Turchia, Erdogan: Corte decida su Gezi Park, ma ora basta proteste

Ankara (Turchia), 14 giu. (LaPresse/AP) - Si allenta la tensione in Turchia dopo l'incontro avvenuto nella notte tra il primo ministro Recep Tayyip Erdogan e una delegazione dei manifestanti di piazza Takism. "Fino a quando il tribunale non avrà deciso" sulla legalità dei lavori di riammodernamento, ha spiegato Huseyin Celik, portavoce del Partito per la giustizia e lo sviluppo, Akp, "non sarà presa alcuna azione riguardo a Gezi Park". "E anche se la corte si esprimerà in favore delle decisioni del governo - ha aggiunto - terremo un referendum per vedere cosa pensa la nostra gente, cosa vuole e non vuole".

Tayfun Kahraman, uno dei due membri del gruppo Taksim Solidarity che ha partecipato all'incontro di Ankara, sostiene che Erdogan abbia offerto "parole positive" e che gli attivisti in generale considerano la sua posizione in maniera "positiva". Tuttavia, ha aggiunto, coloro che sono a Gezi Park, "faranno le proprie valutazioni". All'origine delle tensioni e delle manifestazioni in Turchia c'è proprio il piano di riammodernamento di Gezi Park, che prevede l'abbattimento di 600 alberi per fare sorgere una replica di una caserma ottomana e un centro commerciale.

Nel pomeriggio, il primo ministro ha incontrato i membri del suo partito e ha parlato loro dell'incontro, spiegando di aver detto ai manifestanti: "Andate e parlate con gli altri. Non costringeteci a tornare a misure differenti". Erdogan ha inoltre sottolineato che i manifestanti sono rimasti nel parco "abbastanza a lungo".

Intanto a piazza Taksim si discute. Alcuni manifestanti sono saliti su un palco per descrivere l'incontro ai compagni di protesta, che poi si sono divisi in gruppi di discussione. Nelle prossime ore dovrebbero presentare le proprie posizioni. "Stiamo vincendo, ma è importante mantenere la sensazione di vincere vivi", Erdogan ha "riconosciuto l'entità dei suoi poteri" e che "l'egemonia" del suo partito "si è realmente interrotta", ha affermato Bilge Seckin, del gruppo Taksim Solidarity, che ha preso parte ai colloqui. In un segno che un compromesso potrebbe essere possibile, Seckin ha quindi aggiunto: "Dobbiamo seguire il processo, dobbiamo mantenere viva la lotta, ma possiamo farlo in un'altra forma".

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