Un anno di Trump, dal muro con il Messico a Obamacare: che ne è stato delle promesse
Tutti gli impegni non rispettati dal presidente americano

Un anno fa Donald Trump veniva eletto presidente degli Stati Uniti. L'8 novembre del 2016 il controverso candidato repubblicano alla Casa Bianca batteva la democratica Hillary Clinton e si aggiudicava il posto di successore di Barack Obama, che avrebbe poi assunto il 20 gennaio del 2017, nell'inauguration day.

L'intera campagna elettorale del tycoon era stata incentrata sui concetti dell'America first e della critica a come le cose vengono fatte a Washington. Aveva fatto una serie di promesse: ha provato a rispettarle, ma l'imprenditore diventato presidente ha anche dovuto fare i conti con il funzionamento della macchina amministrativa. Per esempio la sua versione iniziale del 'travel ban' per impedire l'ingresso negli Usa di cittadini provenienti da Paesi a maggioranza musulmana è stata più volte bloccata in tribunale, e in Parlamento è naufragato il tentativo di abolire la riforma sanitaria Obamacare e approvare il cosiddetto Trumpcare.

Dall'altra parte Trump ha annunciato la marcia indietro rispetto al disgelo con Cuba voluto da Obama e ha annunciato il ritiro dagli accordi di Parigi sul clima del 2015. Su alcune questioni, poi, ha fatto dei passi decisivi a metà, lasciando la patata bollente nelle mani del Congresso: per esempio ha affermato che l'accordo sul nucleare con l'Iran non è negli interessi degli Usa, ma ha delegato al Congresso il compito di approvare un emendamento di legge che segnali le "linee rosse" che, se superate, farebbero scattare per Teheran l'imposizione delle sanzioni rimosse in virtù dell'accordo; stessa cosa sui Dreamers, Trump ha posto fine al programma Daca ma il Congresso avrà fino al 5 marzo del 2018 per decidere se e come tutelare i circa 800mila beneficiari del piano.

Ecco di seguito, una per una, a che punto sono le promesse elettorali.

CUBA - Trump aveva promesso che avrebbe ribaltato l'accordo per il disgelo nei rapporti fra Usa e Cuba raggiunto dal suo predecessore Barack Obama. Nonostante a giugno scorso, parlando a Miami, il presidente Usa abbia annunciato la cancellazione dell'accordo, nei fatti sono soltanto state introdotte alcune restrizioni su viaggi e imprese, mentre restano aperte le rispettive ambasciate. Tuttavia la tensione fra i due Paesi è salita: a seguito di cosiddetti 'attacchi acustici' che hanno colpito 24 diplomatici Usa a Cuba, gli Usa hanno ritirato tutto il personale non essenziale dall'ambasciata all'Avana.

ACCORDI DI PARIGI SUL CLIMA - Durante la corsa per le presidenziali, Trump aveva criticato gli accordi di Parigi sul clima sostenendo che favorissero la Cina e danneggiassero gli interessi degli Usa. Trump chiedeva condizioni più favorevoli per imprese e contribuenti statunitensi, ma non ha precisato in che termini. A giugno, pochi giorni dopo avere partecipato al G7 di Taormina, ha annunciato il ritiro degli Usa dall'intesa. In base alle regole, tuttavia, il ritiro formale può entrare in vigore soltanto nel 2020.

MURO CON MESSICO - In campagna elettorale Trump aveva sostenuto che avrebbe fatto costruire un muro al confine tra Messico e Stati Uniti, per arginare l'immigrazione illegale, e che i costi sarebbero stati pagati dal Messico. Il Paese vicino si è sempre rifiutato di accettare questa ipotesi. A un certo punto Washington ha ammesso l'idea di farsi carico dei costi e poi cercare in qualche modo un rimborso e il Congresso Usa è stato incaricato di trovare i fondi, finora senza alcun progresso. Il costo stimato è di 21,6 miliardi di dollari. Attualmente solo 1.052 dei 3.058 chilometri di confine con il Messico hanno una recinzione.

