Hollywood, sesso e marijuana: Susan Sarandon senza filtri. E su Trump: "Per interpretarlo in un film servirebbe un bambino"
Hollywood, sesso e marijuana: Susan Sarandon senza filtri. E su Trump: "Per interpretarlo in un film servirebbe un bambino"

L'attrice rilascia una lunga intervista in cui si racconta in tutto e per tutto. Senza risparmiare opinioni e giudizi, da Papa Francesco a David Bowie, passando per Woody Allen

"Quello che esce dalla sua bocca è così ridicolo, così stupido che ogni tanto sono tentata di ridere. Ma sta causando troppi danni e questo lo rende meno divertente. Trump è la caricatura di un fascista. Non penso che si renda nemmeno conto delle sue azioni. Gli importa solo una cosa: stare al centro del palcoscenico di un mondo che non comprende. È terrificante che non sappia mai chi ha di fronte e il suo background. Non ha il senso della storia e non ha il senso del luogo". Durissimo il giudizio sul Presidente degli Stati Uniti espresso da Susan Sarandon a Vanity Fair, che alla leggendaria e prolifica attrice - 160 film compreso uno, La mia vita con John F. Donovan, appena uscito in sala - dedica la copertina del numero in edicola da mercoledì 10 luglio.

Susan, che è ripetutamente finita in galera per le sue azioni di disobbedienza civile, l'ultima volta proprio un anno fa per protesta contro le separazioni dei figli dalle madri migranti, pensa che gli elettori di Trump spesso non si rendano conto della realtà "per un semplice motivo: non esiste più il giornalismo negli Stati Uniti. I giornalisti hanno perso il senso della sfida e lui può dire quello che vuole, può mentire tutto il tempo, senza conseguenze. Sono i giovani la speranza: non guardano i media del mainstream, vivono online ed entrano in contatto con informazioni diverse. Quando voteranno, le cose cambieranno in America". E se Oliver Stone davvero vuol girare un film sul Presidente, "deve trovare un bambino di dieci anni per fare la sua parte. Lui è così, si comporta come un bambino". 

Molto severa anche l'opinione su Woody Allen: "Non lo giudico per i suoi film, anche se li trovo davvero poco interessanti, specialmente gli ultimi. Sto solo parlando dell'uomo e dei suoi comportamenti. C'è una lunga storia alle sue spalle e non ha mai pagato per questo. Mi riferisco al fatto che ha sempre cercato relazioni con donne molto più giovani di lui".

Una parola buona Susan Sarandon ce l'ha, ed è per Papa Francesco: "A differenza del precedente, Ratzinger, lo adoro. Francesco ha davvero cercato di buttare fuori i mercanti dal tempio. Lui si vede come il Papa della gente e si comporta di conseguenza". L'attrice, che è fierissima delle sue radici italiane e che ha vissuto tre anni a Roma (dove, conferma a Vanity Fair, sui gradini di Piazza di Spagna concepì Eva, figlia sua e del regista Franco Amurri), dice che fatica a credere di avere 72 anni: "Sono inverosimili anche per me. Quando mi guardo allo specchio penso: 'Oh, questo è davvero il mio aspetto? Mi sentivo molto più giovane di così'".

Pensa che alla sua età il sesso sia "sempre un'opzione: si può fare, come no". L'ultima marijuana, dice, l'ha fumata "la notte scorsa". L'effetto collaterale dell'età che non le piace ha a che fare col lavoro: "La scocciatura è che in quasi ogni sceneggiatura che ricevo sto morendo o sto aiutando qualcun altro a morire". E se deve tirar fuori dall'album dei ricordi un compagno di set speciale fa il nome di David Bowie, con cui ebbe una storia d'amore dopo aver girato Miriam si sveglia a mezzanotte nel 1983: "Siamo stati tre anni insieme. Considero una fortuna essergli stata così intima. Era un artista che si poneva sempre nuove domande e accettava il rischio della risposta. E un uomo incredibilmente dolce".

È orgogliosa di Dead Man Walking, la storia vera di una suora che si batte contro la pena capitale, ma non per l'Oscar ricevuto nel 1995 (5 le nomination): "Sono stata io a trovare il libro. Ho costretto Tim Robbins (suo ex compagno e padre di due figli, ndr) a farlo. Ancora oggi mi sento con Helen, la suora vera del film. Dopo averla ricevuta, il Papa (Wojtyla, ndr) si pronunciò in modo deciso contro la pena capitale. Molte persone hanno cambiato la loro opinione leggendo il libro o vedendo il film. Questo è il genere di cose che mi commuove". 

A lanciarla, nel 1975, fu il mitico musical The Rocky Horror Picture Show: "Ero amica di Tim Curry. Il giorno del casting stavo lì per caso e mi dicono: 'Perché non provi a leggere?'. E io: 'No, inutile, non posso cantare, ho una fobia per il canto'... I miei agenti m'insultavano: 'Sei pazza, non dovresti farlo questo film". Ero l'unica in quel set ad aver fatto cinema prima... Se davvero pensano a un remake dovrebbero farlo diverso, più dark, più perturbante. L'originale ha cambiato la vita di molta gente. Rocky Horror ha questo in comune con Thelma & Louise: l'idea di libertà". Alla libertà, Thelma e Louise sacrificano la vita, e questo nel 1991 fece scalpore. "Non avevamo la minima idea che il film avrebbe causato un tale putiferio", dice Susan Sarandon a Vanity Fair. "Per tutti noi, stavamo facendo un film di cowboy, solo con camion e donne invece di cavalli e ragazzi. In realtà, senza volerlo e senza saperlo, abbiamo portato allo scoperto ciò che di minaccioso la donna rappresenta per gli uomini. Il desiderio di libertà e d'indipendenza. L'abbiamo capito quando gran parte della stampa ha stroncato il film dicendo che era un'istigazione al suicidio. Strano. Butch Cassidy e Sundance Kid (che nel film con Paul Newman e Robert Redford vanno incontro alla morte, ndr) nessuno li ha mai accusati di questo"

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata