La strategia dell'ex numero uno della Bce per il nuovo esecutivo

Affidarsi solo ai tecnici o creare un mix con i leader politici: questo è il dilemma per il governo Draghi. L’ex presidente della Bce non ha ancora iniziato le consultazioni con i partiti, ma già fioccano gli ‘avvisi’. Il Movimento 5 Stelle, sebbene in maniera confusa e con una strategia discutibile, recapita il messaggio che non accetterà di dare la fiducia a una squadra che non contenga anche qualche protagonista delle forze politiche. Il Pd è fortemente tentato dal seguire Draghi, ma preferisce entrare in questa nuova avventura assieme alla maggioranza del Conte bis, quella con Cinquestelle e Leu. Nel centrodestra, invece, gli occhi sono puntati soprattutto su Forza Italia.

Chiarita la cornice in cui si muoverà il presidente incaricato, resta da capire quale sarà la squadra con cui salire al Colle, per poi presentarsi alle Camere. Ammesso, ovviamente, che si trovi una maggioranza tale da garantire una adeguata agibilità al governo. Se l’opzione resta quella dell’esecutivo tecnico, i nomi circolati nelle ultime ore sembrano resistere. Con l’ex presidente della Consulta, Marta Cartabia, tra i papabili per la figura di ministro della Giustizia. Ruolo per il quale c’è anche la possibilità di richiamare Paola Severino, gradita ai Cinquestelle, forse un po’ meno da FI. All’Economia i rumors sono stabili su Fabio Panetta, membro italiano del board della Bce, uomo di fiducia di Draghi, con il quale la sintonia sarebbe già molto forte. Per il ministero della Salute alte le chance per la scienziata Ilaria Capua, così come resiste la possibilità di avere Carlo Cottarelli al Mise ed Enrico Giovannini al Lavoro. Per il Viminale sono ricorrenti le voci di una conferma di Luciana Lamorgese, allo stesso modo per l’Istruzione non è escluso che rimanga Gaetano Manfredi, magari riunificando il Miur. In alternativa, il nome che circola è quello di Patrizio Bianchi.

L’altro scenario riguarda, invece, il mix tra tecnici e politici. La cosiddetta ‘maggioranza Ursula’, che dovrebbe rispecchiare i dettami del governo Ciampi. In quel caso Draghi dovrebbe accogliere in squadra i leader delle forze che decideranno di appoggiarlo, seguendo sempre le indicazioni del Colle, che chiede “alti profili”. Con questa opzione, al tavolo tornerebbero i Cinquestelle, che possono schierare il ministro degli Esteri uscente, Luigi Di Maio. Smentita, invece, la voce di un dicastero da assegnare a Giuseppe Conte: indiscrezione “destituita di fondamento” fanno sapere da Palazzo Chigi. Per il Pd, invece, la scelta potrebbe ricadere sul vice di Zingaretti, Andrea Orlando, mentre Leu riproporrebbe Roberto Speranza, alla guida del ministero della Salute dal 2019. Anche Italia viva avrebbe, a quel punto, un ruolo nell’esecutivo, ma non è chiaro se Matteo Renzi sarebbe disponibile o se indicherebbe altri vertici di Iv. Se questa fosse la strada scelta da Draghi, l’operazione avrebbe molte più chance di riuscita. Se, poi, alla fine dovesse sganciarsi anche qualche pezzo dalla coalizione di centrodestra, il quadro sarebbe addirittura trionfale.

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