Roma, 21 lug. (LaPresse) – “Ho ricevuto tre telefonate dell’ambasciatore kazako alle quali non ho potuto rispondere. Per questo ho incaricato Procaccini di occuparsi della vicenda. Dopo l’incontro mi disse che il diplomatico chiedeva collaborazione per l’arresto di un latitante. Nulla di più. Nessuno potrà mai dimostrare il contrario”. Lo afferma il ministro dell’Interno Angelino Alfano in una intervista al Corriere della sera, tornando sul caso kazako. Quella dell’espulsione di Alma Shalabayeva e di sua figlia, continua, “è un’operazione che non avrei mai avallato. Ma posso dire che se davvero avessi autorizzato la procedura l’avrei subito ammesso e poi avrei difeso la mia scelta”.

Il titolare del Viminale sottolinea di non aver mai considerato l’ipotesi di un passo indietro: “Ci si dimette – spiega – se si ha qualcosa da rimproverarsi o se non si ha fino in fondo la forza di difendere le proprie ragioni”. In ogni caso, sottolinea, il voto in aula ha chiuso la questione: “Ottenere 226 voti a favore, 55 contrari e 13 astensioni è un risultato che eguaglia sostanzialmente il voto di fiducia al governo. Non sto a guardare l’animus di chi mi ha votato, soprattutto tenendo conto del valore che aveva questa mozione. Posso dire che il tentativo di dare una spallata è fallito”.

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