Le ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto hanno appena inviato a Giuseppe Conte una lettera in cui annunciano la volontà di restituire il proprio mandato

Scacco matto. Alla fine la crisi la apre Matteo Renzi. Le ministre Teresa Bellanova e Elena Bonetti e il sottosegretario Ivan Scalfarotto hanno appena inviato a Giuseppe Conte una lettera in cui annunciano la volontà di restituire il proprio mandato, e il leader di Iv si presenta in conferenza stampa. Nessun bluff, adesso le carte sono scoperte. Le dimissioni della delegazione renziana sono sul tavolo e, assicura il senatore di Rignano, “arrivano per fare chiarezza”. Adesso, se le forze politiche vogliono affrontare le questioni aperte “lo facciano, ma senza rinviare ancora. Senza giochi di parole. La democrazia ha delle forme, delle liturgie, e se non vengono rispettate, come accaduto, allora – scandisce – qualcuno deve avere il coraggio di dire anche per gli altri che il re è nudo”.

Le condizioni di Renzi sono chiare: nessuna apertura fatta via Facebook, nessun invito al dialogo lanciato nel corso di una passeggiata sotto palazzo Chigi. Se il presidente del Consiglio vorrà ricomporre i cocci dovrà seguire la grammatica delle istituzioni. Presentarsi al Quirinale o, per lo meno, aprire – senza farlo annunciare per poi mai convocarlo dal 5 di novembre, è il ragionamento – un tavolo politico con le forze della coalizione. Per costruire una ‘visione’ che consenta all’attuale maggioranza di arrivare al 2023. No, quindi, “all’irragionevole e ideologico” stop al Mes; no a un Consiglio dei ministri che discute il 4 notte se aprire le scuole il 7 o l’11 gennaio, mentre poi le Regioni decidono in autonomia; no ad Arcuri supercommissario a tutto; no “all’uso discutibile” della delega ai servizi segreti. L’alt, però, arriva soprattutto per quello che i renziani definiscono ‘il metodo Conte’, fatto di “Consigli dei ministri notturni, decisioni prese all’ultimo minuti e da poche persone, senza veri perché”. Il leader ripete di non avere “alcun veto o pregiudizio” sul professore, ma lascia intendere che – adesso che la crisi è aperta – per risolverla con un Conte ter, il premier in carica dovrà cedere. Cambiare rotta. Sui nomi e sui temi. “Nessuna pregiudiziale sui nomi o sulle formule”, chiarisce, se non l’impossibilità di dar vita a “un ribaltone” con la destra sovranista di Matteo Salvini e Giorgia Meloni.
Se la mancanza di veti vale per Conte, però, mette in chiaro, vale anche per suoi possibili sostituti. “Sia chiaro che sia per questa maggioranza che per una eventuale forma diversa – avverte – non c’è un solo nome per palazzo Chigi. Chi dice ‘o tizio o voto’ è irresponsabile”.

Anche quando le carte sono sul tavolo, quindi, le possibili soluzioni della crisi restano diverse. Un ‘Conte ter’, da far nascere attraverso ‘le liturgie della politica’, rafforzato nella squadra (magari con l’ingresso di Rosato e Boschi) e ‘blindato’ sui contenuti. Un nuovo esecutivo che veda la luce sul perimetro dell’attuale maggioranza con un premier diverso, “costanti” in queste ore i contatti tra Renzi e Dario Franceschini, anche se il Nazareno resta scettico sulla possibilità di riuscire ad avere stabilità con un Dem a palazzo Chigi. Un governo istituzionale: “Siamo pronti a sostenerlo”, assicura il leader Iv, che invece continua a non credere al ritorno al voto: “Non esiste”. Quanto ai responsabili, “se li troverà, aspettiamo Conte in Parlamento e andremo all’opposizione”.

L‘ex ‘rottamatore’, insomma, rilancia e respinge al mittente le accuse di chi lo bolla come irresponsabile per aver aperto la crisi in piena pandemia. “La democrazia o è sempre o non è”, assicura. Nessun imbarazzo, poi, per aver lasciato cadere nel vuoto l’appello rivolto da Sergio Mattarella ai costruttori. “L’appello del presidente della Repubblica a costruire è l’appello più bello degli ultimi mesi, ma non si costruisce sulla sabbia – dice sicuro – Se costruisci nella chiarezza allora vai avanti fino al 2023, altrimenti ogni giorno si riapre la discussione. Prima di iniziare a costruire vogliamo vedere il progetto”. Conte è avvisato.

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