Ue, la scommessa di Tusk per scongiurare il Brexit: intesa a febbraio

dal nostro inviato Fabio De Ponte

Bruxelles (Belgio), 17 feb. (LaPresse) - Un accordo a febbraio. E' questo l'obiettivo al quale lavora il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk sulla questione della rinegoziazione dal rapporto tra il Regno unito e l'Unione europea. E' una corsa contro il tempo, per evitare che i cittadini di sua maestà decidano di lasciare l'Europa col referendum. E quindi si tratta di venire incontro alle richieste del premier David Cameron, in modo che un rapporto meno stretto e vincolante renda più evidenti i vantaggi di restare rispetto a quelli di abbandonare i partner. La questione, di per sé molto rilevante, è andata assumendo importanza crescente, dal momento che si è aggiunta alle spinte centrifughe interne all'Unione: prima la possibilità dell'uscita dall'euro della Grecia; poi il rischio della fine di Schengen, sotto il peso della crisi dei migranti; infine la minaccia terroristica, che alimenta una rincorsa ai nazionalismi, e, come sempre, vede andare i Paesi europei in ordine sparso in quanto a iniziative diplomatiche e militari.

"In tempi in cui la geopolitica è tornata in Europa - sintetizza Tusk - abbiamo bisogno di essere uniti e forti. E' il nostro comune interesse". Ma esattamente cosa chiede Cameron? Le questioni su cui punta i piedi sono quattro.

1. L'EURO. Il Regno unito non ha intenzione di entrare nell'euro. Ma non accetta di essere completamente escluso dalle decisioni che riguardano la moneta unica che, influendo sull'intera economia dell'Unione, pesano anche a Londra. Occorre perciò individuare un delicato equilibrio. "Siamo alla ricerca", spiega Tusk in una lettera ai leader europei dedicata proprio a questo tema, di "un meccanismo che consenta un ulteriore rafforzamento" della governance della valuta comunitaria ma che allo stesso tempo "offra agli Stati membri che non sono nell'euro l'opportunità di sollevare le proprie preoccupazioni e di essere asscoltati, senza arrivare tuttavia a un diritto di veto".

2. COMPETITIVITA'. Londra chiede anche meno vincoli e meno burocrazia sull'economia. Su questo non dovrebbero esserci problemi insormontabili, essendo una esigenza diffusa. "Tutti sono d'accordo - scrive Tusk - a lavorare ulteriormente per una migliore regolamentazione e per una riduzione dei vincoli alle attività economiche, mantenendo elevati standard".

3. SOVRANITA'. Molti Paesi europei sono orientati a rafforzare l'integrazione europea. Il Regno unito frena, ritenendo l'Ue già soffocante così com'è. L'accordo in questo caso è cercato intorno all'idea di una "sempre maggiore unione tra i popoli", che permetterebbe, secondo Tusk, "vari percorsi di integrazione per differenti Paesi". La questione potrebbe essere affrontata offrendo maggiore importanza ai parlamenti nazionali dentro l'Unione, con una maggiore "enfasi sul principio della sussidiarietà", vale a dire la complementarietà delle competenze nazionali e comunitarie, il che potrebbe tradursi in un maggiore spazio alle normative e agli organismi nazionali laddove l'intervento comunitario sia carente. Insomma, un giro di parole, da parte di Tusk, che in sostanza indica una disponibilità a lasciare più spazio alle decisioni nazionali rispetto a quelle europee preservando, però, almeno il confronto e lo scambio di informazioni.

4. SERVIZI SOCIALI. Londra vorrebbe concedere l'accesso alle case popolari e ai sussidi per l'occupazione solo a chi già lavora nel Regno unito da almeno quattro anni. Un punto, questo, sul quale Cameron ha raccolto molte obiezioni in Europa, dal momento che questo inciderebbe fortemente sul mercato unico del lavoro. Ma che, per il premier briannico, ha una valenza importante sul fronte interno, essendo tanti di più gli europei che cercano lavoro nel Regno unito dei sudditi di sua maestà che lasciano l'isola per fare altrettanto nel continente. Al momento, dice Tusk, dai leader europei, c'è soltanto una disponibilità a studiare sistemi per "combattere gli abusi". Per questo "abbiamo bisogno - annuncia - di ascoltare ancora il primo ministro britannico prima di procedere oltre".

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