La carovana dei migranti al confine Messico-Usa
Usa, scontro sul muro di Trump. Ultime ore per un accordo

Repubblicani e democratici stanno trattando. I dem sarebbero disposti ad arrivare a 1,3/2 miliardi contro i 5,7 chiesti da Trump ma chiedono di ridurre al minimo il carcere per i migranti irregolari. Entro oggi l'intesa o venerdì partirà un nuovo shutdown

La trattativa tra democratici e repubblicani per evitare il ritorno dello shutdown dell'amministrazione pubblica Usa è arrivata a un punto di stallo. La "deadline" per approvare un'intesa è venerdì 15 (ultimo giorno delle tre settimane di sospensione chiesto e ottenuto dalla speaker della Camera Nancy Peolosi), ma per votarlo entro venerdì, è necessario che oggi si raggiunga un testo di accordo. E la situazione sembra tutt'altro che facile. 

Il senatore repubblicano dell'Alabama Richard Shelby (una sorta di capogruppo Gop nel comitato di 17 parlamentari repubblicani e democratici impegnati nelle trattative) ha detto che ci sono 50 probabilità su 100 di farcela per oggi. Sul tavolo ci sono sempre i 5,7 miliardi di dollari che Trump pretende per costruire il muro con il Messico. I democratici sono disposti ad arrivare al massimo a 1,3/2 miliardi per rafforzare il sistema di sicurezza "Se vuole, poi, Trump può chiamarlo muro" ha detto Nancy Pelosi).

I democratici, in cambio, chiedono la limitazione a 16.500 dei posti (letti) di detenzione per le violazioni commesse dai migranti, in modo che la detenzione possa riguardare solo chi ha commesso veri reati e non finisca in galera chi ha superato i limiti del visto. Ma i repubblicani non ci stanno. Trump non aiuta con dichiarazioni come questa: "Tanto lo so che i dem che trattano non hanno mandato per chiudere l'accordo". O come il tweet qui sopra in cui accusa i democratici di "irrazionalità" e di voler evitare la galera agli assassini.

U.S. President Donald J. Trump departs the White House for Walter Reed National Military Medical Center to receives his annual physical exam February 8, 2019 in Washington, DC. DC.Photo by Olivier Douliery/ABACAPRESS.COM

Oggi è l'ultimo giorno buono per un'intesa senza la quale, venerdì prossimo ripartirebbe lo shutdown. Tutti (compresi i repubblicani) temono che Trump arrivi alle estreme conseguenze e decida di mettere mano alla "dichiarazione di emergenza" che rappresenterebbe un vero e proprio scavalcamento del Congresso. Alcuni, più ottimisti, affermano che mentre in pubblico Trump fa la voce grossa sul muro, in privato dimostra di aver compreso di essersi messo in un vicolo cieco e di essere pronto a qualunque onorevole via d'uscita. Un'ipotesi riguarderebbe il ritiro di seimila uomini della Guardia Nazionale che controllano il confine data "l'impossibilità" di proteggerli. Se, comunque, Trump arrivasse a "prendersi" il muro attraverso una dichiarazione di emergenza nazionale. i democratici sono decisi a citarlo in giudizio e a portare l'eventuale provvedimento all'attenzione della Corte Suprema.

Questa sera, Trump ha convocato una manifestazione a El Paso, la grande città di confine. La sua idea è di utilizzarla come esempio di sicurezza: El Paso, infatti ha un confine blindato. Il presidente afferma che è questa la ragione del buon livello di sicurezza raggiunto dalla città. Gli risponde con un tweet (in cui lo accusa di essere un bugiardo) e gli ricorda che El Paso è diventata una città sicura molto prima che fosse costruito il muro al confine.

 

In questo quadro di assoluta incertezza, la Pubblica amministrazione Usa si prepara a un nuovo periodo di shutdown che potrebbe scattare venerdì prossimo.

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