Bufera dopo l'uscita del leader della Lega. Di Maio: "Queste vicende richiedono responsabilità da parte di tutti". Silenzio da Palazzo Chigi

Stasera a Roma, domani chissà. Resta avvolto in un’aurea d’incertezza il possibile viaggio di Matteo Salvini in Russia. Il leader della Lega non scioglie la riserva sulla trasferta, con possibile tappa intermedia a Istanbul. Il coro di critiche piovutogli addosso sembra aver convinto il Capitano a un supplemento di riflessione sull’opportunità di imbarcarsi alla volta di Mosca. “Io stasera sono a Roma, poi valuterò, viste le reazioni isteriche, da parte soprattutto della sinistra – afferma il segretario a margine di evento elettorale a Parma -. Se ci sono le condizioni vado, altrimenti andrò più avanti”. Anche perché, sottolinea, “se devo creare divisioni allora a quel punto uno dice ‘sto con i miei figli’. Già sto affrontando mille complicazioni, se a questo si aggiunge il coro di sottofondo di Letta, Meloni, Renzi, Calenda… Vediamo”. In effetti, la mission di pace che si è intestata Salvini ha innescato una serie di attacchi e puntualizzazioni sia dagli avversari che dagli alleati.

L’irritazione dell’esecutivo trapela ad esempio dalle parole dei ministri Lorenzo Guerini e Luigi Di Maio. Il titolare della Difesa taglia corto preferendo non commentare “ipotesi di viaggi anche abbastanza improbabili”, mentre quello degli Esteri è tranchant: “Il governo non sapeva delle intenzioni di Salvini. Queste vicende richiedono responsabilità da parte di tutti. In un momento così delicato è la postura del Paese in generale che viene rappresentata dalle istituzioni”. Il messaggio dalla Farnesina è chiaro: “Con Putin ci parla Draghi perché si parla fra omologhi e con obiettivi ben specifici. A Salvini consiglio molta prudenza. Andare a Mosca non è una cosa da tour estivo. Ci sarà un motivo se fino ad oggi dell’alleanza occidentale non ci è ancora andato nessuno”. Sottolineatura condita da una stoccata: “Dopo la performance della trasferta in Polonia, andare anche a Mosca…”.

Quello che sembrava un viaggio imminente all’improvviso appare quantomeno in stand-by, tanto che lo stesso Salvini confessa di non avere “certezze” sulla partenza per la Russia. “Ci stiamo lavorando ma non è un weekend a Forte dei Marmi – ricorda -, e soprattutto si fa se serve. A me interessa che tornino a dialogare le parti che adesso si stanno sparando”. “Io sono piccolissimo, ed evidentemnete non vado a nome del governo”, sottolinea evitando di mettersi sullo stesso piano del premier: “Salvini sfida Draghi? No, il mio semmai è un supporto, un rafforzare l’opera del governo, ma non mi voglio sostituire a niente e a nessuno”. Quello che fa, invece, è rispondere al segretario del Pd, Enrico Letta, che ha commentato la possibile partenza del leader leghista con un “va dove dove gli batte il cuore”. “Con una guerra in corso fare battute di dubbio gusto mi sembra non da leader”, pwla replica di Salvini, che rivendica i suoi canali diplomatici: “Sono andato all’Ambasciata ucraina, a quella turca, cinese, ho incontrato gli americani. Chi vedrò se dovessi andare? Qualcuno che può avere voce in capitolo, sicuramente”. Parole criticate ancora oggi da Letta: “Da 100 giorni ci troviamo in un drammatico disastro in cui c’è bisogno di serietà, di impegno. Non c’è bisogno di folklore”.

In Forza Italia l’iniziativa assunta dall’alleato è stata accolta, spiegano fonti azzurre, con “stupore” ma comunque “come una cosa che riguarda un altro partito”. Certo, si sottolinea, “Silvio Berlusconi, che pure ha una certa conoscenza di Putin, non ci ha mai pensato” a volare dallo zar. Il Cav, piuttosto, si è limitato oggi a rivendicare “con orgoglio” il vertice di 20 anni fa di Pratica di Mare che ha dato all’Italia “un ruolo da protagonista nella politica estera” portando allo stesso tavolo Bush e Putin. A prendere le distanze da Salvini c’è poi Giorgia Meloni secondo la quale l’intera vicenda Ucraina “non è materia su cui fare cassa elettorale. Ci sono mille temi su cui si può fare propaganda, ma quando ballano gli interessi nazionali bisogna fare molta attenzione se si è responsabili”. Non esattamente un endorsement, anzi. “Oggi l’unico errore che non dobbiamo fare è dare l’impressione, nell’altra metà campo, che ci si può infilare in alcune crepe di solidità nel fronte – aggiunge la presidente di Fdi -. Noi abbiamo bisogno in questa fase di una postura solida dell’Occidente”

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