Ucraina, cosa succederà? Gli esperti spiegano le opzioni sul tavolo

di Chiara Battaglia

Torino, 3 mar. (LaPresse) - Occhi puntati su Ucraina e Russia in queste ore, dopo che le forze russe hanno occupato i principali punti strategici della penisola di Crimea. È difficile prevedere come si svilupperà la situazione e quali potrebbero essere concretamente le reazioni internazionali, al di là delle dichiarazioni di condanna. L'opinione condivisa da diversi esperti, ferma restando la fluidità della situazione sul campo, è che la Russia non ha intenzione di fare alcuna marcia indietro sulla Crimea vista l'importanza strategica e di immagine che la regione ricopre. Secondo alcuni, nonostante finora non sia stato sparato un solo colpo, salvo cambiamenti in corsa adesso si va verso uno scontro militare. A dirlo sono per esempio, seppur con argomentazioni diverse, il direttore della rivista di geopolitica Limes Lucio Caracciolo, e il giornalista Giulietto Chiesa esperto di Russia. Altri ritengono invece che l'ipotesi militare sia al momento esclusa; è questo il caso di Paolo Calzini, docente di politiche europee alla John Hopkins University di Bologna e senior advisor presso l'Istituto per gli studi di politica internazionale (Ispi).

IN CRIMEA PUTIN SI GIOCA LA FACCIA. "Siamo solo all'inizio di una partita e il rischio è che la situazione vada fuori controllo", afferma Paolo Calzini. In base alla situazione attuale "l'Occidente deve limitarsi a un intervento nel quadro politico-diplomatico" e nessuno ha interesse a "far precipitare la situazione" perché danneggerebbe tutti, ma "non ci sono solo le decisioni prese dai vertici". Calzini, insomma, non crede al rischio immediato di una guerra, ma tutto questo "a meno che non ci sia un colpo di mano". La fermezza mostrata dalla Russia, chiarisce il professore, si spiega perché per Mosca la Crimea ha anche un valore di grande prestigio e per questo è certo che cercherà di mantenervi una posizione forte. In Crimea "Vladimir Putin si gioca la faccia", afferma.

VERSO UNA CRIMEA RUSSA E CONFLITTO PERMANENTE CON KIEV. Dal momento che la Russia sulla Crimea non intende cedere, Lucio Caracciolo ritiene che la regione finirà definitivamente sotto il controllo di Mosca, anche con il referendum in programma per il 30 marzo. Questo, a suo parere, porterà a una radicalizzazione della posizione di Kiev, e a un "conflitto permanente" con operazioni militari. Dal punto di vista delle reazioni internazionali, Caracciolo crede che Stati Uniti, Regno Unito e Francia si manterranno su posizioni retoricamente più dure "forse con provvedimenti economici e con l'esclusione di Mosca dal G8", mentre Germania e Italia resteranno su posizioni più morbide. Il problema dell'Italia è che "non possiamo permetterci grandi avventure dal momento che dipendiamo dal gas russo", ricorda.

POSSIBILE SVOLTA CON REFERENDUM CRIMEA. Un possibile spiraglio di apertura per sbloccare la situazione, secondo Paolo Calzini, potrebbe arrivare con il referendum sull'ampliamento dello status di autonomia della Crimea dall'Ucraina, in programma per il 30 marzo. Su questa ipotesi è d'accordo anche il giornalista Giulietto Chiesa, esperto di Russia, il quale però sottolinea che quanto il referendum possa essere risolutivo "dipenderà da quale sarà la formulazione del quesito", che non è ancora arrivata. È possibile che sarà chiesto un rafforzamento dell'autonomia della Crimea, ma anche che si chieda una sovranità piena della regione o addirittura di rispondere alla Russia.

PRELUDIO ALLA GUERRA, KIEV DOVREBBE FARE MARCIA INDIETRO. Quel che è certo, secondo Giulietto Chiesa, è che "la Russia non si ritirerà dalla Crimea". "Siamo molto vicini a una crisi che prelude alla guerra", afferma con decisione, sottolineando che la crisi potrebbe essere disinnescata se i Paesi occidentali, e in particolare gli Stati Uniti e la Commissione europea, facessero capire a Kiev dietro le quinte che deve fare marcia indietro. "Gli occidentali non devono sottovalutare Putin: immaginare che stia per ritirarsi o che farà mosse contraddittorie sarebbe un errore grave", dice, spiegando che a suo parere finora è stata data una visione distorta e rovesciata dei fatti e che la Russia ha subìto e non attaccato. A Kiev "c'è stato un colpo di Stato" e da allora ci sono stati "segnali di belligeranza diretti verso i russi", inoltre in Crimea la Russia ha una base militare strategica fondamentale per l'assetto della difesa europea quindi "cosa ci si aspettava che facesse Putin?", ragiona Giulietto Chiesa.

RISCHI PARAGONABILI A CRISI MISSILI CUBA. Se si insiste con le posizioni mantenute finora dai Paesi occidentali si rischia una crisi "di proporzioni non inferiori alla crisi dei missili di Cuba", avverte Chiesa, ricordando che "ci si trova davanti a una potenza nucleare" e che la Russia non è arrendevole come poteva esserlo ai tempi di Boris Yeltsin.


RUSSIA FUORI DAL G8? POSSIBILE ANCHE SOSPENSIONE TEMPORANEA. Quanto all'ipotesi di un'esclusione della Russia dal G8 le opinioni non sono concordi. Per Lucio Caracciolo, direttore della rivista di geopolitica Limes, è un'opzione plausibile perché "il G8 è un salotto non esecutivo" e se "Barack Obama vuole parlare con Putin può anche chiamarlo". Diversa l'opinione di Giulietto Chiesa e Paolo Calzini. Secondo il primo, nel caso in cui avvenisse l'esclusione di Mosca dal G8, "comincerebbe un'altra fase della storia del mondo" e sarebbe "una preparazione alla guerra". Per Calzini, invece, è una mossa improbabile perché "sarebbe la testimonianza di una rottura politica molto grave che porterebbe a un isolamento". Tuttavia il professore ipotizza anche la possibilità di una "sospensione temporanea". Proprio oggi i Paesi del G7 hanno annunciato di avere sospeso la loro partecipazione ai lavori di preparazione del summit del G8 in programma per giugno a Sochi, in Russia, denunciando una "chiara violazione di sovranità e dell'integrità territoriale" da parte di Mosca in Ucraina.

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