Il tycoon sfrutta a suo vantaggio il terremoto politico provocato dalla perquisizione dell'Fbi nel suo resort di Mar-a-Lago, in Florida

Donald Trump sfrutta a suo vantaggio il terremoto politico provocato dalla perquisizione dell’Fbi nel suo resort di Mar-a-Lago, in Florida. L’ex presidente, dopo il lungo comunicato nel quale lunedì sera ha denunciato “l’assedio” e “l’irruzione” nella sua residenza, assume il ruolo di vittima, proponendosi agli occhi degli elettori repubblicani come l’unico in grado di opporsi alla “Sinistra radicale” che “usa la giustizia contro gli oppositori politici”.

Un’offensiva retorica, quella dell’ex presidente, che punta a mettere in secondo piano lo scopo della perquisizione e ignora volutamente il fatto che gli agenti federali hanno agito su mandato di un giudice e non della Casa Bianca. Secondo quanto è emerso, l’Fbi avrebbe sequestrato diverso materiale. Si tratterebbe dei documenti riservati, alcuni top secret, che Trump avrebbe sottratto agli archivi della Casa Bianca, portandoli con sé in Florida.

Fbi perquisisce la villa di Trump in Florida

Fbi perquisisce la villa di Trump in Florida

Impossibile al momento sapere a quale reato specifico faccia riferimento questa indagine, ma fonti del New York Times hanno riferito che non vi sarebbe un collegamento con quella che il dipartimento di Giustizia starebbe conducendo sulle responsabilità di Trump nella tentata insurrezione del 6 gennaio 2021. Sia dal dipartimento di Giustizia che dall’Fbi non vengono rilasciati commenti. Meno che mai dalla Casa Bianca, che secondo indiscrezioni avrebbe reagito con sorpresa alla notizia della perquisizione nella residenza dell’ex presidente.

Certo è che Trump intende sfruttare a suo vantaggio l’ennesima inchiesta nei suoi confronti. “Siamo una nazione in declino”. Inizia così lo spot elettorale lanciato dall’ex presidente sul suo social network Truth, a poche ore dalla perquisizione in Florida. Nel filmato della durata di quasi 4 minuti, corredato da musica drammatica e da immagini dell’America “in declino”, intervallate da quelle dei suoi comizi, Trump denuncia, tra l’altro, che gli Stati Uniti sono diventati “una nazione che utilizza la giustizia come arma contro gli oppositori politici”.

Trump ha anche lanciato una raccolta fondi tra i suoi sostenitori. “Mar-a-Lago è stata perquisita”, si legge in un sms inviato martedì ai suoi supporter. Nel messaggio viene fornito un link per effettuare donazioni per “Salvare l’America”, che possono andare dai 45 ai 5mila dollari. Una raccolta fondi è stata lanciata anche dal Republican National Committee, che si è così schierato al fianco dell’ex presidente.

Anche alcuni degli esponenti repubblicani di maggiore peso nel Congresso hanno fatto muro attorno a Trump. “Ho visto abbastanza. Il dipartimento di Giustizia ha raggiunto uno stato intollerabile di politicizzazione”, ha affermato in un comunicato Kevin McCarthy, il leader della minoranza repubblicana alla Camera. Altri suoi colleghi di partito, come il senatore Rick Scott della Florida, hanno chiesto che il ministro della Giustizia Merrick Garland, il direttore dell’Fbi Christopher Wray e addirittura il presidente Joe Biden vengano convocati in audizione al Congresso, per “rispondere a tutte le domande, spiegare cosa stanno facendo, quello che sanno”.

Secondo indiscrezioni rilanciate dai media Usa, Trump punta ora a sfruttare la “persecuzione politica” per accelerare l’annuncio della sua candidatura per il 2024, vincendo così le residue resistenze all’interno del Partito repubblicano. Resta da vedere se l’esito delle tante vicende giudiziarie in cui è coinvolto glielo consentirà.

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