Turchia, Erdogan rientra a Istanbul: Proteste devono finire

Istanbul (Turchia), 7 giu. (LaPresse/AP) - "Queste proteste, che sono al limite dell'illegalità, devono finire d'ora in poi". Lo ha detto il primo ministro della Turchia, Recep Tayyip Erdogan, rientrando a Istanbul da un viaggio di quattro giorni in Nord Africa. Ad attenderlo all'aeroporto internazionale della città c'erano oltre 10mila sostenitori. "Dicono che sono il primo ministro soltanto del 50%", ha affermato Erdogan, in riferimento alla vittoria elettorale del suo partito nel 2011, quando Akp ottenne il 50% dei voti. "Non è vero - ha aggiunto - perché abiamo servito tutti i 76 milioni (di cittadini, ndr), dall'est all'ovest. Insieme siamo la Turchia, siamo fratelli. Non abbiamo mai cercato di infrangere i cuori, siamo favorevoli a guarirli". Il premier, che ha parlato ai sostenitori da un autobus aperto fuori dal terminal dell'aeroporto di Istanbul, ha poi di nuovo criticato i manifestanti scesi in strada contro il suo governo: "Non abbiamo mai voluto creare tensioni e polarizzazione, ma non possiamo approvare la brutalità".

Dopo aver detto durante la visita in Tunisia che tra i manifestanti ci sono dei terroristi, Erdogan ha puntato il dito anche contro banchieri e altri gruppi. "Quelli che si definiscono giornalisti, artisti e politici - ha dichiarato - hanno in una maniera molto irresponsabile aperto la strada all'odio, alla discriminazione e alla provocazione". I sostenitori del premier lo hanno applaudito più volte, gridando 'Dio è grande' e inneggiando slogan contro i manifestanti di piazza Taksim: 'Permettici di andare, permettici di schiacciarli, Istanbul è qui, dove sono i saccheggiatori?'. All'inizio delle proteste Erdogan aveva definito i dimostranti dei vandali e saccheggiatori, ammettendo al tempo stesso il possibile uso di una forza eccessiva da parte della polizia e promettendo un'indagine. Nonostante le parole del premier anche ieri migliaia di persone si sono radunate in piazza Taksim e oltre 10mila manifestanti hanno marciato ad Ankara.

Le manifestazioni nel Paese sono iniziate il 27 maggio a Istanbul, dove gli attivisti avevano organizzato un sit-in per impedire l'abbattimento di circa 600 alberi di Gezi Park, in piazza Taksim, programmato dalle autorità per fare spazio a un nuovo centro commerciale. Dopo un violento intervento della polizia per disperdere i dimostranti con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua, tuttavia, il 31 maggio le proteste si sono trasformate in cortei contro il governo e si sono estese a diverse città del Paese. Da allora quattro persone, di cui tre manifestanti e un poliziotto, sono morte e migliaia sono rimaste ferite.

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