Ucraina al voto: test per Poroshenko con lo spettro di Mosca

Kiev (Ucraina), 25 ott. (LaPresse/AP) - Ucraina al voto domani. A otto mesi dalla rivolta di piazza Maidan il Paese cerca di voltare pagina rinnovando il Parlamento dopo la cacciata del presidente Viktor Yanukovych, l'annessione della Crimea alla Russia e l'accordo di associazione con l'Unione europea. Ma soprattutto, dopo un conflitto civile nell'est filorusso del Paese che ha causato la morte di quasi 4mila persone e che ora è bloccato da una tregua continuamente violata. Su 45 milioni di abitanti, già in 36 milioni si sono registrati per le votazioni di domani che si concluderanno alle 20 (ora locale).

Se da una parte, però, le elezioni sono il primo test politico per l'attuale presidente Petro Poroshenko, il cui Blocco omonimo è il grande favorito, dall'altra si tratta di consultazioni monche. Non tutti i 450 seggi della Rada, il Parlamento ucraino, verranno infatti assegnati perchè non si voterà in Crimea e nella regione del Donbass, che comprende le zone di Donetsk e Lugansk roccaforti dei ribelli filorussi. I separatisti, sfidando gli accordi di Minsk, hanno oragnizzato a loro volta elezioni presidenziali e parlamentari previste per il 2 novembre e non riconosciute dall'Unione europea, secondo quanto riferisce il Kiev Post. In totale quindi, 30 seggi rischiano di restare vuoti.

I PARTITI IN CAMPO - Il partito del presidente Petro Poroshenko, il Blocco omonimo, vuole vincere con una grande maggioranza per evitare le lotte in Parlamento che bloccavano l'azione dei presidenti precedenti. Tra i maggior alleati, il sindaco di Kiev, Vitali Klitschko, che già aveva appoggiato Poroshenko durante le elezioni di maggio, il partito Piattaforma civica e Sel-Help. Un sondaggio, pubblicato sul sito della Bbc, mostra come l'alleanza si appresti ad ottenere la maggioranza relativa conquistando quasi il 30% dei voti. Seguirebbe il Partito radicale dell'ultranazionalista Oleh Lyashko con il 10-12% delle preferenze, tallonato dal Fronte popolare del primo ministro Arseni Yatseniuk e da Patria, il partito dell'ex premier Yulia Tymoshenko, uscita dal carcere con la caduta di Yanukovych a febbraio. Proprio il partito delle Regioni dell'ex presidente si è disintegrato e lo stesso Yanukovich ha deciso di boicottare le elezioni. Rischia invece di non superare la soglia di sbarramento del 5% il partito comunista di Petro Symonenko, fuori dalla Rada per la prima volta dal 1993. A raccogliere l'eredità di Yanukovych saranno i moderati, ovvero il partito Ucraina Forte di Serghiei Tighipko, ex vicepremier di Yanukovich, e il blocco di Opposizione. Sulla soglia di sbarramento anche l'ala nazionalista di Posizione civica di Anatoly Grytsenko.

Yulia Tymoshenko, il cui magnetico carisma e il suo marchio di fabbrica delle trecce bionde ne avevano fatto l'emblema della rivoluzione arancione del 2004, è diventato una fervente fautrice dell'adesione ucraina alla Nato, avallando sempre di più lo sguardo filoccidentale del presidente Poroshenko. Smentendo il suo aspetto docile, il premier Yatsenyuk è l'uomo del manifesto per le iforme economiche difficili ma necessarie al Paese. Ma il candidato più forte in campo politico è certamente il radicale Lyashko, il cui populismo nazionalista potrebbero portare i suo partito al secondo posto.

Con una parte di seggi assegnati con il proporzionale, quello che preoccupa la stabilità della futura Rada sono i seggi a maggioritario. Il prossimo governo potrebbe essere o a forte maggioranza filoccidentale (o euro-nazionalista) sostenuta da Poroshenko e dai nazionalisti moderati di Yatseniuk, oppure di solidarietà nazionale, se saranno coinvolti movimenti come quello di Tigipko.

I TEMI - La campagna elettorale si sta combattendo soprattutto in tv, sui media e su internet, come spiega il Kiev Post. Il clima elettorale in questi mesi non ha favorito i comizi in piazza: alcuni esponenti filorussi sono stati gettati nei cassonetti delle immondizie da alcuni manifestanti di piazza Maidan, un membro del partito del premier è sopravvissuto ad un attentato perchè indossava un giubbotto antiproiettile, un altro è stato picchiato e minacciato di morte. In tutto questo, il Paese attende l'esito dell'incontro di martedì prossimo con Mosca per la questione delle forniture di gas. Soprattutto in vista dei mesi invernali.

La domanda che tutti si pongono, però, è se il nuovo Parlamento riuscirà a varare le riforme economiche e costituzionali necessarie per il Paese. L'economia ucraina è al collasso, con un calo del Pil tra il 7% e il 10% previsto per quest'anno. Il Fondo monetario internazionale, che ha approvato 17 miliardi di dollari di prestiti per l'Ucraina ad aprile, ha dichiarato che dopo un inizio promettente il Paese rischia che il conflitto nell'est e il debito per la fornitura di gas naturale russo ostacolino i progressi. Secondo alcuni analisti, se non troverà subito una chiave per unire i due volti del Paese e per attuare le riforme economiche il bnuovo Parlamento rischia di andare incontro ad una 'seconda piazza Maidan' con proteste che potrebbero superare quelle di un anno fa.

LA RUSSIA - La Russia è l'elefante nella stanza che alcuni candidati sembrano disposti a riconoscere. Il Cremlino era in buoni rapporti con l'ex presidente Yanukovich e si è mostrato apertamente ostile alla leadership che lo ha cacciato dal potere. Mosca può ancora punire l'Ucraina con una serie di embarghi commerciali, blocco dell'erogazione del gas e imbrogli politici nascosti con l'aiuto di alcuni esponenti locali. "La Russia è politicamente in grado di distruggere le migliori speranze di qualsiasi governo ucraino verso le riforme - sostengono gli esperti all'Associated Press - Questo è il grande fattore che incombe su queste elezioni".

© Copyright LaPresse - Riproduzione Riservata