C’è chi vede nel crollo dei consensi la permanenza nel governo Draghi, chi è preoccupato di non avere più un posto in lista alle prossime elezioni.

Serrare i ranghi dopo la sconfitta alle amministrative e lanciare l’ennesimo aut aut sul governo. Si è divisa tra le questioni regionali – la ricandidatura di Fontana in primis – e il confronto interno nel partito la caldissima giornata milanese di Matteo Salvini. Il clima è rovente, e non solo sui marciapiedi del Pirellone, prima, e di via Bellerio, poi, dove il il leader leghista ha tenuto i due vertici. Nel Carroccio ribollono i malumori dopo il risultato insoddisfacente dei ballottaggi. C’è chi vede nel crollo dei consensi la permanenza nel governo Draghi, chi – complice anche il taglio dei parlamentari – è preoccupato di non avere più un posto in lista alle prossime elezioni. E poi i governatori del Nord che premono per avere risposte sulle battaglie più identitarie, a partire da quella per l’Autonomia. La leadership di Salvini resta però salda e il temuto processo al leader è destinato a data da rinviarsi. Assenti i presidenti di Veneto e Friuli Venezia Giulia, Luca Zaia e Massimiliano Fedriga – il primo impegnato nel disastro della Marmolada, il secondo in viaggio all’estero – quella che doveva essere la prima ‘segreteria allargata’ si è risolta in un incontro tra il capo legista e i dirigenti più stretti del partito. Presenti nella sede della Lega anche i ministri Giancarlo Giorgetti ed Erika Stefani. Gli stessi che, insieme ai capigruppo Molinari e Romeo e all’europarlamentare Zanni, hanno poi ‘messo la faccia’ sulla linea da seguire nei confronti dell’esecutivo.

“La Lega è un movimento responsabile che però vuole far presente quelle che sono le proprie idee e posizioni. E’ quindi giusto che, anche all’interno del governo, facciamo sentire la nostra voce”, ha affermato il numero 2 del Carroccio, Giancarlo Giorgetti, al termine del confronto di tre ore. Precisando tuttavia subito dopo che “la Lega farà quel che vorrà quando vincerà le elezioni”. Stefani, da parte sua, ha tenuto a chiarire che “il mandato dei ministri della Lega è in mano a Salvini, non ad altri. È lui che deciderà che cosa fare”. Mentre a puntare il dito contro Pd e Movimento 5 Stelle è stato il capogruppo in Senato, Massimiliano Romeo: “Non siamo noi che poniamo temi divisivi, sono sempre gli altri che lo fanno. Abbiamo un atteggiamento costruttivo, ci sono dei temi che a noi sono particolarmente cari, come i salari, le pensioni, lo sconto benzina e l’autonomia che sono assolutamente aspetti fondamentali. Queste sono le proposte che la Lega fa e che vuole che siano centrali nell’azione del governo”. In mattinata era stato lo stesso Salvini, parlando ai consiglieri e agli assessori lombardi, a lanciare l’ennesimo avvertimento ai compagni di governo: “Se la sinistra insiste con droga libera, la cittadinanza facile e il ddl Zan, faremo vedere di che pasta è fatta la Lega. Ora basta. Le emergenze sono aumento di stipendi e pensioni, sono il lavoro e il taglio delle tasse, sono l’autonomia e la lotta all’immigrazione clandestina. Non altro”.

Toni duri anche da Silvio Berlusconi: “Siamo fortemente preoccupati per le fibrillazioni che vengono scaricate sul governo, in un momento nel quale sono invece necessarie stabilità e dialogo. Provocazioni o prove di forza come la proposta inaccettabile sulla coltivazione domestica e l’uso della cannabis, impuntature come quella sul cosiddetto Ius Scholae creano instabilità e confusione”, ha avvisato il leader di Forza Italia”. L’incontro della Lega al Pirellone è stato anche l’occasione per far quadrato sul bis di Fontana alle regionali del 2023, insidiato dalla disponibilità espressa dalla vice Letizia Moratti a correre per il piano più alto di Palazzo Lombardia. “Tutti indicano me come candidato”, ora “mi aspetto la conferma del centrodestra” ha avvisato il governatore uscente, anche se per il vertice dei leader manca ancora una data. Dopo le voci di stampa su possibili uscite dal gruppo, ai consiglieri regionali Salvini – che per tutto il giorno ha evitato le telecamere – ha chiesto compattezza e progetti che possano rimotivare la base. La colpa delle sconfitte alle amministrative del resto, è stato detto, è da imputare anche all’alto livello di astensionismo. Fuori dalle due riunioni, ufficialmente, sarebbero rimasti i temi del simbolo e del congresso, così come quello della leadership “che non è in discussione”, ha affermato Giorgetti . La data cerchiata di rosso resta il 18 settembre, giorno dell’atteso ritorno del raduno di Pontida dopo lo stop dovuto alla pandemia. “La Lega – ha spiegato un salviniano doc – oggi è tra due fuochi, da un lato il governo, dall’altro Fratelli d’Italia. Pontida sarà un momento di rilancio e di visione per l’Italia, in vista delle politiche del 2023”.

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