Vertice Ue, chiusa seconda giornata. Renzi a Merkel: Non diteci che donate il sangue all'Europa

Dal nostro inviato Fabio De Ponte

Bruxelles (Belgio), 18 dic. (LaPresse) - "Non potete raccontarci che state donando il sangue all'Europa, cara Angela". E' tutta in questa frase la due giorni di vertice europeo del premier Matteo Renzi. Il capo del governo italiano l'ha pronunciata stamane, rivolto alla cancelliera Merkel, nel corso della sessione sull'unione economica e monetaria, alludendo all'acquisto degli aeroporti greci da parte di aziende tedesche durante la crisi del debito. A dividere Roma e Berlino sono tanti dossier. In particolare la questione delle garanzie sui depositi, argomento sul quale Renzi - nel pieno delle polemiche sul salva-banche - è particolarmente sensibile.

"SOLO DOMANDE". "Sono intervenuto non soltanto una volta - spiega in conferenza stampa, smorzando i toni - ponendo domande e quesiti alla cancelliera. Ne ho fatti diversi, dagli aeroporti greci, fino all'unione energetica e North Stream, dalle impronte digitali all'unione banciaria. Ho domandato se la posizione della Germania sui depositi è chiusa o meno. E' stato il momento forse meno conflittuale della discussione". "Ho fatto delle domande - aggiunge - questo è tutto tranne che un attacco alla Germania. Non ho attaccato la Germania e non la attaccherò mai". La Merkel da parte sua, resta piuttosto ferma però e, nel corso della sua conferenza stampa, ha risposto seccamente che "non c'è spazio per la mutualizzazione degli sforzi".

IL NORTH STREAM. Roma e Berlino insomma appaiono su posizioni molto distanti. Tra i motivi di divisione c'è anche la Russia, sulla quale, oltre al tema delle sanzioni, si è aggiunta la questione del gas: da un lato il raddoppio del gasdotto North Stream, che dovrebbe collegare la Russia alla Germania attraverso il Mar Baltico. Un progetto che, nonostante la linea dura di Berlino sulle sanzioni, non ha ricevuto alcuno stop. Dall'altro il South Stream - destinato a portare il combustibile russo fino in Puglia passando per il Caucaso - che invece è rimasto fermo, ufficialmente a causa di un bando di gara in Bulgaria che violava le regole del mercato unico limitando l'accesso solo alle aziende bulgare. Ostili al primo progetto, quello tedesco, i Paesi Baltici, contrari a lasciar fuori l'Ucraina dal flusso del gas verso l'Europa.

DOPPIOPESISMO. "Un anno fa - ha ricordato Renzi - si è detto no al South Stream, con una scelta che ha creato un contenzioso pazzesco, per esempio per la Bulgaria". A fronte di questo, improvvisamente e alla chetichella, si fa passare il principio del raddoppio del North Stream. Ho chiesto all'ambiasciatore di attendere a dare l'ok al rinnovo automatico delle sanzioni alla Russia" - prevista una proroga di sei mesi, in attesa dell'applicazione degli accordi di Minsk - "e ho detto 'vorrei discuterne'. E' partita una bella discussione".

LA MERKEL FERMA. "La discussione era - ha spiegato - tra chi diceva, come la Germania, che fosse solo un accordo commerciale e chi riteneva che invece fosse una questione politica". Anche in questo caso la cancelliera non si è spostata di un millimetro: "è un affare economico", ha ribadito in conferenza stampa, aprendo soltanto all'idea di non escludere l'Ucraina dalla cosa, venendo così incontro alle preoccupazioni dei vicini nordorientali e alle obiezioni del Presidente del Consiglio Ue Donald Tusk che - da polacco sensibile al tema - le ha raccolte.

PROFUGHI. Ma le divisioni ci sono anche sui profughi: la Germania è tra i Paesi che più tirano le orecchie all'Italia, colpevole di non aver aperto gli hotspot e di non aver registrato tutti i migranti in arrivo. La Merkel ha organizzato ieri un pre-vertice dedicato al problema dei ricollocamenti con nove Paesi Ue più la Turchia, al quale l'Italia non è stata invitata. Renzi ribatte alle accuse annunciando che entro fine anno l'Italia aprirà altri due hotspot, arrivando così a tre sui sei previsti per il nostro Paese (a cui si aggiungono i cinque ipotizzati in Grecia) e così facendo rivendica: "Abbiamo realizzato il 50% dei nostri impegni mentre appena lo 0,2% è stato realizzato sulla relocation. Chi è in ritardo è l'Europa e non l'Italia, i dati dicono questo".

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