Usa, ultimo discorso di Obama su stato Unione: Ottimismo, Paese è forte
Il presidente ha poi bacchettato i candidati repubblicani alla sua successione per la retorica anti-islam

Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha pronunciato il suo ultimo discorso sullo Stato dell'unione, in cui ha sottolineato la grandezza degli Stati Uniti, lanciando un segnale di ottimismo per il suo ultimo anno in carica. Ma in cui ha anche bacchettato i candidati repubblicani alla sua successione per la retorica anti-islam e accusato le voci più critiche (come Donald Trump, che non ha mai nominato) di agire a favore dello Stato islamico. Parlando al Congresso, prima di lasciare l'incarico il prossimo anno, Obama ha definito "fiction" le affermazioni di chi dice che gli Usa sono in declino economico o si stanno indebolendo sulla scena internazionale. Il suo discorso è una delle ultime possibilità di catturare l'attenzione di milioni di americani, prima delle elezioni dell'8 novembre in cui sarà scelto il nuovo presidente, in carica dal prossimo gennaio.

SCHIAFFO A TRUMP. In uno schiaffo diretto, rivolto candidato del Gop alla nomination per le presidenziali Donald Trump, Obama ha detto che insultare i musulmani colpisce gli Stati Uniti e "tradisce" la loro identità. "Quando i politici insultano i musulmani, ciò non ci rende più sicuri", ha affermato, scatenando l'applauso dei deputati. "E' semplicemente sbagliato. Ci sminuisce agli occhi del mondo, rende più difficile raggiungere i nostri obiettivi", ha sottolineato. Non ha mai menzionato apertamente il repubblicano, che in passato ha sollevato un polverone chiedendo il divieto ai musulmani di entrare negli Usa e di costruire un muro al confine con il Messico per fermare gli immigrati illegali.

OTTIMISMO. Forte la dichiarazione di fiducia sul futuro: "Credo nel cambiamento perché credo in voi", ha detto Obama nelle ultime frasi, acclamato da una standing ovation. "Ecco perché sono qui, fiducioso come non mai che lo stato della nostra Unione sia forte", ha continuato. "Espongo una visione della nostra economia che è ancora più forte, il nostro Paese è ancora più sicuro e la nostra unione è ancora più perfetta. Perché con un anno ancora di mia presidenza, sono ancora infiammato e pronto ad andare", ha detto. "Più di 14 milioni di posti di lavoro, quasi 18 milioni di persone con copertura sanitaria... insieme, ci siamo spinti fuori dalla crisi di ieri per metterci su una via più forte domani", ha aggiunto.

ISLAM. Ammettendo che al-Qaeda e Stato islamico rappresentano una minaccia per gli americani, ha detto che paragonare la lotta contro i militanti alla Terza guerra mondiale vuol dire dare loro ciò che vogliono. Anche se l'esercito americano resta "il più forte", ha sottolineato. "Masse di combattenti sul retro di pickup, anime contorte che complottano in appartamenti o garage: rappresentano un enorme pericolo per i civili, devono essere fermati. Ma non minacciano la nostra esistenza nazionale", ha dichiarato. Sempre in merito alla politica estera, ha aggiunto che gli Usa non possono agire come poliziotti del mondo: "Non possiamo occuparci e ricostruire ogni Paese che entra in crisi, anche se è fatto con le migliori intenzioni. E' la lezione del Vietnam, è la lezione dell'Iraq, e dobbiamo ormai averla imparata".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata