Il 31 agosto 1997 la sua scomparsa, il ricordo di Diana appare più vivo che mai

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Il principe Carlo e Lady Diana

Era la sera del 31 agosto 1997: Diana Spencer e il suo compagno Dodi Al-Fayed, in trasferta a Parigi, salirono su una Mercedes per allontanarsi dal ristorante del Ritz al riparo dagli obiettivi indiscreti dei paparazzi.

L’autista partì all’istante e l’auto, inseguita da un corteo di fotografi, arrivò a percorrere il tunnel sotto il ponte d’Alma. Proprio lì, a un certo punto, l’auto sbandò e finì contro uno dei pali. L’autista, Diana Spencer e Dodi Al-Fayed morirono quasi sul colpo. Si salvò solo la guardia del corpo di Dodi, l’unica a indossare la cintura di sicurezza.

La reazione dell’opinione pubblica alla morte di Lady Diana fu quasi inaspettata: veglie, pianti, commozione e persone incredule che vagavano per le strade di Londra. 

Lady Diana ancora protagonista a 24 anni di distanza

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Lady Diana

24 anni dopo, Lady Diana è ancora protagonista. La sua impronta è rimasta, e si vede nell’approccio oggettivamente molto più accessibile della monarchia inglese nei confronti del pubblico, e nei numerosi progetti di beneficenza di William e Harry. Basti pensare all’impatto mediatico di tutte le iniziative che portano il suo nome, cinematografiche e non: solo pochi giorni fa, una fetta della sua torta nuziale (a 40 anni dal matrimonio) è stata battuta all’asta per quasi 2mila sterline.

Al Festival di Venezia 2021 sarà poi presentato “Spencer“, un film che vede Lady D interpretata da Kristen Stewart e che narra le vicende di un weekend di Natale nel 1991, durante il quale la principessa avrebbe maturato la decisione di voler divorziare dal marito Carlo.

E ancora, nel 2022 tornerà la serie “The Crown“, nella quale il personaggio chiave della quarta e della quinta stagione è sempre Diana. Senza dimenticare il documentarioD. Time” (Il tempo di Lady D”), che contiene filmati d’epoca e numerose testimonianze, realizzato da Rai Documentari e in onda in su Rai 1 questa sera.

È stata ribattezzata come “la regina del cuore della gente”, ma non bisogna dimenticare che Diana è stata anche una “regina di stile”, diventando tra gli anni Ottanta e Novanta un vero e proprio punto di riferimento estetico per milioni di donne. Così come fu in grado di ‘svecchiare’ la monarchia, altrettanto fece con la moda, offrendo per la prima volta alla stampa una visione vera della vita a Corte, fino a metterne quasi a rischio l’esistenza.

Lady Diana e il riavvicinamento della Royal Family al suo popolo 

Roberto Alessi, direttore del settimanale “Novella 2000” e direttore editoriale di “Visto”, nel corso della trasmissione di Canale 5 “Morning News” ha confermato come effettivamente la principessa abbia rappresentato indubbiamente un grosso problema per la casa reale ma “l’ha anche rilanciata in qualche modo, dando trasparenza alla Royal Family. Una trasparenza che prima mancava e sicuramente non voluta, non ricercata, ma che ha ridato slancio alla Famiglia Reale, riavvicinandola al suo popolo”.

Lady D è stata difatti un’iconica interprete del suo tempo, contribuendo a ispirare profondi cambiamenti sociali: da impacciata sposa alle prime esperienze nella casa reale inglese, sbocciò in donna e principessa impegnata nel sociale insieme alle star di Hollywood, fino a diventare la “principessa del popolo” durante gli anni 90.
Sempre pronta a mostrarsi vicina ai sudditi e alla “servitù”, Lady D fu indiscussa pioniera nello sfruttamento della sua celebrità per promuovere importanti cause sociali e umanitarie.

Basta ricordare la battaglia contro le mine anti-uomo, il sostegno ai malati di Aids, ai senzatetto, ai bambini orfani e agli ammalati. Fu la prima a parlare in pubblico e senza veli della sua depressione post partum, delle battaglie private contro bulimia, depressione e ansia, finendo molto spesso sulle prime pagine dei giornali abbracciata a malati di lebbra e di Aids.

La compassione di Diana per gli emarginati e per i meno fortunati culminò con l’incontro (avvenuto il 12 febbraio del 1992) con Madre Teresa di Calcutta, che affermò che Diana per lei era “come una figlia”. Il quotidiano britannico ‘Independent’, a proposito del loro ultimo incontro nel giugno 1997 (morirono entrambe nel 1997, la santa spirò cinque giorni dopo la principessa), raccontò: “Erano due tra le donne più famose della storia, vissute in mondi opposti finanziariamente e socialmente, ma vincolate dal desiderio comune di portare l’amore a un mondo che n’era affamato”.

Lavinia Orefici, autrice del libro “Diana. La principessa del popolo”, ha raccontato a ‘La Repubblica’: “In 36 anni di vita Diana è stata tutto: dalla principessa delle favole alla principessa del popolo, dall’icona fashion alla mamma premurosa, dalla beniamina dei bisognosi alla ribelle di casa Windsor, dalla moglie infelice alla star planetaria. E con la morte, 24 anni fa, il suo mito continua a ingigantirsi perché si può anche sognare su una favola che chissà come sarebbe finita se fosse andata diversamente”.

 
 
 
 
 
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