Loredana Bertè racconta alcuni momenti importanti della sua vita e della sua carriera, in attesa di tornare live a fine luglio

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Loredana Bertè

“I concerti mi mancano come l’aria. La mia valvola di sfogo è il palco”. Lo racconta Loredana Bertè che tornerà presto live con “Figlia di… Summer tour”, a fine luglio. E proprio nel suo ultimo brano “Figlia di…”, la Bertè canta: “Ho fatto invidia e ho fatto pena” e ammette: “Alcune fesserie le ho fatte. Sono state discutibili. La più grande. Lasciare la mia carriera per seguire Björn Borg in Svezia”.

Con il campione di tennis, infatti, la Bertè è stata sposata dal 1989 al 1992: “Credevo di farmi una famiglia ma non è andata così”, aggiunge in un’intervista nel corso dell’iniziativa “Artista Day”, organizzato da Corriere e Radio Italia.

Loredana Bertè: “Pancione a Sanremo grande performance, atto di liberazione”

Non si pente, invece, del famoso pancione sfoggiato al Festival di Sanremo del 1986. “Di quello non mi pentirò mai. È stato un atto di liberazione, il grido di emancipazione di una donna. Una donna incinta non è malata, anzi è il momento in cui è più forte, dà vita a un altro essere umano. Quell’esibizione fu come un video fatto dal vivo: un mese di prove a Roma, un balletto in stile Madonna pensato da Franco Miseria, ma tutti parlarono solo della pancia”, ricorda ancora.

E nel video di “Figlia di…” proprio quel momento viene rappresentato con una Chiara Ferragni in versione cartoon, perché “mi piaceva che fosse lei a rappresentare l’emancipazione. La stimo molto: bella, libera e indipendente”.

La Bertè ricorda anche il momento più drammatico della sua vita, in cui ha pensato di mollare, anche la musica, quando se ne è andata la sorella, Mia Martini, nel 1995. “Quando è venuta a mancare Mimì nel 1995 mi sono chiusa in casa a fissare il soffitto per 2 anni. Poi ho incanalato tutto quel dolore sempre e comunque nella musica”, racconta.

Proprio in questi giorni, infine, è uscito ieri il vinile di “Traslocando”, album del 1982 in una versione limitata per il Pride. Sul ddl Zan, Loredana Bertè conclude: “Serve che in Italia si ponga fine alla discriminazione per questioni di orientamento sessuale, di identità di genere o per disabilità. È arrivata l’ora di dire basta”.

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