Ue trova accordo su riforma pesca: ambientalisti soddisfatti

Bruxelles (Belgio), 30 mag. (LaPresse/AP) - L'Unione europea ha trovato un accordo per riformare in modo drastico la sua politica relativa alla pesca. Il piano, sostenuto dai rappresentanti dei Paesi membri, dal Parlamento europeo e dalla Commissione, impegna l'industria ittica a rispettare i pareri scientifici sull'eccessiva pesca, a ridurre il numero di pesci sani gettati in mare e a proteggere le aree sensibili. Le riserve di merluzzo del mare del Nord sono diminuite del 75% negli ultimi tre decenni, e le campagne per far rivivere la specie hanno avuto difficoltà. Il tonno pinna blu, una volta orgoglio del Mediterraneo, ha visto le scorte scendere dell'80% nello stesso periodo di tempo. Secondo il piano dell'Ue, la pesca eccessiva dovrà terminare entro il 2015 per molte specie, e nel 2020 per tutte le qualità.

"La prossima generazione avrà riserve di pesce che saranno in una condizione migliore di ora", ha commentato il ministro della Pesca irlandese Simon Coveney, che ha rappresentato i 27 Paesi membri nei colloqui. Il piano deve ancora avere l'approvazione degli Stati membri e del Parlamento europeo, ma visto che questi sono stati fortemente coinvolti nelle negoziazioni, non dovrebbero esserci problemi. "Ho fiducia che chiuderemo l'accordo", ha aggiunto Coveney. Allo stesso modo, l'inviato del Parlamento europeo, Elrike Rodust, si dice "fiducioso di una larga maggioranza". I gruppi ambientalisti hanno accolto con favore la notizia. "Per decenni in Europa la pesca è stata una storia di declino, con un grave sovrasfruttamento delle riserve di pesce", commenta l'esperta di Greenpeace Saskia Richartz, che poi aggiunge: "L'intesa che emerge oggi è una buona notizia".

Secondo statistiche dell'Eurostat, la quantità di pesci catturati nelle acque europee è scesa da quasi 8,07 milioni di tonnellate nel 1995 a 4,94 milioni nel 2010, una perdita di quasi il 40% in 15 anni. Un altro grave problema è il rigetto in mare, dovuto al fatto che i pescatori dell'Ue devono rigettare i pesci catturati che sorpassano le quote, il che spesso porta a un grande spreco di risorse.

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