Usa 2016, al dibattito dei repubblicani tutti coalizzati contro Donald Trump

Roma, 17 set. (LaPresse) - Ai punti, e alle smorfie, ha magari vinto ancora lui, Donald Trump, anche se il verdetto che conta verrà dalle risposte degli elettori. Ma l'ovazione del pubblico se l'è meritata Carly Fiorina, l'ex ceo della Hp, quando è sbottata: "Penso che le donne, in tutto il Paese, abbiano ben capito cosa ha detto il signor Trump", rispondendo all'ennesima battuta di sapore maschilista del magnate dell'imprenditoria e showman ("Carly è stata il peggior ceo della storia americana"). Trump l'aveva recentemente messa alla berlina per l'aspetto fisico.

Il secondo dibattito fra gli aspiranti alla nomination repubblicana, trasmesso in diretta dalla Cnn, dalla biblioteca presidenziale di Ronald Reagan a Simi Valley in California, un 'luogo di culto' conservatore, è stato un 'tutti contro Trump'. Sullo sfondo dell'AirForceOne usato da Reagan, lui, Trump, il battistrada della corsa, non s'è tirato indietro, riservando boccacce e commenti pure aspri ai suoi rivali, anche se, alla fine, s'è dato un cinque con Jeb Bush, che stava alla sua sinistra.

Invece, Ben Carson, il neurochirurgo in pensione, l'unico nero del lotto, è rimasto un po' in ombra, nonostante talloni Trump nei sondaggi. Per rubare la scena ai rivali, quando tocca loro parlare, Trump ne accompagna gli interventi esibendosi in smorfie esilaranti. E li attacca apertamente: "Innanzitutto Rand Paul non dovrebbe trovarsi su questo palco: è il numero 11", dice del senatore del Kentucky, perché i partecipanti sono 11 (e non 10, come a Cleveland in agosto nel primo dibattito), selezionati fra i 16 aspiranti in lizza in base agli indici di popolarità nella media dei sondaggi. Paul risponde dandogli dell'"arrogante", che offende le persone per il loro aspetto. Trump non si scompone: "Non l'ho mai attaccata per il suo aspetto", replica, "eppure ce ne sarebbe da dire su questo tema".

Quando la Fiorina, l'unica donna in corsa tra i repubblicani, gli ha dato del "bravo intrattenitore", ma poco adatto a guidare gli Stati Uniti ("Ho molta fiducia nel buon senso degli elettori d'America"), Trump ha rilanciato sfoggiando la sua modestia: "Sono un bravo intrattenitore quanto un uomo d'affari eccelso. Ho fatto milioni di dollari e ho un carattere molto buono. Sono molto calmo, ma riuscirei a essere rispettato fuori dal Paese e andrei d'accordo con Putin", ha ribattuto. Se l'è poi presa con il presidente Obama, che "non ha coraggio", mentre lui in Siria sarebbe andato, nel senso che avrebbe mandato l'esercito Usa.

Il duello più atteso era quello con Jeb Bush, che, a giudizio degli osservatori, resta uno dei favoriti alla nomination, nonostante l'appannamento nei sondaggi. I due si sono vicendevolmente provocati. L'ex governatore della Florida ha ricordato che Trump invitò i Clinton al suo matrimonio, accusandolo implicitamente di collusione col nemico (Hillary Clinton è la potenziale candidata democratica alla Casa Bianca). Lui ha replicato che come uomo d'affari deve frequentare tutti. E poi ha canzonato Jeb: "Finalmente un po' di energia: mi piace", riferendosi ai suoi discorsi "soporiferi". Ma quando Trump ha criticato suo fratello presidente, George W. Bush, Jeb è stato pronto: "D'una cosa può stare certo, ha tenuto il Paese al sicuro" dopo l'11 Settembre 2001. Jeb ha pure aggiunto un tocco personale, ammettendo di avere fumato marijuana "40 anni fa".

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