Il faccia a faccia rinviato a causa della visita del premier sui luoghi della tragedia della Marmolada

Slitta l’atteso vertice tra il presidente del Consiglio Mario Draghi e il leader Movimento 5 Stelle, Giuseppe Conte. Il faccia a faccia, che doveva tenersi nel pomeriggio di oggi, è viene rinviato a causa della visita del premier sui luoghi della tragedia della Marmolada. Draghi raggiunge in auto Canazei dopo essere rientrato a Verona con il suo elicottero, a causa del maltempo. I tempi inevitabilmente si allungano e il cambiamento di programma consiglia ai due di darsi un nuovo appuntamento per mercoledì 6 luglio alle 16,30. Di conseguenza Conte sospende il Consiglio nazionale del M5s, convocato proprio per fare il punto in vista del faccia a faccia. Queste 48 ore in più rischiano però di portare nuove tensioni al tavolo dei due leader. In Aula a Montecitorio si discute infatti il Dl Aiuti, domani il governo potrebbe porre la fiducia al testo che proprio mercoledì andrebbe votata alla Camera: un testo su cui i cinque stelle continuano a dare battaglia, soprattutto contro le norme che aprono alla realizzazione di un termovalorizzatore a Roma.

Del resto il leader M5S era stato chiaro a maggio scorso: “Sulla norma sull’inceneritore spero non si pensi neppure lontanamente di calare la fiducia”. Il Dl Aiuti era stato appena approvato dal governo senza il voto dei ministri cinque stelle, proprio a causa dell’introduzione della parte sui poteri commissariali sulla gestione dei rifiuti concessi al sindaco di Roma, Roberto Gualtieri. Poteri che gli darebbero la possibilità, come annunciato, di costruire un termovalorizzatore. Ora il decreto è in scadenza è la fiducia è pressoché scontata, vista la pioggia di emendamenti in aula. Anche perché nel mezzo c’è stata una scissione del Movimento, che in commissione si è visto bocciare le proposte di modifica sul tema.Da qui la tensione che anche oggi è palpabile a Montecitorio. I pentastellati intervengono in batteria per dire che “continuiamo a considerare la norma sulla possibilità di costruire l’inceneritore a Roma veramente inaccettabile”, perché “all’interno di questo provvedimento è stata inserita anche una materia che, in realtà, non c’entra assolutamente nulla con gli aiuti alle famiglie, con gli aiuti alle imprese e, quindi, con il nucleo principale di questo provvedimento”, scandisce Francesca Flati. Mentre Marco Bella ricorda che “il Movimento 5 Stelle si oppone all’ipotesi di un mega-inceneritore a Roma perché si tratta di un impianto obsoleto, rischioso per la salute e inquinante. Inoltre neanche i poteri commissariali concessi al sindaco di Roma serviranno a realizzare l’opera entro il Giubileo del 2025, mentre si potrebbero utilizzare questi poteri e questi anni per realizzare gli impianti davvero utili”. Fino alla provocazione di Alberto Zolezzi: “Voglio ricordare che una delle teorie sul nome ‘Montecitorio’ è quella che sostiene che questo luogo si chiamasse Mons Acceptorius storicamente. Mons Acceptorius sembra fosse una vera e propria discarica” e allora facciamolo da queste parti l’inceneritore, se proprio dobbiamo”. Zolezzi attacca pesantemente anche l’assessore capitolino ai Rifiuti Sabrina Alfonsi (“l’assessore Alfonsi deve essere l’assessore all’ambiente, l’ambiente è casa nostra”, ma “più che a casa nostra, forse è l’assessore a Cosa nostra, e questo lo voglio dire chiaramente”), per poi scusarsi: “Mi sono espresso in maniera troppo sintetica e con termini inappropriati” ma “a Roma si rischia di dare spazio al ritorno di poteri occulti e mafie”.

E il problema non è solo il termovalorizzatore. Nel Dl Aiuti “contro il caro energia gli strumenti non sono sufficienti” sottolinea il capogruppo alla Camera Davide Crippa, spiegando che “è finito il tempo degli interventi emergenziali. Bisogna, invece, mettere in campo misure che consentano di limitare il costo dell’energia in maniera strutturale”. Insomma, il clima in casa M5S non appare per nulla sereno. Conte dovrà decidere con i suoi cosa fare in Aula. Il voto di fiducia potrebbe arrivare proprio durante il colloquio con Draghi. Non avere una linea definita – e auspicabilmente condivisa – potrebbe creare imbarazzi e entrambi. 

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