Usa, nero soffocato a New York: proteste da Manhattan a Ferguson

New York (New York, Usa), 4 dic. (LaPresse/AP) - Proteste pacifiche in tutti gli Stati Uniti a seguito della decisione del Grand jury di New York di non incriminare il poliziotto bianco Daniel Pantaleo per avere ucciso soffocandolo il 43enne nero disarmato Eric Garner lo scorso 17 luglio, durante un tentativo di arresto a Staten Island per sospetti di vendita di sigarette di contrabbando. Da New York a Ferguson, centinaia di persone sono scese in strada, protestando anche durante la tradizionale accensione dell'albero di Natale del Rockfeller Center a Manhattan. Il sindaco di New York, Bill de Blasio, ha cancellato la sua comparsa alla cerimonia di accensione per incontrare attivisti a Staten Island. A differenza delle proteste scoppiate in Missouri per il caso Ferguson però, cioè quello dell'uccisione del 18enne nero disarmato Michael Brown da parte del poliziotto bianco Darren Wilson, stavolta i manifestanti hanno sfilato pacificamente, senza saccheggi né violenze.

CENTINAIA A TIMES SQUARE E GRAND CENTRAL. Poco dopo l'annuncio della decisione del Grand jury almeno 200 persone si sono radunate a Times Square cantando slogan come 'Nessuna incriminazione è una negazione, vogliamo un processo pubblico'. Sui cartelli portati dai dimostranti si leggevano frasi come 'Le vite dei neri contano' e 'Il silenzio bianco equivale all'assenso bianco'. Sempre a New York fra 35 e 45 manifestanti si sono distesi a terra alla stazione di Grand Central Terminal quasi in coincidenza con l'ora di punto serale in segno di protesta per la decisione del Grand jury e, prima di andare via, hanno gridato 'Eric Garner', cioè il nome della vittima, e 'Non posso respirare'. Il riferimento è al video amatoriale che mostra la morte di Garner: nel filmato circolato sul web, girato da una persona che ha assistito alla scena, si vede il 43enne Garner mentre dice a un gruppo di poliziotti di lasciarlo solo mentre provano ad arrestarlo; a quel punto le immagini mostrano che l'agente Pantaleo interviene e lo stringe al collo con la tecnica di combattimento nota come 'chokehold' o strangolamento, che è vietata dalle pratiche della polizia di New York. È allora che si sente Garner, che soffriva di asma, urlare ripetutamente "Non posso respirare".

PROTESTE ANCHE ALL'ACCENSIONE DELL'ALBERO DI NATALE A MANHATTAN. Circa 400 manifestanti hanno poi cominciato a marciare per le strade di Manhattan, intasando il traffico nell'ora di punta. Precisamente i dimostranti si sono mossi in corteo da Times Square verso Rockfeller Center, dove era in programma la cerimonia annuale di accensione del tradizionale albero di Natale del Rockfeller Center. Molto consistente sul posto la presenza di polizia. I manifestanti sono rimasti al di là delle barriate erette dalla polizia, bloccando i marciapiedi di Fifth Avenue.

CORTEO ANCHE VICINO FERGUSON. E proteste sono esplose anche a Clayton, un sobborgo di Clayton in Missouri, dove 200 persone hanno marciato nel centro della città fino al tribunale in cui un altro Grand jury qualche giorno fa ha deciso di non incriminare l'agente Darren Wilson per l'uccisione di Michael Brown a Ferguson del 9 agosto. Nel corteo, che era in programma già prima della decisione di New York, è stato invocato il nome di Garner. Anche in questo caso si sono sentiti slogan come: 'Un'altra mancata incriminazione, non posso respirare', sempre in allusione al video di Garner.

MANIFESTAZIONI PACIFICHE COME CHIESTO DAI FAMILIARI. Le proteste si sono svolte in modo pacifico, come avevano chiesto i familiari. Subito dopo il pronunciamento del Grand jury il patrigno di Garner, Benjamin Carr, ha deposto dei fiori gialli sul posto in cui è morto. In quell'occasione, a chi gli ha chiesto se aveva un messaggio per la gente, Carr ha risposto: "No violenze, non vogliamo violenze" perché "non aiuteranno". Carr si era detto inoltre deluso ma non sorpreso dalla decisione, esprimendo la speranza che le autorità federali possano fare di più.

LA REAZIONE DI OBAMA E DE BLASIO, INDAGHERANNO LE AUTORITA' FEDERALI. Come nel caso di Ferguson, le autorità federali hanno annunciato che condurranno un'indagine. Precisamente sarà il dipartimento della Giustizia Usa a occuparsene. E anche il dipartimento di polizia di New York sta conducendo un'indagine interna a carico dell'agente responsabile del soffocamento. Non si è fatta attendere la reazione del presidente degli Stati Uniti, Barack Obama: Ci sono "troppi casi di persone che non hanno fiducia nel fatto che la gente venga trattata in modo equo" dalla polizia, ha detto. E poi ha aggiunto: "Spetta a tutti noi americani, indipendentemente da razza, religione, fede, riconoscere questo come un problema americano e non solo come un problema dei neri o dei nativi americani". "Quando qualcuno in questo Paese non viene trattato in modo equo in base alla legge c'è un problema, e il mio lavoro di presidente è risolverlo", ha concluso. Anche il sindaco De Blasio ieri sera si è pronunciato a caldo sulla vicenda: La decisione "è una di quelle che molti nella nostra città non volevano", ha detto.

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata