Yemen nel caos: dopo giorni di scontri premier e presidente danno dimissioni

Sanaa (Yemen), 22 gen. (LaPresse) - Si complica sempre di più la situazione in Yemen. Dopo l'accordo raggiunto ieri tra le autorità e i ribelli sciiti Houthi sugli emendamenti da apportare alla bozza di Costituzione, che avrebbe dovuto portare a un allentamento delle tensioni, oggi la situazione è nuovamente precipitata. Nel pomeriggio il governo guidato da Khaled Bahah, con una formazione per lo più di tecnici, ha presentato le dimissioni al presidente Abd-Rabbu Mansour Hadi. Poco dopo quest'ultimo, in carica dal 2012, ha a sua volta presentato le dimissioni, respinte per ora dal Parlamento.

SESSIONE URGENTE PARLAMENTO. Intanto, il presidente del Parlamento Yahia al Raie ha convocato per sabato una sessione urgente dell'Assemblea, per prendere una decisione definitiva sulle dimissioni del capo di Stato. Lo ha riferito all'agenzia di stampa spagnola EFE una fonte parlamentare, spiegando che il presidente della Camera dei deputati "non ha il potere" da solo di accettare le dimissioni, per cui serve un voto.

LE MOTIVAZIONI DI HADI. "Ho sostenuto la responsabilità della presidenza dal 25 febbraio 2012, ma dagli eventi del 21 settembre 2014, che hanno colpito il processo di transizione politica, non sono più in grado di raggiungere l'obiettivo per cui venni eletto", ha spiegato Hadi nella sua lettera di dimissioni, in cui punta il dito contro altri partiti che "si sono rifiutati di assumersi la responsabilità di portare lo Yemen fuori dalla crisi politica".

L'AVANZATA HOUTHI. Da lunedì il Paese è tornato in una spirale di violenze che ha già provocato diversi morti. Nella capitale Sanaa sono scoppiati scontri tra i ribelli e le forze governative, in seguito ai quali gli Houthi hanno preso dapprima il controllo della televisione e dell'agenzia di stampa statali. Martedì le milizie sono entrate nel palazzo presidenziale, quindi hanno assediato la residenza di Hadi. Ieri sera sembrava essere arrivata la svolta, con l'accordo secondo cui il presidente accettava di soddisfare le richieste del gruppo sciita che chiedeva di emendare la bozza di Costituzione. Secondo l'accordo siglato, gli Houthi e il movimento Herak, che insiste nel chiedere l'indipendenza delle regioni del sud, avrebbero il diritto di nominare i loro rappresentanti in tutte le istituzioni del governo, come previsto dagli accordi di pace e collaborazione firmato il 21 settembre 2014. Gli scontri di quei giorni erano costati la vita a centinaia di 200 persone.

RIBELLI ACCOLGONO CON FAVORE DIMISSIONI. E se questa mattina sono riaperti il porto e l'aereoporto di Aden, nel sud del Paese, i miliziani non hanno abbandonato le proprie postazioni all'esterno del palazzo presidenziale e della residenza privata di Hadi. In serata, i ribelli hanno ben accolto la presentazione delle dimissioni da parte del presidente. Si tratta di "una buona notizia per tutti gli yemeniti", ha scritto su Twitter uno dei capi del movimento sciita, Abu al-Malek Yousef al-Fishi, che poi ha proposto la formazione di un consiglio presidenziale che includa rappresentanti "rivoluzionari e politici", in cui siano rappresentati esercito, forze di sicurezza e comitati popolari, "in modo che tutti partecipino alla gestione di quel che resta del periodo di transizione".

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