorso contro lo spegnimento che avrebbe potuto avere un esito diverso; ora serviranno a mantenere in funzione la laminazione a caldo a Taranto e le laminazioni a freddo al Nord, in attesa degli esiti della gara su cui pesa come un macigno la decisione della Corte d’Appello di Milano: lo spegnimento obbligatorio degli altiforni entro il 28 ottobre impone di rivedere le offerte presentate alla gara e i piani industriali. Sul tavolo ora c’è la manifestazione di interesse di Federacciai, che potrebbe tradursi in un’offerta: è da guardare con attenzione (perché permette di valorizzare le nostre eccellenze) e realismo (perché incentrata soprattutto sulla produzione a freddo). Il governo ha dato la disponibilità a una partecipazione pubblica di fronte a un piano industriale solido e credibile e a un’offerta formale: un’impostazione che condividiamo. Questa e’ la strada. Da parlamentare ligure preciso che Genova, in tutto questo scenario complesso, non è una postilla. Seguiremo gli incontri di queste ore, le scelte che saranno prese per i lavoratori, anche dell’indotto e per tutti gli stabilimenti: per Taranto, Novi, Racconigi e per Cornigliano, per la qualità delle aree genovesi e per la specificità della produzione (di banda stagnata e zincata). Seguiremo con la stessa attenzione che stiamo mettendo sul dossier dei 131 licenziamenti collettivi avviati da Ericsson nella sede genovese, da portare all’attenzione del governo, come abbiamo fatto, con interrogazioni mirate ma anche utilizzando un contesto come questo intervento: due storie aziendali diverse per provenienza e vocazione, ma non possiamo permetterci, lo dico alla sottosegretaria perché possa farsi da tramite, due incognite occupazionali in due aree strategiche della città”, conclude Cavo.
Durante l’incontro con i sindacati, il sottosegretario Alfredo Mantovano ha ribadito che il governo continua a puntare su un percorso green per l’acciaio prodotto a Taranto, basato su forni elettrici alimentati a Dri. Le risorse per il Dri – ha spiegato – sono già disponibili e il Governo intende utilizzarle e se necessario integrarle.
Una cassa integrazione in deroga per circa 4mila lavoratori dell’indotto attraverso l’ammortizzatore unico emergenziale. Questa la misura per tutelare i lavoratori di Taranto, in conseguenza della chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva illustrata dal governo al tavolo a Palazzo Chigi con le organizzazioni sindacali. L’ammortizzatore unico universale è stato giù utilizzato per far fronte a crisi occupazioni dovute a calamità naturali. E’ stato introdotto nel 2023, a seguito delle alluvioni che nel mese di maggio avevano interessato soprattutto l’Emilia Romagna ma anche Marche e Toscana, come strumento di sostegno al reddito per i datori di lavoro costretti a sospendere l’attività a causa dall’alluvione e lavoratori dipendenti del settore privato impossibilitati a prestare attività lavorativa o a recarsi al lavoro, a causa dall’alluvione. Èstato poi utilizzato anche all’inizio di quest’anno a seguito del Ciclone Harry, che ha colpito, a partire dal 18 gennaio, Calabria, Sardegna e Sicilia.
Sarà rafforzato, ha spiegato ancora Mantovano, il ruolo dei Cis (Contratti Istituzionali di Sviluppo) e saranno previsti incentivi per le assunzioni. L’intenzione del governo – ha spiegato Mantovano – è quella di consentire la prosecuzione della produzione di acciaio a Taranto, proseguendo la gara per la vendita sulla base dell’offerta presentate e di quella che sarà presentata, che vanno valutate. Questo tenendo presente un futuro dell’acciaio che deve essere necessariamente green, quindi attraverso forni elettrici alimentati a Dri, per i quali sono già presenti delle risorse che il Governo intende utilizzare e, se necessario, integrare
Per quanto riguarda i lavoratori, dopo la conferma del decreto della Corte d’Appello di Milano che dispone la chiusura dell’area cosiddetta a caldo degli impianti di Taranto, il governo sta predisponendo un provvedimento per le opportune tutele sociali, in un decreto legge che andrà al Consiglio dei ministri di oggi, attraverso un nuovo modello di Cassa integrazione che non corrisponda alla Cig per cessazione dell’attività. In sostanza, si utilizza l’ammortizzatore unico emergenziale e non quello per cessazione dell’impresa. È quanto illustrato, secondo quanto si apprende, dal sottosegretario Alfredo Mantovano ai sindacati nel corso della riunione in corso a Palazzo Chigi.Si tratta – ha aggiunto Mantovano – di un provvedimento-ponte rispetto alla conclusione della gara, che abbia una sua flessibilità in relazione all’andamento della gara. Da questo intervento normativo d’urgenza il governo non saranno lasciati fuori i lavoratori dell’indotto, in parallelo con l’avvio immediato di un processo di reindustrializzazione che coinvolga tutti i soggetti che hanno progetti e investimenti nell’area di Taranto, compresa la Difesa.
Impegno per un futuro green dell’acciaio, con forni elettrici alimentati a Dri; prosecuzione della gara per la vendita degli impianti sulla base delle offerte presentate; tutela dei lavoratori, sia delle acciaierie sia dell’indotto, attraverso un modello di Cassa integrazione che non corrisponda alla Cig per cessazione delle attività; e avvio immediato dei progetti di reindustrializzazione dell’area di Taranto. Sono questi, secondo quanto si apprende, i punti della strategia del governo per l’ex Ilva illustrati dal sottosegretario Alfredo Mantovano ai sindacati . Il sottosegretario ha inoltre annunciato che il Governo intende portare oggi in Consiglio dei ministri un decreto con misure a sostegno dei lavoratori.
A Palazzo Chigi il tavolo con i sindacati sull’ex Ilva. A seguire il dossier è il sottosegretario alla Presidenza Alfredo Mantovano. Partecipano i ministri Gilberto Pichetto Fratin, Marina Calderone, Tommaso Foti, Adolfo Urso e Giancarlo Giorgetti.

