Maggioranza Dem: Prima incassano posti, poi attaccano

“Lo stillicidio quotidiano continua, così è molto difficile andare avanti”. La fotografia che, a sera, si fa ai piani alti del Nazareno è quella di un Pd “sotto attacco”. La rottura interna, ormai, è nei fatti. Di nuovo balcanizzate le correnti, e a dimostrarlo, ci sono le accuse incrociate e le ‘difese per procura’ che per tutto il giorno vanno avanti sui social. Base riformista, dopo i ‘segnali di pace’ lanciati nei giorni scorsi dai leader Lorenzo Guerini e Luca Lotti, rompe gli indugi e si posiziona in modo chiaro: “Gestione collegiale non significa portare a casa la vicesegreteria o altri strapuntini, se non ci saranno risposte noi continueremo a fare politica in modo pacato e trasparente, ma usciremo dalla segreteria”, è l’avvertimento che arriva dalla riunione delle truppe. Negli interventi dei parlamentari che si susseguono in assemblea “pesano” le parole pronunciate da Nicola Zingaretti in direzione e quel “rimandare le primarie al 2023”: inaccettabile. “E’ necessario un congresso vero, una discussione franca – esordisce il ministro della Difesa – il Pd non può cedere alla sindrome del ‘fortino assediato’”. Nessun rinvio, quindi. Il confronto dovrà partire non appena la situazione pandemica lo consentirà, magari dopo l’estate. “Noi siamo qui perché crediamo nel Pd. Senza di noi non c’è il Pd. E a chi ci etichetta come ‘ex’ rispondiamo che noi siamo i democratici. Crediamo in un partito plurale, in cui si può discutere liberamente”, insiste Guerini, che rimanda tutto alla prossima assemblea nazionale, in calendario il 13 e 14 marzo. “La sfida dei riformisti oggi non è quella di decidere quali alleanze fare, ma deve essere quella di tornare ad avere una autentica vocazione maggioritaria”, gli fa eco Luca Lotti.

“Base riformista ha incassato ministri e sottosegretari e appena ha finito l’incasso è tornata all’attacco del segretario. Questa è Base riformista”, è il commento sprezzante di un deputato vicino a Nicola Zingaretti. “Lamentano una ‘finta unità’ e decisioni ‘comunicate a cose fatte’ e magari chi lo fa non non ha mai partecipato a nessuna riunione”. Bene che si arrivi a un chiarimento, quindi, visto che così “è impossibile andare avanti”. “Il segretario aveva in mente un Congresso sulla politica previsto dallo statuto. Per ridefinire l’identità del partito e rilanciare un progetto per l’Italia. Una occasione di confronto e apertura al Paese da avviare subito. Base Riformista vuole tutto fermo fino a ottobre, continuare il logoramento e poi le primarie. Non si può stare fermi fino a ottobre con Salvini scatenato e noi bloccati dalle polemiche”, è la convinzione dei parlamentari di maggioranza. Starà all’assemblea nazionale Dem stabilire le regole del gioco. I numeri, a differenza che in Parlamento, in questo caso favoriscono Zingaretti. Primarie nel 2023, con il rischio di uno strappo interno e l’uscita di Base riformista dalla segreteria, o fotografia dei rapporti di forza e nuovo inizio: questo il bivio.

C’è poi il nodo alleanze. La strategia del Nazareno, comunque, non cambia. Il leader partecipa alla direzione regionale del partito. L’ingresso in Giunta di due assessori del M5S è sempre più vicino e Zingaretti si dice “soddisfatto”. “Serve un grande Pd all’interno di alleanza competitiva – è il ragionamento – E’ l’unico modo per salvaguardare sia Roma (nonostante la candidatura della Raggi, puntando su un’alleanza al ballottaggio sul candidato dem) sia alle Politiche”, quando saranno. Perché, questa ormai la consapevolezza nella war room dem, “si voterà con il sistema elettorale attuale, maggioritario, perché Fi si è sfilata dal proporzionale”. Un’alleanza serve, quindi, per non isolarsi e fare solo testimonianza “come fece Renzi”. Certo, le ultime dichiarazioni di Giuseppe Conte non aiutano. “Rivendicare non tanto ‘il populismo sano’ (qualunque cosa voglia dire) ma quello ‘del primo governo’ e guardare al socialismo europeo è un nonsense. Le alleanze sono necessarie ma per il Pd è tempo di ripensare se stesso, per una sinistra che non deleghi niente a nessuno”, twitta Peppe Provenzano (non certo un ex renziano, insomma). C’è poi il sondaggio Swg che fa discutere: con l’ex premier a capo del M5S, gli ‘alleati’ soffierebbero ai dem oltre 4 punti percentuali. Fantapolitica per il Nazareno. “Certo – commentano i zingarettiani – se continuano gli attacchi quotidiani è impossibile non scendere nei consensi. E poi, se era così scarso ed era un errore difender Conte, com’è che ora il M5S balza così in avanti?”.

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