Il governo punta ad attivare la clausola di salvaguardia nazionale prevista dall’Unione europea per ottenere nuovi margini di flessibilità destinati a sicurezza energetica e difesa. Lo ha spiegato alla Camera il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti, annunciando: “Per la sicurezza energetica chiederemo tutto il massimo”, pari allo 0,6% del Pil, mentre “per la parte difesa non prenderemo il massimo e ci fermeremo allo 0,9%”. Il titolare del Mef ha precisato che la richiesta sarà presentata entro metà agosto, esaminata dalla Commissione europea a settembre e approvata, se arriverà il via libera, dall’Ecofin di ottobre.
Gli interventi, ha aggiunto, riguarderanno famiglie, imprese e infrastrutture energetiche e non comprenderanno misure temporanee come il taglio delle accise o altri sussidi ai combustibili fossili. Intanto il Consiglio dei ministri ha prorogato dal 7 al 24 agosto la riduzione di 17 centesimi al litro sul gasolio e il credito d’imposta per il settore dell’autotrasporto.
Giorgetti: “Chiediamo il massimo per l’energia”
“La clausola originaria era quella sulla difesa, era 1,5% l’anno. Quello che c’è di nuovo è che nell’ambito di questo 1,5%, uno 0,3% percento all’anno, per un massimo di 0,6, può essere dedicato alla sicurezza energetica. E quindi noi sicuramente chiederemo tutto il massimo, poi vediamo cosa ci dicono, per la sicurezza energetica cioè 0,3% più 0,3% uguale 0,6%. Per la parte difesa invece non prenderemo il massimo e ci fermeremo a 0,9%”, ha spiegato Giorgetti parlando con i cronisti.
Giorgetti: “Potrebbe ritardare l’uscita dalla procedura di deficit”
Il ministro dell’Economia ha poi aggiunto: “Nel caso in cui la PDE (Procedura per i disavanzi eccessivi, ndr) non venga chiusa – anticipatamente – alla luce di una revisione (nel prossimo mese di settembre) del dato relativo al 2025 o, alternativamente, sulla base del valore di consuntivo del deficit 2026 (come previsto dalla raccomandazione del Consiglio), un peggioramento dei conti pubblici negli anni successivi tale da determinare un deficit superiore al 3% implicherebbe la permanenza nella PDE fino al rientro al di sotto della soglia prevista dai trattati, anche qualora il deficit in eccesso sia interamente riconducibile a spese in linea con i parametri di ammissibilità della NEC”.

