Voto contestato in Russia, oltre 400 arresti tra Mosca e S.Pietroburgo

Mosca (Russia), 6 dic. (LaPresse/AP) - La polizia russa ha arrestato circa 300 attivisti in seguito alle manifestazioni a Mosca contro le elezioni parlamentari del fine settimana, vinte dal partito del primo ministro Vladimir Putin con circa il 50% dei voti, ma su cui pendono accuse di irregolarità. Anche a San Pietroburgo sono stati eseguiti circa 120 arresti. Ieri, diverse migliaia di persone hanno protestato nella capitale per contestare lo svolgimento del voto e i risultati elettorali. Si è trattato di una delle manifestazioni di dissenso più ampie degli ultimi anni, poi interrotta dalla polizia. Dopo gli arresti, alcune centinaia di manifestanti hanno marciato verso la Commissione elettorale centrale, nei pressi del Cremlino, ma sono stati fermati dalla polizia e portati via su alcuni bus. Secondo le stime, ha partecipato alla protesta un numero compreso fra 5mila e 10mila persone, al grido "Russia senza Putin".

In piazza a Mosca c'erano anche circa 400 membri del Partito comunista, secondo nei conteggi con circa il 20% delle preferenze, che hanno voluto esprimere la propria indignazione. "Anche rispetto al voto del 2007 - ha commentato Yevgeny Dorovin, membro del Comitato centrale del partito - in questo caso, le violazioni delle autorità e degli organismi governativi che controllano il lavoro delle organizzazioni elettorali a tutti i livelli sono state palesi e spudorate".

Oltre alle formazioni politiche di opposizione, ieri è stata anche l'Osce, ('Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa), a sollevare dubbi sulla regolarità delle operazioni di voto. Le elezioni, ha spiegato, sono state segnate da una convergenza tra lo Stato e il partito Russia Unita, ma anche da una competizione politica limitata, da una mancanza di imparzialità e da numerose violazioni ai seggi. "Per me, questa elezione è stata un gioco in cui solo ad alcuni giocatori è stato permesso partecipare", ha detto Heidi Tagliavini, capo della missione di osservatori dell'ufficio Odihr (istituzioni democratiche e diritti umani) dell'Osce. Questo "non ha creato le condizioni per una competizione elettorale giusta. Servono cambiamenti perché la volontà del popolo sia rispettata", ha aggiunto invece Petros Efthymiou, coordinatore della missione Osce.

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