Usa, rapporto senato: Torture Cia non portarono a uccisione bin Laden

Washington (Usa), 10 dic. (LaPresse/AP) - I duri interrogatori della Cia non hanno portato all'uccisione di Osama bin Laden. E' quanto si legge nel rapporto della commissione intelligence del Senato Usa sulle tecniche di tortura usate dalla Cia, diffuso ieri. Dopo che i Navy Seal hanno ucciso bin Laden nel 2011, alti funzionari della Cia avevano detto in segreto ai parlamentari che le informazioni raccolte dagli interrogatori brutali avevano avuto un ruolo chiave in quello che è stato uno dei più grandi successi dell'agenzia. L'allora direttore della Cia ha ripetuto l'affermazione in pubblico, che è stata anche rappresentata in un film dedicato all'operazione, 'Zero Dark Thirty'. Nel film un detenuto rivela l'identità del corriere di Obama dopo le torture subite in un centro segreto di interrogatori della Cia. Tuttavia il rapporto del Senato, che cita ampiamente documenti della Cia, afferma che la storia della Cia non è vera. Funzionari dell'agenzia non sono d'accordo e continuano a sostenere che i detenuti sottoposte a queste tattiche hanno fornito dettagli cruciali. Il corriere di bin Laden si chiamava Abu Ahmad al-Kuwaiti. Bin Laden viveva nel complesso familiare di al-Kuwaiti, quindi rintracciare il corriere era fondamentale per trovare il leader di al-Qaeda. Tuttavia in una sezione del suo rapporto, di 14mila parole, lo studio del Senato contesta la versione della Cia.

"Un riesame dei documenti della Cia ha rivelato che le informazioni iniziali ottenute, oltre alle informazioni che la Cia ha identitificato come le più importanti o le più preziose su Abu Ahmad al-Kuwaiti, non erano collegate all'uso delle tecniche di interrogatorio potenziate della Cia", si legge nel rapporto del Senato. "E' impossibile sapere con il senno di poi se avremmo potuto ottenere...le stesse informazioni che ci hanno aiutato a trovare bin Laden senza usare tecniche potenziate", ha replicato la Cia con una risposta scritta. Il rapporto del Senato diffuso ieri cerca di smentire con metodo le affermazioni della Cia. Secondo gli investigatori l'agenzia ha ripetutamente rappresentato erroneamente alle commissioni di sorveglianza del Congresso quali informazioni su al-Kuwaiti e bin Laden sono arrivate dai detenuti dopo che sono stati brutalmente interrogati, e che in molti casi hanno parlato del corriere prima di essere sottoposti ai duri trattamenti. Il rapporto sottolinea anche che la Cia non ha ricevuto alcuna informazione da detenuti Cia su al-Kuwaiti fino al 2003.

Eppure entro la fine del 2002, la Cia aveva raccolto informazioni significative su al-Kuwaiti e i suoi stretti legami con bin Laden, inclusi: - Il suo numero telefonico. Nel marzo 2002, il suo numero telefonico era nella rubrica del detenuto di al-Qaeda Abu Zubaydah con il nome 'Abu Ahmad K.' Nel giugno 2002, una persona che usava il numero di telefono identificato e che si riteneva al tempo fosse essere 'al-Kuwaiti' chiamava un numero associato a Khalid Sheikh Mohammed, autoproclamatosi mente dell'11 settembre.

- Il suo indirizzo email. Nel settembre 2002, la Cia ha ricevuto notizie sull'indirizzo email di al-Kuwaiti da un detenuto in custodia straniera. Quando Mohammed è stato catturato nel marzo 2003, un indirizzo email associato con al-Kuwaiti è stato ritrovato sul suo computer portatile.

- La sua età, la sua descrizione fisica e le informazioni sulla sua famiglia.

- La sua associazione con bin Laden. Ad aprile 2002, la Cia ha collegato al-Kuwaiti a un numero telefonico associato con quello di uno dei figli di bin Laden. E il 25 giugno 2002 la Cia ha ricevuto la notizia da un altro detenuto in custodia di un governo straniero, noto come Riad il facilitatore, che al-Kuwaiti poteva essere un corriere di Bin Laden.

Nella sua risposta, la Cia ha spiegato che le informazioni "non erano sufficienti per distinguere al-Kuwaiti da molti altri affiliati di bin Laden, finché altre informazioni provenienti da detenuti le hanno inserite in un contesto e hanno permesso alla Cia di capire meglio il suo vero ruolo e potenziale nella ricerca di bin Laden. In quanto tali, le informazioni che la Cia ha ottenuto da questi detenuti hanno avuto un ruolo, insieme ad altri flussi di informazioni, nel trovare il leader di al-Qaeda". La Cia ha affermato anche che due detenuti, Ammar al-Baluchi e Hassan Ghul, hanno fornito informazioni cruciali.

Al-Baluchi, dopo aver subito le tecniche di interrogatorio potenziate, "è stato il primo detenuto a rivelare quello che apparentemente era un segreto di al-Qaeda conservato con attenzione: che Abu Ahmad era stato corriere di messaggi per e da bin Laden", ha detto la Cia. Ghul, dopo aver subito interrogatori brutali, ha rivelato che Abu Ahmad al-Kuwaiti ha passato una lettera da bin Laden a un altro operativo alla fine del 2003, secondo quanto sostenuto dalla Cia. Gli investigatori del Senato replicano che al-Baluchi ha ritrattato l'informazione data dopo gli interrogatori brutali, poi ha continuato a cambiare versione sul fatto che al-Kuwaiti fosse un corriere di bin Laden. Per quanto riguarda Ghul, ha offerto "le informazioni più dettagliate e accurate raccolte dalla Cia da un detenuto" sui collegamenti tra al-Kuwaiti e bin Laden prima che l'agenzia cominciasse a usare le tecniche dure contro di lui, secondo quanto hanno riscontrato gli investigatori del Senato. Prima di essere malmenato, afferma il rapporto, Ghul ha detto a un membro della Cia che lo interrogava che bin Laden "probabilmente ha mantenuto una scorta di circa una o due persone", e che Abu Ahmed gestiva tutte le necessità di bin Laden, incluso mandare messaggi". Questo risultò essere accurato. Bin Laden viveva con la moglie e altre due famiglie, inclusa quella di al-Kuwaiti. Il giorno dopo Ghul è stato "rasato e gli è stata fatta la barba, è stato spogliato e messo in piedi contro il muro" con "le mani sopra la testa" per quaranta minuti. Poi è stato sottoposto a 59 ore di deprivazione del sonno, che lo hanno portato ad avere delle allucinazioni. L'uomo ha anche sofferto di paralisi a causa delle posizioni in stress. Il detenuto non ha fornito informazioni utili durante o dopo il trattamento, si legge nel rapporto.

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