OBAMACARE - Nonostante l'abrogazione della riforma sanitaria 'Obamacare' sia stato uno dei cavalli di battaglia di Trump in campagna elettorale, i repubblicani in Congresso non sono riusciti ad accordarsi per un'alternativa da approvare. La situazione è finita in uno stato di stallo. Gruppi di medici e altri lavoratori del settore hanno protestato a causa dei tagli che implicherebbe a Medicaid, il programma di assistenza sanitaria per i più poveri, esprimendo il timore che milioni di persone resterebbero senza copertura assicurativa.

TRAVEL BAN - In campagna elettorale Trump aveva promesso che avrebbe vietato l'ingresso negli Usa a tutti i musulmani. Pochi giorni dopo l'arrivo alla Casa Bianca, il 27 gennaio Trump ha emesso per decreto un primo 'travel ban', che prevedeva il blocco temporaneo dell'ingresso negli Stati Uniti di cittadini provenienti da sette Paesi a maggioranza musulmana (Iran, Siria, Iraq, Somalia, Sudan, Yemen e Libia). Dopo il blocco di questo ordine esecutivo per via giudiziaria, il 6 marzo Trump ne ha promulgato una nuova versione, entrata in vigore il 16 marzo, che vieta l'ingresso negli Usa ai rifugiati e ai cittadini di sei Paesi a maggioranza musulmana, e non più di sette (è stato escluso l'Iraq), e vieta anche l'ingresso negli Usa per 120 giorni dei rifugiati di tutto il mondo.

DREAMERS (DACA) - Il tycoon aveva promesso in campagna elettorale che avrebbe mandato via dagli Usa tutti i migranti senza documenti. Una delle mosse in quest'ottica è stata, lo scorso 5 settembre, l'annuncio dello stop al programma Daca (Deferred Action for Childhood Arrivals), lanciato da Obama nel 2012 per i cosiddetti Dreamers, cioè i giovani arrivati negli Usa da bambini con i genitori migranti irregolari. La partita resta però adesso in gran parte aperta e la palla passa al Congresso: dall'annuncio in poi non vengono più accolte nuove richieste di adesione al piano, ma il Congresso ha sei mesi di tempo, cioè fino al 5 marzo del 2018, per decidere se e come tutelare i circa 800mila beneficiari del Daca. IRAN - Trump ha sempre sostenuto che l'accordo sul nucleare con l'Iran, firmato nel 2015 da Teheran e dai Paesi del 5+1, non sia negli interessi degli Usa. Di fatto, però, ha delegato l'azione al Congresso. Il 13 ottobre il presidente Usa ha annunciato che al momento manterrà la partecipazione all'accordo sul nucleare, ma Washington si ritirerà se il patto non verrà modificato, in modo unilaterale dal Congresso Usa o multilaterale in negoziati insieme agli altri Paesi del 5+1 e all'Iran. Trump ha chiesto al Congresso di approvare un emendamento di legge che segnali le "linee rosse" che, se superate, farebbero scattare per Teheran l'imposizione delle sanzioni rimosse in virtù dell'accordo firmato nel 2015. Intanto parallelamente il governo di Trump vuole provare a raggiungere un'intesa con gli altri Paesi firmatari. CINA - Prima di essere eletto presidente Trump si era scagliato contro la Cina, accusata di manipolare la valuta e danneggiare l'economia Usa. Da presidente, l'atteggiamento nei confronti di Pechino è stato altalenante, soprattutto perché Trump vuole un maggiore coinvolgimento della Cina nella gestione della crisi con la Corea del Nord.

AMBASCIATA USA IN ISRAELE - È al momento in stand-by la promessa elettorale di Trump di trasferire da Tel Aviv a Gerusalemme la sede dell'ambasciata Usa in Israele. NATO - Durante la campagna elettorale Trump aveva definito la Nato "obsoleta" facendo temere un indebolimento del contributo Usa all'Alleanza. Il 17 marzo tuttavia, prima ancora di debuttare alla Nato a Bruxelles a maggio, al termine di un incontro con la cancelliera tedesca Angela Merkel alla Casa Bianca Trump parlò di "impegno inossidabile per la Nato".

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