Tutte le segnalazioni di frodo sono infondate e prive di materiale probatorio a suffragio

E’ trascorsa più di una settimana dalla giornata elettorale americana e quello che emerge dai rapporti delle varie amministrazioni statali e dagli osservatori esterni è uno scenario di assoluta normalità, ovvero l’unica anomalia da segnalare è proprio quella della denuncia infondata di brogli e frodi.

Secondo quanto messo nero su bianco dagli esperti incaricati lungo tutto il Paese, l’importante ricorso al voto anticipato e via posta avrebbe avuto solo il vantaggio di decongestionare pressione e affollamenti nella giornata del 3 novembre, nessun altro inconveniente, incidente o grave anomalia sarebbe stata registrata nella tornata elettorale.

“Quelle di questo novembre 2020 sono state le elezioni più tranquille e regolari che abbiamo mai registrato, un risultato davvero sorprendente considerando tutte le avversità di questi mesi”, a parlare è Ben Hovland membro nominato da Trump alla Election Assistance Commission, organo deputato a coadiuvare e integrare su tutto il territorio nazionale il lavoro delle diverse amministrazioni.

Se la premessa è la contestazione del risultato elettorale, ovvero l’accusa di una vittoria democratica fraudolenta lanciata e sostenuta da Donald Trump con il supporto di un buon numero di parlamentari repubblicani, a conti fatti il riscontro in termini legali di tali accuse sarebbe del tutto inconsistente. Sono già diversi i giudici che hanno respinto i ricorsi presentati e molti di quelli su cui ancora la giustizia USA deve deliberare sarebbero privi di materiale probatorio a sostegno.

Nel Winsconsin, Stato conteso sul filo di lana tra democratici e repubblicani, il capo dell’ufficio elettorale locale Meagan Wolfe ha testimoniato come nessuna irregolarità sia stata segnalata così come nessun incidente durante le operazioni di voto o di spoglio.

Stesse considerazioni quelle espresse dal Procuratore Generale di Michigan Dana Nessel: “Non potrei essere più chiara di così – ha dichiarato – le elezioni in Michigan si sono svolte nella più assoluta regolarità”. Nulla da segnalare nelle operazioni di scrutinio, ha evidenziato la Procuratrice, stigmatizzando poi come “tutte le insinuazioni e speculazioni su supposte frodi sono fino ad oggi prive di fondamento”

 

Tra i molti ricorsi legali presentati ce n’è uno in Nevada del Coordinamento della Campagna elettorale di Trump. Lo stesso Presidente qualche giorno fa scriveva su Twitter: questo Stato rischia di diventare un pozzo nero di voti falsi. Da quel momento la macchina politica repubblicana locale si sarebbe attivata per raccogliere il maggior numero possibile di segnalazioni e denunce, secondo fonti della Procura però fino ad ora tutte riconducibili ad errori umani minori o incidenti di percorso nella norma di qualsiasi chiamata elettorale. La Segretaria di Stato del Nevada Barbara Cegavske, una repubblicana, ha lamentato lunedì l’enorme quantità di segnalazioni ricevute, aggiungendo come “la maggior parte delle denunce di presunte frodi si siano rivelate però semplici proteste rispetto a normali procedure. Il Segretario di Stato dello Iowa Paul Pate, un altro esponente del Partito Repubblicano, in seguito ad un errore di inserimento dati ha disposto che tutte le contee procedessero ad un riconteggio delle schede. Commentando l’incidente Pate ha però poi voluto precisare come gli errori umani siano sempre una grande preoccupazione e una seccatura, “ma non si può dire che il sistema non abbia funzionato”.

 

La Georgia poi è stata teatro di una diatriba tutta interna al Partito Repubblicano, due senatori entrambi molto vicini a Trump, nell’ambito della corsa al Senato che proprio in questo Stato rischia di decidere quale partito dominerà la Camera alta americana, hanno chiesto le dimissioni del locale Segretario di Stato Brad Raffensperger, repubblicano anche lui. La sua colpa sarebbe stata quella di non aver saputo garantire il corretto svolgimento delle elezioni e tutelato il voto regolare. Dimissioni e accuse sdegnosamente rifiutate dal diretto interessato che con grande esercizio di equilibrismo politico ha ammesso come da una parte frodi elettorali potrebbero effettivamente essere state compiuto, assicurando come indagini sarebbero in corso, ma dall’altra ha affermato come le manipolazioni presunte “non possono essere comunque tali da mettere in discussione l’esito finale del voto. Questa ipotesi – ha concluso secco Raffensperger – è del tutto improbabile”.

 

L’obiettivo privilegiato degli strali di Trump durante questi lunghi giorni post elettorali è stata la Pennsylvania, è qui che si sono concentrati il maggior numero di ricorsi presentati dalla macchina politica repubblicana. “Non esiste nessun documento o rapporto che indichi anomalie maggiori durante e dopo le operazioni di voto” ha tuttavia evidenziato Lisa Schaefer, presidente della Commissione bipartisan dei Commissari elettorali dello Stato. “Abbiamo le più fondate ragioni per essere certi del risultato uscito dal voto popolare così come certificato”. Ancora una volta, il giudizio degli addetti ai lavori, compresi gran parte dei funzionari di nomina politica repubblicana, combacia con quello di esperti e osservatori indipendenti. La tornata elettorale di questo novembre 2020 non ha presentato nessun tipo di problema che non fosse riconducibile a normali errori umani o di procedura, come quelli che si contano ad ogni elezione generale americana. Anzi, per il Centro di osservazione elettorale dell’Università dello Iowa, il tasso di anomalie registrate quest’anno sarebbe inferiore alla media. Secondo lo scienziato informatico dell’ateneo Doug Jones il motivo sarebbe oltretutto evidente: “E’ la conseguenza pratica della pressione che il Presidente Trump ha messo fin dalle primarie sulla necessità di accuratezza nelle operazioni di voto insieme al sospetto su possibili brogli. Tutti i presidenti di seggio come gli scrutatori, i commissari ed i responsabili dei seggi hanno sentito quest’anno ancora di più il peso della loro responsabilità, aumentando la loro soglia di scrupolo e attenzione”.

 

Il giudizio finale sembra essere quello di Amber McReynolds, a capo della Commissione sul Voto Nazionale del Home Institute: “Possiamo dire che il sistema abbia retto in modo sorprendente viste le premesse e le condizioni date. Dalle nostre analisi si può dire che tutto il personale impiegato in queste elezioni generali abbiamo svolto egregiamente il loro lavoro, nonostante avessero fin da principio una mano legata dietro la schiena

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