Turchia, parla il fotoreporter italiano: Vi racconto le proteste

di Claudia Luise

Ankara (Turchia), 1 giu. (LaPresse) - Il giorno dopo gli scontri tra i manifestanti e la polizia in Turchia, che hanno provocato decine di feriti e arresti, la capitale Ankara sembra tornata alla tranquillità, ma è una situazione di calma apparente. Le proteste riprenderanno presto, è possibile già questa sera. A raccontarlo in un'intervista a LaPresse è il fotoreporter italiano Piero Castellano, rimasto ferito da un candelotto lacrimogeno negli scontri di ieri ad Ankara. Originario della Penisola Sorrentina, in provincia di Napoli, da due anni e mezzo vive nella città turca. "Come succede sempre, questa mattina la situazione è tranquilla ma si va a intermittenza. Ieri la protesta è stata particolarmente forte perché la polizia è stata particolarmente violenta. Questa sera i manifestanti scenderanno di nuovo in piazza, vedremo come andrà", dice a LaPresse.

Sia ad Ankara che a Istanbul ieri centinaia di persone sono scese in piazza in occasione del primo anniversario dell'avvio del movimento di protesta di Gezi Park, sfidando il pugno duro del premier turco Recep Tayyip Erdogan. Ma la situazione di Istanbul è diversa da quella di Ankara, sia per il numero di persone che scendono in piazza, sia per il livello dello scontro: "Qui ad Ankara la gente è molto più politicizzata. A partire dagli studenti, quindi anche se numericamente i manifestanti sono di meno l'impatto è molto più forte", spiega Castellano, aggiungendo che le manifestazioni in realtà ci sono ogni settimana. "È una catena: più Erdogan risponde con l'intransigenza, non accettando critiche, più si scende in piazza per manifestare contro le sue dichiarazioni e i suoi provvedimenti. Questo tipo di proteste si alimentano proprio con atteggiamenti come quelli che sta tenendo".

Castellano descrive i momenti della protesta di ieri in cui è rimasto ferito: "Io sono stato colpito da un lacrimogeno mentre stavo lavorando con altri colleghi in una strada laterale che porta alla piazza principale della città. C'erano decine di persone, la tensione è salita e i manifestanti hanno iniziato ad accendere fuochi d'artificio e lanciare pietre. Quando la polizia ha provato a bloccarli ci siamo trovati al centro dei due gruppi". A quel punto il ferimento: "Ho avvertito una forte botta al fianco ma sul momento non mi ero reso conto di essere stato colpito da un lacrimogeno. Poi ho iniziato a sentire il bruciore a un braccio", racconta. "Sono stato soccorso dai colleghi, uno in particolare ha interrotto il suo lavoro per accompagnarmi ad un posto di soccorso clandestino. Lì mi hanno medicato alla buona e poi sono andato in ospedale. Ora sto meglio, ho le costole che mi fanno male e ustioni".

Il fotoreporter spiega che tra i provvedimenti del governo che hanno scatenato più malcontento c'è la legge voluta da Erdogan lo scorso febbraio che punisce con il carcere chi soccorre i feriti al di fuori dei pronto soccorso. "È un provvedimento fatto proprio per scoraggiare le manifestazioni. Se un manifestante viene ferito, secondo la legge dovrebbe rimanere a terra fino a quando non viene trasportato dalle ambulanze al pronto soccorso", dice, aggiungendo che "questo ha portato, solo ieri, all'arresto di quattro dottori", che oggi dovranno comparire davanti al giudice perché hanno soccorso i manifestanti a terra. "Speriamo non ci sia anche quello che ha medicato me", si augura Castellano.

Secondo l'ordine degli avvocati di Ankara, in totale ieri sono state arrestate 74 persone, di cui sei sotto i 15 anni. Difficile invece avere dati precisi sul numero dei feriti. Tra i feriti più gravi c'è un ragazzo che ha perso un occhio per un lacrimogeno. "In ospedale - spiega il fotoreporter - c'erano decine di feriti ma erano tutti passanti che si sono trovati al centro degli scontri. La maggior parte aveva crisi respiratorie per il fumo o erano stati colpiti da proiettili di gomma. I manifestanti, invece, vengono medicati altrove". Castellano conclude con una nota positiva. "Noi italiani qui siamo tra i più fortunati. Riusciamo a lavorare e abbiamo un buon supporto. Dall'ambasciata sono stati tutti bravissimi e mi hanno fornito tutto l'appoggio possibile. Mi ha chiamato anche l'ambasciatore per sapere come stavo".

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