Sanremo, Baglioni: "Se il Festival vuole essere popolare, togliamo le giurie: solo televoto"

Il direttore artistico non esclude una terza edizione del Festival condotta da lui. Ma ancora non si sbilancia: "Ora ho bisogno di ombra"

Togliere la giuria d'onore e il voto della sala stampa e lasciare che siano solo gli spettatori a esprimere le proprie preferenze. Questo il cambiamento radicale nella decisione del vincitore al Festival della canzone italiana proposta da Claudio Baglioni dopo le polemiche per la vittoria di Mahmood a Sanremo 2019: il televoto infatti (che vedeva il cantante terzo con solo il 14,1% della preferenza e premiava invece Ultimo con il 46,5% seguito da Il Volo con il 39,4%) è stato ribaltato dalla sala stampa e dalla giuria d'onore. "O il Festival diventa di nuovo deciso da giurie ristrette di addetti ai lavori, o questa mescolanza rischia di essere discutibile", ha dichiarato Baglioni. "Se il Festival volesse essere una manifestazione popolare - ha chiarito il direttore artistico - potrebbe essere gestita solo dal televoto". 

Una decisione che potrebbe essere nelle mani del cantautore se dirigerà il Festival anche nel 2020. Una scelta che spetta soltanto a lui, dal momento che la direttrice di Rai1 Teresa De Santis si è dichiarata aperta alla possibilità di affidare Sanremo a Claudio Baglioni per il terzo anno consecutivo: "Dipende molto da lui, di quello che ha voglia di fare. Io lo conoscevo come artista, questa settimana durissima mi ha fatto apprezzare in maniera enorme il suo perfezionismo, l'attenzione, la lucidità e la bravura".

Baglioni, dal canto suo, non si sbilancia durante la conferenza stampa in cui ha ricevuto dal sindaco Alberto Biancheri il premio Amico di Sanremo "per il coraggio dimostrato in questo Festival, perché abbiamo dato più visibilità ai ragazzi". "Il lavoro da fare ci sarebbe, e mi piacerebbe anche farlo", ha ammesso il cantautore. "Però - ha continuato - non ne ho la minima idea. Certe volte il troppo stroppia, anche se è bello. Ho tanto bisogno di ombra, me ne tornerò nell'ombra per riaccendere i riflettori quando tornerò al mio percorso individuale". Nonostante ammetta che "il lavoro del Festival l'abbiamo vissuto con serenità e con pochissimi momenti di nervosismo", c'è comunque la necessità di staccare per un po'. "Mi sono volontariamente separato dalle cose extra festivaliere, - ha spiegato - perché la tensione poteva essere eccessiva e sarebbe andata a danno della macchina. Quando si assume questo ruolo ci si deve spersonalizzare. Ho creato una zona di silenzio, altrimenti non si sarebbe potuto lavorare".

Poi fa i complimenti a Mahmood e sottolinea alla stampa che non è corretto rimarcare la sua origine italo-egiziana: "È un ragazzo italiano, non credo il trattino sia appropriato in questo caso". Baglioni si ferma a ripensare ai suoi primi anni di notorietà: "Quando per la prima volta ebbi sensazione che qualcosa era accaduto nella mia vita è quando una mia canzone entrò in classifica, mi ero iscritto di nuovo a architettura. Questo piccolo grande amore era entrata al secondo posto in classifica e io cominciai a girare per le strade e dicevo: dietro quella finestra c'è qualcuno che mi conosce. È una condizione stranissima quella della notorietà, ti conoscono persone che non conosci. Credo che a Mahmood si sia infilato un ciclone nella sua vita, avrei voluto essere dentro il suo cuore perché sono emozioni grandissime". 
 

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