Don Alberto Ravagnani, sacerdote di Busto Arsizio, prima accusa il rapper di averlo censurato e poi si scusa

Fedez pensava di trascorrere una classica domenica in famiglia. Una giornata con i pargoli Leone e Vittoria e sua moglie Chiara Ferragni.
Una domenica dove rilassarsi, fare qualche stories spensierata e godersi il meritato riposo.

Ma il rapper ha dovuto passare il giorno di festa a discutere con Don Alberto Ravagnani, il prete youtuber di Busto Arsizio da centinaia di migliaia di follower, diventato una webstar nel periodo del primo lockdown grazie ai suoi video.

Don Alberto Ravagnani da Instagram

Don Alberto Ravagnani su Instagram

Fedez da Instagram

Fedez su Instagram

I due da un po’ di tempo erano diventati molto amici. Si scambiavano opinioni e Fedez spesso aveva invitato Don Alberto per un confronto su vari temi. Poi, dopo il discorso di Fedez al concerto del Primo maggio sul ddl Zan, qualcosa comincia a incrinarsi e Fedez dai suoi canali social scrive: “Sto ricevendo un sacco di brutti insulti. Non è un problema, ma mi fa ridere il fatto che derivino da un post fatto da un prete”.

Così oggi, domenica 16 maggio, tra il rapper e il sacerdote monta la discussione su Instagram . Discussione portata avanti tutto il giorno tra botta e risposta perché Fedez avrebbe bloccato sul social Don Alberto come si legge sul post del sacerdote: “Bloccato. Che per le dinamiche dei social significa ‘fatto fuori’. Peccato, io non ce l’avevo assolutamente con lui. Ma per dialogare bisogna essere in due: evidentemente non vuole farlo. Fedez, io però rimango amichevole e disponibile”. Insomma Fedez, a sentire il giovane prete bustocco, sarebbe passato da censurato a censore.

Il rapper conferma il blocco su IG, ma spiega le ragioni: “Trovo francamente bizzarro accusare di censura una persona che ti ha dato tanto spazio sui suoi canali per esprimere le tue idee, che considero aberranti e non sempre in linea con il mio pensiero. Ti ho sempre ospitato nei miei Podcast e sul mio canale Twitch, nonostante le diverse opinioni sul sesso prima del matrimonio, sul preservativo, sull’aborto e sui matrimoni gay. Ti ho fatto conoscere a tante persone e ti ho permesso poi di dire cose anche false. Però sei sempre stato libero di poterlo dire, sarai comunque sempre libero di poterlo dire”. E poi ha aggiunto: Don Alberto ha fatto un post perché l’ho bloccato su Instagram. Sostiene che bloccare una persona su Instagram equivalga a censurarla”.

Fedez “asciugato” da Don Alberto

Di risposta Fedez ha replicato con un po’ di ironia ma anche un po’ d’irritazione: “Il ban non è censura. Ti ho bloccato perché… mi asciugavi un pochino. Mi hai tempestato di messaggi, anche offensivi… preferisci cavalcare l’onda con un post su Instagram invece di scrivermi su Whatsapp. Ma se ti fosse interessato così tanto avresti potuto chiamarmi. Hai il mio numero e ti ho sempre risposto”.
Infine risponde all’accusa di essere un censore: “Un’altra cosa che trovo divertentissima è essere accusato di censura da un uomo che rappresenta la più grande macchina di censura della storia dell’umanità, cioè la Chiesa”.

Don Alberto, il prete social di Busto Arsizio, ha poi così risposto: “Tempo fa a Fedez ho mandato un messaggio, lui mi ha risposto con due e io gliene ho mandato un altro cui lui mi ha risposto e poi era finita lì. Qualche settimana dopo sono stato bloccato, cosa che non ritengo corretta”.

Don Alberto Ravagnani sempre tramite stories ha proseguito: “Non condivido il fatto che Fedez abbia trasceso, spostando la questione sulla Chiesa e sulle mie affermazioni. Ha smesso di seguirmi, ma è finita lì. Ora, dopo diverse settimane, mi ha bloccato. La Chiesa e le mie idee non c’entrano con questo fatto. È liberissimo di bloccarmi, ma segnalo una certa incoerenza. Io sono aperto e disponibile al dialogo sempre, non a periodi alterni. E il dialogo si fa sempre in due. Se io non posso parlare, non c’è dialogo. Il fatto che la mia mentalità possa essere diversa da quella di Fedez non dovrebbe essere un problema. Lo diventa se si impedisce a chi la pensa diversamente di dire la propria o non lo si ascolta. Così la diversità non diventa ricchezza, come invece potrebbe e dovrebbe essere”.

Il sacerdote ha concluso: “Fedez mi ha giustamente criticato per l’uso improprio del termine ‘censura’ e quindi mi scuso e mi rimangio quella parola perché in effetti la censura è ben altro, ma il senso rimane. Mi sono sentito ‘censurato’, tra mille virgolette, perché mi ha tolto la possibilità di avere un dialogo con lui e questo mi è dispiaciuto”.

 

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata