Midterm, record di candidate: sarà l'Anno delle donne?

Se vincessero tutte le sfide alla Camera in cui sono favorite o incerte, nel 2019 controllerebbero il 24% dei seggi, percentuale mai raggiunta prima

Mai come in queste elezioni di metà mandato negli Stati Uniti tante donne sono candidate al Congresso e per la prima volta il numero delle elette potrebbe arrivare a un quarto dei seggi. Eppure, nonostante metà della popolazione americana sia costituita da donne, le politiche rappresentano solo il 28,7% delle candidature dei due principali partiti, democratico e repubblicano, alla Camera e il 32,4% al Senato (nel 2016 furono rispettivamente 24,2% e 20,9%).

Se le elezioni del 1992 furono etichettate come 'Anno della donna' per l'elezione di 47 politiche alla Camera, di cui 24 per la prima volta, e altre quattro al Senato dove si triplicò la presenza femminile, alcuni media americani stanno usando per le loro previsioni l'espressione 'Anno delle donne'. Secondo i dati ufficiali, da quando nacque il primo Congresso del 4 marzo 1789 sono state 12.249 le persone che si sono sedute nei seggi della Camera e del Senato: le donne sono state 329, pari al 2,68%. Di queste, 289 sono state membri della Camera, 52 del Senato, 12 hanno ricoperto entrambi gli incarichi.

Secondo il Center for American Women and Politics at Rutgers (Cawpr), delle 529 politiche che hanno aspirato a seggi al Congresso in queste elezioni del 2018, 235 hanno vinto le primarie per la Camera (183 democratiche e 52 repubblicane), superando il record precedente del 2016, quando furono 167; 22 hanno vinto invece le primarie per il Senato, dove sono in palio 35 seggi (15 democratiche e sette repubblicane). Le candidature femminili alla Camera rappresentano il 42,9% per i Dem (32,5% nel 2016) e il 13,3% per il Gop (13,7% nel 2016). Al Senato, costituiscono il 42,9% per i democratici (32% nel 2016) e il 21,9% per i repubblicani (14% nel 2016). In parallelo, 16 politiche hanno conquistato la nomination per diventare governatrici, 12 democratiche e quattro repubblicane, mentre sinora il dato più alto era stato 10 nel 2010. Attualmente le donne che guidano Stati americani sono soltanto sei su 50.

Il Cawpr stima che le candidate, se vincessero tutte le sfide alla Camera in cui sono favorite o incerte, nel 2019 controllerebbero il 24% dei seggi, percentuale mai raggiunta prima. Attualmente, l'80% circa dei 435 seggi è controllato da uomini alla Camera, per gli incarichi rinnovati ogni due anni: le donne sono 84, cioé il 19,3%, 61 democratiche e 23 repubblicane. Al Senato, dove un terzo dei 100 senatori è rinnovato ogni sei anni, le donne sono 23, 17 democratiche e sei repubblicane, pari al 23%.

Guardando ai dati storici, il numero più alto di elette al Congresso è stato raggiunto nel 2016: 107 sul totale di 535 seggi, pari al 20%. Negli anni '90, le elette alle due Camere del Congresso non arrivavano al 7%. Negli Stati Uniti non esiste alcuna legge che imponga ai partiti quote minime di presentazione di candidate.

La prima donna eletta al Congresso nel 1917 apparteneva al partito repubblicano: era Jeannette Rankin e ottenne un seggio alla Camera. Prima di lei, i 7mila deputati erano stati tutti uomini. La sua elezione avvenne quattro anni prima che le donne avessero il diritto di voto a livello nazionale. Nonostante questa prima volta, è poi stato il partito democratico ad avere più donne rappresentanti alla Camera: le politiche Dem sono state sempre più numerose delle colleghe Gop (fatta eccezione per due volte negli anni '50).

La Pennsylvania è il più grande degli 11 Stati che non hanno donne nella loro delegazione al Congresso: dovrebbe perdere questo anacronistico primato quest'anno, perché alla Camera si sfidano per il 5° distretto due donne, Pearl Kim per il Gop e Mary Gay Scanlon per i Dem. In South Carolina, un altro di quegli 11 Stati, la repubblicana Katie Arrington è favorita per il 1° distretto. L'Arizona avrà la sua prima donna senatrice quest'anno, grazie alla disputa tra la repubblicana Martha McSally e la democratica Kyrsten Sinema.

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