La fidanzata di Damiano dei Måneskin ha pubblicato un post con una foto post intervento e la speranza di riuscire ad aiutare chi soffre di endometriosi

 
 
 
 
 
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Un post condiviso da Giorgia Soleri (@giorgiasoleri_)

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Giorgia Soleri, Instagram

Giorgia Soleri, la fidanzata di Damiano dei Måneskin, si è sottoposta nei giorni scorsi a un intervento chirurgico per risolvere un problema di endometriosi e adenomiosi e ha subito voluto aggiornare i suoi follower: “Io non sto bene. Ho subito un’operazione. Hanno tolto, tagliato, ricucito, sistemato i danni della malattia accumulati in anni e anni di mancata diagnosi e terapia (che non significa cura, ci tengo a ricordarlo)”.

“Ho tanto dolore” ha raccontato la ragazza, 25 anni compiuti lo scorso 3 gennaio. “Quando passa l’effetto dei medicinali, fatico a respirare a pieni polmoni perché mi sembra di essere un vaso rotto e va bene così, non c’è niente di sbagliato”.

Giorgia Soleri: “Rifarei l’intervento ma non è una passeggiata di salute”

Come già fatto anche poco prima dell’intervento, Giorgia ha cercato di sensibilizzare i follower su questa patologia ma ha anche spiegato che operarsi non è purtroppo considerabile come una passeggiata: “Devo prendermi il mio tempo e dare modo al mio corpo di rimettersi insieme, considerando che era un corpo già estremamente provato e debilitato prima dell’operazione, ma non è una passeggiata… Rifarei l’intervento? Assolutamente si. Però ecco: non è una passeggiata di salute. Siamo tutte diverse e il post operatorio è estremamente soggettivo. Non sentitevi sbagliate se il vostro corpo ha bisogno di più tempo”.

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“Di endometriosi soffre, secondo gli studi, 1 donna su 10 (da studi più recenti pare 1 su 9, ma atteniamoci ai dati piu noti)” scrive poi Giorgia a didascalia dell’ultimo post pubblicato sul suo profilo Instagram. “Ora, facciamo un breve calcolo sui numeri che abbiamo alla mano: su 370.000 persone che mi seguono, il 64% è donna, quindi 236800. Questo significa che circa 23.680 persone tra quelle che mi seguono potrebbero potenzialmente essere affette da endometriosi”.

Poi una conclusione e una speranza profonda: “Se, tramite la mia testimonianza, riuscissi ad aiutare anche solo il 3% di queste donne (a cercare una diagnosi, a sentirsi meno sole, a trovare il coraggio di cambiare medico o di pretendere rispetto da chi non fa altro che invalidare il nostro dolore) significherebbe che circa 700 donne (arrotondando per difetto) potrebbero migliorare o provare a migliorare la loro qualità di vita. Voglio dire, a voi questo sembra davvero poco?”.

 

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