Venezuela, Maduro chiude campagna elettorale con Maradona a Caracas

Caracas (Venezuela), 12 apr. (LaPresse/AP) - Finale di campagna elettorale con Diego Armando Maradona per il candidato chavista alle presidenziali del Venezuela, Nicolas Maduro. Con tanto di camicia rossa, classico simbolo dei sostenitori del defunto presidente Hugo Chavez, il Pibe de oro ha firmato palloni e li ha calciati tra la folla riunita in centro a Caracas nella notte di ieri. Maradona, campione del mondo con la nazionale argentina nel 1986, si è sempre detto grande sostenitore di Chavez. Le elezioni, necessarie dopo la morte del presidente bolivariano avvenuta il 5 marzo dopo una lunga malattia, si terranno domenica e vedranno Maduro battersi contro il principale sfidante, il candidato dello schieramento di centrodestra Henrique Capriles.

PAPPAGALLI NEL SEGNO DI CHAVEZ. La capitale ieri si è trasformata in una vera marea di camicie rosse a sostegno del candidato del Partito socialista unito del Venezuela, con centinaia di migliaia di persone che ballavano, bevevano birra e accendevano petardi. Maduro si è presentato con due pappagallini vivi sulle spalle, segno che il cinguettio è veramente diventato simbolo della campagna, dopo che il candidato bolivariano ha raccontato di aver avuto la benedizione di Chavez attraverso un uccellino che è volato nei giorni scorsi sopra la sua testa in una chiesa di Barinas, città natale dell'ex capo di Stato.

SONDAGGIO: MADURO AL 55%. Maduro, attuale presidente ad interim, ex ministro degli Esteri, sindacalista ed ex autista di autobus, rimane largamente favorito. Un recente sondaggio realizzato da Datanalisis per Credit Suisse e altre compagnie private, rivela che il presidente ad interim è in vantaggio con il 55% delle preferenze. Un buon vantaggio, benché ridotto rispetto al distacco di 14 punti percentuali che aveva poco dopo la morte di Hugo Chavez. L'indagine, condotta per Credit Suisse e altre aziende private, è stata realizzata tra il primo e il 5 aprile, e i dati sono stati resi noti ieri: 1.300 le persone intervistate e un margine di errore del 3%.

L'EREDITA' POLITICA. In seguito alla morte di Chavez, Maduro è riuscito a trarre consensi dalla forza popolare che si è dimostrata vicina al presidente e ha creato fiumi di persone alla camera ardente tenuta aperta diversi giorni. Il candidato alla presidenza ha puntato sui programmi sociali dedicati alle fasce più povere della popolazione, per garantire casa, cibo a prezzi economici, assistenza sanitaria e altri servizi. Ha invocato Chavez incessantemente, iscrivendosi anche a Twitter, il social network preferito del suo mentore. Ieri sera, nel comizio finale, ha portato con sé il programma del mandato di Chavez, mai terminato a causa della morte, e ha ribadito quali sono i suoi obiettivi. "Non sono qui perché sono ambizioso, non ho mai aspirato a nulla. La mia unica aspirazione - ha dichiarato - è vedere il mio Paese camminare sulle sue gambe. Non riesco a ricordare un giorno della mia vita in cui non abbia lavorato per Chavez".
SIMBOLO DELLA CLASSE LAVORATRICE. E che l'eredità del presidente sia fondamentale per il futuro lo dimostrano i sostenitori di Maduro. Votare per il presidente ad interim, ha spiegato Efren Perez, ispettore della compagnia elettrica statale, guardando la folla in festa, "è un ordine che ci è stato dato, per un uomo che ha onorato i poveri, che ha creato questa vita. Perché voteremo Maduro? Perché è un'eredità, una missione, un ordine". Dopo aver vissuto anni all'ombra di Chavez, l'ex sindacalista ha iniziato a costruirsi un'immagine propria e molti lo identificano con la classe lavoratrice. "Il problema - commenta ancora Perez - è che l'oligarchia, la borghesia, odia il fatto che lui, un lavoratore, un autista di bus, sia il presidente virtuale del Venezuela".
CAPRILES: SE VOLETE FUTURO CAMBIATE GOVERNO. Dal canto suo, durante la campagna, Capriles ha puntato principalmente sulle carenze del governo in materia di sicurezza, mancanza di cibo, alta inflazione e frequenti blackout elettrici. "Se volete un futuro - ha dichiarato nell'ultimo comizio - dobbiamo cambiare il governo, darvi l'opportunità di un progetto differente". Il governatore dello Stato di Miranda, che ha chiuso la sua campagna negli Stati occidentali di Apure e Lara, si è detto convinto che la gigantesca folla riunita da Maduro a Caracas sia stata possibile solo perché il governo ha chiuso gli uffici pubblici e mandato i dipendenti statali alla marcia. "Siamo in presenza di un brutale uso delle risorse statali per mobilitare migliaia di persone da tutto il Paese verso Caracas. Ciò che conta è quello che accadrà domenica, quando il voto metterà fine a questo abuso di potere", ha affermato Carlos Ocariz, direttore della campagna di Capriles. Ma i partecipanti alla marcia, tra cui molti studenti universitari, giurano che nessuno li ha costretti a manifestare e difendono con forza il movimento chavista.

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