Turchia, Erdogan: Grandi carenze dell'intelligence durante golpe
"Le forze armate devono essere rapidamente ristrutturate con forze fresche"

Ci sono state falle e carenze significative dell'intelligence durante il fallito colpo di Stato di venerdì scorso. Le forze armate, quindi, devono essere rapidamente ristrutturate con forze fresche. Lo ha detto il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, in una intervista a Reuters. Erdogan ha raccontato la notte del golpe e ha parlato dei suoi sospetti su Fethullah Gülen, l'imam auto esiliato negli Usa che ritiene essere la mente del colpo di Stato.

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"Erano circa le 16-16:30 quando ho ricevuto una telefonata da mio cognato che mi informava che c'erano dei problemi a Istanbul, vicino al palazzo Beylerbeyi. Mi diceva che dei soldati stavano bloccando le strade e non permettevano alle auto di procedere per imboccare il ponte. Non riuscivo a crederci - prosegue il racconto di Erdogan - quindi ho chiamato il capo dei servizi segreti nazionali e non sono riuscito a parlarci".

Il racconto di Erdogan prosegue con tutti i dettagli sui tentativi fatti per raggiungere telefonicamente i responsabili della Difesa. "Dopo il capo dell'intelligence - dice Erdogan - ho provato a contattare il capo di Stato maggiore delle forze armate e non sono riuscito a raggiungerlo, non erano di grado di poter rispondere ai loro telefoni. Quindi ho chiamato al primo ministro e, anche se con qualche difficoltà, sono riuscito ad entrare in contatto con lui. Alle 20 abbiamo fatto una riunione per valutare la situazione e dopo un po' abbiamo iniziato a vedere le prime notizie sui canali televisivi. Quindi la prima azione è stata quella di fare dichiarazioni sui canali vicini alla nostra posizione. Questa è stata l'occasione per fare un punto: ho detto più volte quanto sia importante che ci sia al governo un presidente eletto dalla volontà del popolo e che il colpo di Stato sarebbe fallito. Ho anche invitato la nazione nelle strade, per le piazze delle città e intanto cercavo di capire la reazione della popolazione. Quindi mi sono arrivate informazioni che la gente era in marcia verso gli aeroporti e ho capito che per me era arrivato il momento di spostarmi. Ho perso un elicottero con la mia famiglia e siamo andati a Dalaman, da dove abbiamo preso l'aereo. Inizialmente la nostra destinazione non era certa ... poteva essere Istanbul o Ankara. Ma siamo stati informati che la torre di Istanbul era stata occupata e che la pista di atterraggio era al buio, con le luci spente. Il pilota mi ha detto che avevamo abbastanza carburante per rimanere in volo tre o quattro ore. Dopo poco, mentre sorvolavamo la pista di atterraggio per capire se c'erano ostacoli, mi ha contattato il capo della polizia nazionale da Istanbul e mi ha assicurato avrebbe reso sicura l'area in breve tempo. Dopo poco la torre dell'aeroporto è stata liberata e le luci delle piste accese, quindi siamo stati in grado di atterrare...".

La ricostruzione fatta da Erdogan smentisce tutte le voci che si erano rincorse quella notte di possibili suoi atterraggi in altre nazioni europee e ribadisce quello che aveva già affermato, ovvero di essere sempre rimasto in Turchia.
 

 

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