Turchia, migliaia ancora in piazza. Erdogan: Pazienza ha un limite

Ankara (Turchia), 9 giu. (LaPresse/AP) - "Noi abbiamo mostrato pazienza, ma la nostra pazienza ha un limite". Con queste parole il primo ministro turco Recep Tayyip Erdogan si è rivolto a una folla di migliaia di sostenitori riuniti per accogliere il suo ritorno all'aeroporto di Ankara nel pomeriggio. In un atteggiamento più da candidato alle elezioni che da primo ministro, solo oggi Erdogan ha parlato in due aeroporti, in un complesso sportivo, in due distretti di Ankara e sopra a un ponte, prima di tornare alla sede del suo partito, Akp.

In ogni tappa Erdogan è stato acclamato da migliaia di sostenitori. "Rimani saldo, non cedere, la Turchia è con te", gridava la folla. Il primo ministro ha più volte chiesto ai manifestanti di mettere fine alle proteste di piazza che ormai vanno avanti da più di una settimana: "Chiedo ai miei fratelli: per favore, mettete fine alle vostre azioni. Siamo arrivati a questi giorni con pazienza. Ora come primo ministro dico: è abbastanza". E ancora, in un altro discorso: "Se così non sarà, dovrò parlare il linguaggio che voi capite. La pazienza ha un limite. Non potete mostrare la Turchia come un Paese dove c'è un clima di terrore".

Ma intanto le tensioni in piazza non si placano. Decine di migliaia di persone oggi sono nuovamente scese in piazza Taksim, a Istanbul, così come a Smirne e nella capitale. Proprio ad Ankara la polizia ha usato gas lacrimogeni contro i manifestanti a piazza Kizilay. Mentre scontri si sono registrati nel quartiere periferico di Istabnul Sultangazi, tra duemila manifestanti e la polizia in assetto anti-sommossa. Ieri notte, ad Adana, si erano scontrati manifestanti pro e anti governo.

Le manifestazioni sono cominciate a Istanbul il 27 maggio per impedire l'abbattimento di 600 alberi di Gezi Park previsto dal progetto di riammodernamento di piazza Taksim. Dopo un violento intervento della polizia per disperdere il sit-in, con lacrimogeni e cannoni ad acqua, tuttavia, il 31 maggio, le proteste si sono trasformate in cortei contro il governo e si sono estese a oltre settanta città del Paese.

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