Il 27 novembre 1871 si aprì la prima sessione parlamentare a Roma con il discorso della Corona

“Dopo 160 anni dall’Unità permangono gravi diseguaglianze territoriali, economiche e sociali”. Il 27 novembre 1871, nell’aula di Montecitorio, con il discorso della Corona, si apre la prima sessione parlamentare a Roma, nuova capitale d’Italia.

Oggi, a 150 anni da allora, è Roberto Fico a lanciare l’allarme. Il presidente della Camera lo fa nel corso delle celebrazioni in ricordo della prima seduta a Montecitorio. Il Parlamento ha “svolto un ruolo decisivo in tutte le tappe della storia nazionale, contribuendo, malgrado fasi difficili e buie, al consolidamento dell’unità del Paese e alla sua evoluzione istituzionale, economica e sociale. Al tempo stesso – sottolinea – non possiamo oggi dimenticare che molto resta da fare per garantire la reale coesione e solidarietà tra le varie parti del nostro Paese“. Esistono, mette in chiaro, “divari inaccettabili che minano alla radice il senso di comunità” ed è compito delle istituzioni adoperarsi per superarli. “Il Parlamento gioca un ruolo cruciale per rendere più efficace la sua azione ed essere sempre più vicino alle istanze dei cittadini”, mette in chiaro.

Fico ricorda come il Parlamento fu “l’asse portante della costruzione della comunità nazionale dopo l’Unità”. La Camera, in particolare, sottolinea, “consentì il confronto e l’amalgama tra i deputati eletti nelle diverse regioni, un tempo appartenenti a Stati diversi, facendo nascere una nuova classe dirigente nazionale”. Attraverso i lavori parlamentari, fu conseguita progressivamente l’unificazione legislativa del Paese. Poi “la rappresentanza politica rese consapevoli gli abitanti di tutta la penisola di non essere più sudditi ma cittadini, alimentando, anche grazie alla stampa, la formazione dell’opinione pubblica”.

A distanza di 160 anni le Camere, assicura Fico, “mantengono la loro centralità nel sistema democratico del Paese“. Nel Parlamento, dice citando le parole di Sergio Mattarella, “risiede la libertà di un popolo”. “È stato ed è un faro per tutti i cittadini: da qui nasce il senso di appartenenza alle istituzioni e alla comunità. Da qui si costruisce il futuro”, conclude.

Sergio Mattarella seduto tra gli scranni, condivide. Il presidente della Repubblica ascolta ammirato la rappresentazione messa in scena, in aula, dagli studenti dell’Accademia nazionale d’Arte Drammatica ‘Silvio D’Amico’ di Roma. I ragazzi ripropongono il discorso della Corona del 27 novembre 1871 e il discorso di insediamento del Presidente della Camera, Giuseppe Biancheri, del primo dicembre 1871.

E’ infine l’inno nazionale a chiudere le celebrazioni. Per il Capo dello Stato potrebbe essere l’ultima volta nell’aula di Montecitorio, da presidente in carica. A meno che, dagli stessi scranni, non venga scandito ancora il suo nome.

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