Turchia, liquidi urticanti a Taksim. Erdogan parla a folla oceanica

Istanbul (Turchia), 16 giu. (LaPresse/AP) - Nuova giornata di alta tensione in Turchia dopo che ieri sera la polizia ha sgomberato con la forza Gezi Park, sparando gas lacrimogeni e proiettili di gomma contro i dimostranti. Oggi migliaia di persone hanno provato a riavviacinarsi all'area di piazza Taksim, ma sono stati respinti dalle forze di sicurezza con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. Scontri si sono registrati anche nel quartiere di Sisli. Alcuni dimostranti denunciano inoltre che nell'acqua dei cannoni delle polizia si teme siano state diluite sostanze chimiche urticanti. Intanto, in un'altra area della città, a circa 10 chilometri di distanza dal centro delle proteste, centinaia di migliaia di persone si sono riunite per partecipare alla manifestazione indetta dal partito governativo Akp, a cui è intervenuto dal palco il primo ministro Recep Tayyip Erdogan.

ERDOGAN: MEDIA ESTERI VIVONO DI BUGIE. "Se i media internazionali vogliono una fotografia della Turchia, la fotografia è qui". Sono state queste le parole del premier alla folla oceanica radunata nell'area di Kazlicesme, nella zona sudovest della città, per la manifestazione battezzata 'Rispetto per la volontà nazionale'. "Le centinaia di migliaia di persone riunite qui - ha aggiunto Erdogan - non sono come i vandali con le molotov in mano". I mezzi di informazione esteri, ha quindi attaccato ancora il capo del governo, cono soli con "le loro bugie", e Gezi Park non appartiene a un solo gruppo, ma è di tutti.

ERDOGAN: AMBIENTE SCUSA PER DESTABILIZZARE. "Coloro che non riescono ad assimilare lo sviluppo della Turchia hanno iniziato a destabilizzare, utilizzando la scusa dell'ambiente. Non ci riusciranno mai", ha detto ancora Erdogan che poi ha definito un suo "dovere" l'intervento ordinato ieri sera per sgomberare Gezi Park.

SOSTANZE CHIMICHE IN ACQUA CANNONI. Ma le tensioni in piazza non si placano. E da Istanbul si riconcorrono voci secondo cui nell'acqua sparata dai cannoni della polizia sarebbero contenute sostanze urticanti. "L'acqua è diluita con sostanza chimiche. Non sappiamo cosa sia. Brucia la pelle. La gente ha paura che sia fosforo bianco", racconta un dimostrante che ha chiesto di rimanere anonimo, in una testimonianza fatta girare in rete dal gruppo di discussione Sempre contro la guerra. Sull'acqua dei cannoni "stanno venendo effettuate delle analisi", spiega il manifestante, che poi aggiunge: "Sembra il Cile di Pinochet più che una forma di Primavera araba".

PROIETTILI DI GOMMA AD ANKARA. Oggi, oltre che a Istanbul, la polizia è intervenuta con forza anche ad Ankara, sparando con cannoni ad acqua, proiettili di gomma e gas lacrimogeni contro i dimostranti in piazza Kizilay. Almeno quattro manifestanti sono stati feriti. Nella piazza al centro della capitale, alcuni dimostranti sono riusciti ad avvicinarsi ai mezzi dei cannoni ad acqua e hanno strappato le bandiere nazionali che vi erano appese. Le hanno baciate e hanno urlato agli agenti: "Voi non le meritate".

GOVERNATORE ISTANBUL: RADUNI A TAKSIM NON PERMESSI. Questa mattina, il governatore di Istanbul, Huseyin Avni Mutlu, aveva chiarito che nuovi raduni nelle aree centro delle proteste non saranno consentiti. "Non permetteremo raduni in piazza Taksim nelle attuali circostanze. Stiamo prendendo tutte le misure di sicurezza in proposito. Chiedo alle persone di non andare in piazza Taksim", ha detto in conferenza stampa, secondo quanto riporta il sito del quotidiano Hurriyet.

MANIFESTANTI PROMETTONO BATTAGLIA. Nonostante l'avvertimento del governatore e la repressione della polizia, i dimostranti promettono di portare avanti la lotta. Nella notte, dopo il duro intervento delle forze di sicurezza, molte persone hanno comunque continuato a manifestare, sia a Istanbul sia in altre città, tra cui Ankara e Smirne. "Riprenderemo piazza Taksim e riprenderemo Gezi Park", ha promesso Alican Elagoz, portavoce delle proteste a Istanbul. L'azione della polizia ieri sera a Gezi Park, commenta Taksim Solidarity, gruppo che riunisce varie anime della protesta, è stata "atroce" e ha causato centinaia di feriti e un numero imprecisato di arresti. L'intervento delle forze di sicurezza è iniziato attorno alle 20, con uso massiccio di gas lacrimogeni. L'ufficio del governatore di Istanbul parla di un bilancio più ridimensionato, con 44 persone curate in ospedale, nessuna in serie condizioni.

AMNESTY: ARRESTI DI MASSA, FERMATI ANCHE MEDICI. Sulla situazione interviene intanto anche Amnesty International. "La polizia in Turchia rifiuta di ammettere di avere persone in custodia a seguito di arresti di massa effettuati durante la notte a Istanbul", si legge in una nota, che parla di centinaia di arresti nella notte. Amnesty cita l'Associazione del foro della città, che ha contato almeno 70 persone arrestate e identificate, ma che non si sa dove siano state portate, né quali siano le loro condizioni. Il gruppo spiega inoltre che questa mattina a Istanbul la polizia ha arrestato i medici che curavano, nelle strutture di pronto soccorso allestite nella zona, i dimostranti rimasti feriti negli scontri.

POLITICA TEDESCA: ERA COME UNA GUERRA. Ieri sera, la polizia, dopo aver sgomberato piazza Taksim si è diretta verso l'hotel Divan, usato come infermeria e dove i dimostranti si erano rifugiati. Lacrimogeni sono stati sparati all'interno. Nell'albergo si trovava anche la co-presidente del partito tedesco dei Verdi Claudia Roth che, parlando a Zdf, ha raccontato: "Era come una guerra. Sono una testimone vivente. Sparavano gas lacrimogeni senza risparmiare donne e bambini". A sua volta intossicata dai lacrimogeni, la Roth è stata medicata.

LE PROTESTE. Le manifestazioni sono cominciate con sit-it a Istanbul il 27 maggio, per impedire l'abbattimento di 600 alberi di Gezi Park, previsto dal progetto di riammodernamento di piazza Taksim. Dopo un violento intervento della polizia per disperdere i dimostranti con lacrimogeni e cannoni ad acqua, il 31 maggio le proteste si sono trasformate in cortei contro il governo del premier Erdogan e si sono estese gradualmente a 78 città del Paese. Tra le principali, Ankara e Smirne. Negli scontri sono morte cinque persone e centinaia di manifestanti sono stati feriti e arrestati.

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