Turchia, verso il G20: la grande occasione di Erdogan

Dal nostro inviato Fabio De Ponte

Antalya (Turchia), 13 nov. (LaPresse) - La Turchia si prepara ad ospitare il G20, in programma domenica e lunedì nella località turistica di Antalya, sulla costa sudoccidentale della penisola. E' una grande occasione per il presidente Recep Tayyip Erdogan: è una fase nella quale tutto il mondo sembra avere bisogno della Turchia.

L'Europa è alla ricerca affannosa di qualcuno che fermi il flusso dei migranti e dei rifugiati. Gli Stati Uniti hanno bisogno di partner nella guerra all'Isis, in particolare in Siria, dove l'esuberanza di Mosca ha messo Wasghinton in imbarazzo, ridimensionando il suo ruolo di Paese guida.

BILATERALE OBAMA-ERDOGAN. Non è quindi solo un fatto di cortesia istituzionale verso il Paese ospite del vertice l'incontro bilaterale che il presidente Usa Barack Obama ha già annunciato con Erdogan per domenica, proprio, ha annunciato il vice consigliere della sicurezza nazionale, Ben Rhodes, per parlare delle azioni dei due Paesi contro lo Stato Islamico e sulla situazione in Siria.

LA PARTITA CON L'UE. Ma è inevitabile che il passaggio più cruciale sia quello con l'Europa. Al G20 partecipano infatti Germania, Francia, Italia, Regno Unito e Unione europea e sarebbe sorprendente se la cancelliera Angela Merkel o il presidente del Consiglio Ue Donald Tusk non approfittassero dell'occasione per uno scambio con Erdogan. Anche perché la due giorni di Malta sull'immigrazione si è conclusa proprio con l'annuncio di un prossimo vertice a Bruxelles Ue-Turchia, con molta probabilità entro fine novembre. L'Ue mette sul tavolo tre miliardi di euro, l'accelerazione della liberalizzazione dei visti e in generale un rafforzamento della cooperazione che lascia anche intravedere il sogno dell'adesione, in cambio dell'impegno turco a farsi carico dei rifugiati siriani.

OPERAZIONE IN SIRIA. E Ankara è già pronta: si prepara infatti a una azione militare di terra in Siria con oltre 10mila uomini, che potrebbe garantire la sicurezza di un'area nella quale conta di far stare - per dieci anni - fino a cinque milioni di profughi siriani. Si ipotizzano sei campi principali, undici basi logistiche e diciassette "punti di sicurezza". Una operazione dalle proporzioni bibbliche. Nel frattempo nel Paese si moltiplicano gli arresti e gli scontri sul fronte curdo, oltre alle imposizioni alla stampa di opposizione. Ma il vecchio continente, stretto tra le minacce del terrorismo e la crisi dei rifugiati, non può andare troppo per il sottile rispetto alla politica interna di Erdogan ed è costretto a chiudere più di un occhio.

PUTIN. Il G20 sarà anche l'occasione per il presidente russo Vladimir Putin di tornare al centro della scena: anche lui, infatti, ha già annunciato bilaterali con Erdogan, con la Merkel e col premier britannico David Cameron. In programma anche un incontro con il presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi, che dell'evitare l'isolamento di Mosca ha fatto una bandiera dell'Italia. E non è escluso neanche un faccia a faccia Putin-Obama, hanno fatto sapere dal Cremlino.

VIENNA. Insomma sarà la Siria il tema centrale di questo G20. E proprio sulla Siria, domani, a Vienna è in programma una nuova tornata di colloqui diplomatici ai quali saranno presenti tutte le principali potenze, a partire da Usa e Russia, e non è esclusa neanche la partecipazione dell'Iran.

BARRIERA CON LA SLOVENIA. Mentre nella sua capitale si svolgeranno i colloqui, l'Austria sarà impegnata a lavorare a una barriera lungo il confine sloveno. Il governo dell'Austria infatti sta pensando di costruire una barriera lunga 3,7 chilometri ai lati della principale frontiera con la Slovenia, per creare un "corridoio di sicurezza".

ABUSI IN AUSTRIA. Mentre Oxfam, in un dettagliato rapporto fatto di numerose testimonianze, denuncia gravi violenze subite dai profughi da parte delle forze dell'ordine in Bulgaria, al confine e nei centri raccolta profughi: pistole puntate alla testa, percosse, retate, spari in aria, furti compiuti dagli agenti. Se questo avviene in Europa, non è difficile immaginare quello che potrebbe avvenire in enormi campi di contenimento, dai quali non si può uscire, gestiti dai turchi in una zona cuscinetto in Siria controllata dai militari.

TIMMERMANS: "L'UE NON E' INDISTRUTTIBILE". Ma ormai per l'Europa è questione di vita o di morte: "La migrazione e la crisi dei rifugiati - dice il vicepresidente della Commissione Ue Frans Timmermans - è l'ultimo elemento di una tempesta perfettta per la collaborazione europea". L'Ue, sottolinea, è un progetto che molti credono "indistruttibile", ma che "non lo è, nessuna costruzione umana lo è, nemmeno il progetto europeo".

E sull'emergenza migranti sono arrivate anche le parole di Papa Francesco, rivolte ai partecipanti alla Conferenza promossa dalla fondazione Romano Guardini di Berlino: "Cercando di scoprire la mano di Dio negli eventi attuali, potremmo forse riconoscere che Dio, nella Sua sapienza, ha inviato a noi, nell'Europa ricca, l'affamato perché gli diamo da mangiare, l'assetato perché gli diamo da bere, il forestiero perché lo accogliamo, e l'ignudo perché lo vestiamo. La storia poi lo dimostrerà: se siamo un popolo, certamente lo accoglieremo come un nostro fratello; se siamo solamente un gruppo di individui, saremo tentati di salvare innanzitutto la nostra pelle, ma non avremo continuità".

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