Mezzo secolo di Gucci in Giappone: si festeggia con il foulard solidale

Firenze, 4 feb. (LaPresse) - Quando entrò nella storica boutique Gucci di Firenze tutti lo notarono per l'ammirazione che provava per i prodotti esposti e per l'attenzione che faceva per non rovinarli. A un certo punto, per guardare da vicino un portasigarette d'argento tirò fuori dalla tasca un fazzolettino di seta in modo da non opacizzare con le impronte la sua lucentezza.

Un gesto che colpì molto Vasco Gucci che volle conoscere quel cliente giapponese così speciale. Il suo nome era Choichiro Motoyama e grazie a quell'incontro del 1962 il nome di Gucci divenne uno dei marchi più amati e ricercati del Giappone. Fu infatti proprio grazie a Motoyama, che divenne distributore del marchio per il Sol Levante, che nel 1964 la maison fiorentina aprì il suo primo negozio a Giza, il quartiere del lusso di Tokyo.

A cinquant'anni di distanza, e con molti negozi aperti sia nella capitale che nelle altre grandi città giapponesi, il direttore creativo della griffe Frida Giannini e il presidente e amministratore delegato Patrizio di Marco hanno deciso di rendere omaggio a quella terra che rappresenta ancora oggi, nonostante crisi economica e terremoto, uno dei loro mercati più importanti.

L'Estremo Oriente, si sa, per Gucci ha infatti una vera passione. È il simbolo della moda, del lusso, dell'eleganza. Un abito, una borsa, un paio di occhiali o solamente una cintura con la doppia G, sono il sogno di migliaia di giovani. Un amore che il marchio ricambia da molti anni sostenendo iniziative solidali come il gala di beneficenza organizzato da Hidetoshi Nakata e dedicato al "Revalue Nippon Project" per promuovere lo sviluppo della cultura e della tradizione artigianale giapponese o l'evento promosso nel 2012 dall'attore Kichiemon Nakamura per sostenere l'istruzione dei bambini vittime del grande terremoto del Giappone orientale.

Ma per festeggiare il mezzo secolo ci voleva qualcosa di speciale. Così Frida Giannini ha disegnato una capsule collection che comprende borse, capi di abbigliamento, foulard, scarpe e gioielli ispirati all'iconico motivo Flora, che fece il suo debutto nel 1966, due anni dopo la prima apertura di Gucci in Giappone. Il 100 per cento del ricavato dalle vendite del foulard verrà devoluto interamente all'iniziativa dell'Unesco Association Scholarship - Gucci Scholar in favore dell'istruzione infantile.

Moda, certo, ma anche tanti eventi. Il primo è previsto a marzo e si intitola The House of Artisans che illustrerà le tecniche artigianali impiegate nelle più iconiche borse, calzature, gioielli e foulard di seta del marchio presso il department store Isetan di Shinjuku. Alcuni laboratori creati per l'occasione ospiteranno gli artigiani italiani di Gucci, offrendo una testimonianza unica della storica tradizione manifatturiera del marchio. Successivamente, la House of Artisans si sposterà a Gucci Ginza a luglio e a Hankyu Umeda a Osaka durante il mese di ottobre.

Così quest'anno i giapponesi non si incanteranno solo davanti alla fioritura dei ciliegi, ma anche davanti allo sbocciare di colori e forme della collezione Flora. Con, in più, la consapevolezza di fare una buona azione.

Marco Romani

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