Ue, Piano Juncker: al via in tandem con Cdp, in corsa italiano

dell'inviato Matteo Bosco Bortolaso

Bruxelles (Belgio), 1 ott. - Il piano Juncker è quasi pronto a partire. Il presidente della Commissione europea, Jean-Claude Juncker, aveva promesso di rilanciare investimenti e crescita in Unione europea. Ora, dopo un anno passato al 13o piano del Berlaymont, la sua creatura sta per vedere la luce: è il Fondo europeo per gli investimenti strategici, l'acronimo inglese è Efsi. Alla Commissione, però, tutti lo chiamano 'piano Juncker', e ha già suscitato l'interesse di Cassa depositi e prestiti (Cdp). E il suo 'numero due', che sarà nominato la settimana prossima, potrebbe essere un italiano.

L'obiettivo del presidente della Commissione europea è ambizioso: dopo anni di crisi e disoccupazione, Juncker vorrebbe aggiungere tra 330 a 410 miliardi al Pil europeo, creando un milione di posti di lavoro. Anzi, il piano potrebbe sembrare addirittura visionario, visto che la cifra di partenza è di 21 miliardi a 'garanzia' degli investimenti: 16 dalla Commissione europea stessa e 5 dalla Banca europea per gli investimenti (Bei), attore fondamentale che già finanzia diversi progetti in Europa.

Quale bacchetta magica può trasformare i 21 miliardi iniziali in oltre 300 miliardi? La Commissione spiega che "l'esperienza mostra che un euro 'protetto' da un fondo genera 15 euro effettivamente spesi, è una media abbastanza prudente basata su passati programmi europei". Previsioni a parte, il piano Juncker interessa aziende e istituzioni: a candidarsi per avere investimenti ci sono progetti per l'energia eolica in Belgio, per il risparmio energetico in Francia, per le piccole e medie imprese in Olanda. In lizza ci sono anche investimenti transnazionali, come i 300 milioni per promuovere energie rinnovabili franco-tedesche.

Anche l'Italia è interessata: il 'piano Juncker' potrebbe essere un volano per lo sviluppo economico del nostro Paese e viene quindi visto con interesse dal governo di Roma e dalla Cassa depositi e prestiti, la quale è già stata iscritta tra le 'promotional banks' che, nei singoli Paesi europei, aiutano le imprese a ottenere i finanziamenti. All'inizio del 2015, gli uomini allora al vertice di Cdp erano venuti a Bruxelles proprio per capire come il Fondo avrebbe potuto aiutare il rilancio dell'Italia.

Ancora più interessante, per l'Italia, sarebbe ottenere un posto alla guida del Piano Juncker. Secondo fonti al Parlamento europeo, uno dei candidati più forti per il posto di vice direttore generale sarebbe Alessandro Carano, attualmente alla Banca europea per gli investimenti (Bei). A dare filo da torcere a Carano, però, ci sarebbero altre due candidature, arrivate dalla Spagna e dalla Bulgaria. Alla testa del Fondo, invece, dovrebbe andare quasi sicuramente Wilhelm Molterer, ex ministro delle Finanze in Austria.

La possibile nomina di Carano a vice direttore generale del Piano Juncker, che potrebbe essere ufficializzata martedì prossimo dopo una serie di colloqui alla Commissione europea, dovrà poi avere il via libera del Parlamento europeo. Proprio alcuni eurodeputati, nei giorni scorsi, si sono scontrati sul nome di Carano. Secondo fonti parlamentari, nel corso di riunioni a porte chiuse si è detto che un suo ruolo nel Piano Juncker potrebbe favorire il governo Renzi.

Carano, da parte sua, ha fatto sapere di non avere affiliazioni partitiche o interessi nazionali da difendere: ha lavorato come funzionario alla Bei, continuerebbe a farlo per il Fondo. Oggi il commissario Ue Jyrki Katainen, cui Juncker che ha affidato il dossier investimenti, ha detto a LaPresse: "Noi seguiremo le regole" e "anche se ovviamente ogni persona, a livello individuale, può avere i suoi interessi, noi vogliamo scegliere il candidato migliore".

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