Rita Rusic: "I miei tre anni e mezzo in un campo profughi"

Il ricordo dell'attrice e produttrice, arrivata in Italia da bambina

"Siamo venuti qui come profughi. Abbiamo fatto tre anni e mezzo nel campo, poi il collegio", Rita Rusic racconta a Storie Italiane su Rai1 il momento più difficile della sua infanzia. Nata nel 1960 a Parenzo in Istria (allora parte della Jugoslavia), si trasferì con la famiglia a Busto Arsizio quando era ancora molto piccola. 

"I bambini - racconta - riescono sempre a essere allegri, perché giocano. Noi giocavamo a raccogliere cicche di sigaretta. Mi ricordo il filo spinato, che non potevamo uscire e che c'era della gente assurda. C'era una mia amica di tre anni, era sempre piena di lividi: il padre la picchiava. Poi, chiaramente, sono stati rimpatriati perché lui era un uomo cattivissimo con la moglie e la bambina. Mi venne la febbre a 41 dalla paura per quest'uomo. Lo vedevo da un buco della porta, era orribile. Non sono posti facili". Un'esperienza dura, quella del campo profughi, che l'ha segnata. "Sono diventata una persona forte e determinata anche grazie a quell'esperienza" tuttavia "a volte è meglio crescere lentamente.", ha detto.

La sua carriera iniziò a 22 quando, nel 1982 venne scritturata per il ruolo di Uraia in Attila flagello di Dio: sul set del film con Diego Abatantuono conobbe il produttore cinematografico Vittorio Cecchi Gori, con il quale è sposata da oltre 20 anni. Dal matrimonio sono nati i due figli Mario e Vittoria per cui ora spera il meglio. "Voglio che siano felici, che facciano una vita che li renda sereni. Tra l'altro, quello che tutti e due non vogliono, è vivere sotto i riflettori, con una vita mediatica così forte", dichiara a Eleonora Daniele.

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