Turchia, continuano le purghe di Erdogan. Usa offrono aiuto per le indagini sul golpe
Quasi 10mila persone arrestate per il sostegno al tentato "putsch" del 15 luglio, rimossi i rettori e stop a diverse emittenti

Rimane alta la tensione in Turchia dopo il golpe tentato nei giorni scorsi a danni del governo guidato dal presidente Erdogan. La risposta del leader turco, da giorni, è quella delle 'purghe' nei confronti di coloro che sono ritenuti anime o fiancheggiatori del colpo di stato.  A farne le spese quasi 10mila persone, che sono state arrestato o dovranno subire processi in merito a quanto accaduto lo scorso 15 luglio. Dura la mano di Erdogan sulla scuola, con insegnanti sollevati e rettori invitati a lasciare il loro posto, e sull'informazione, con diverse emittenti messe al bando per il supporto fornito ai golpisti.

Dagli Usa è arrivata, dopo un colloquio Obama-Erdogan, l'offerta di appoggio nelle indagini sul tentato colpo di stato ma anche la richiesta che il governo mostri moderazione e rispetti lo stato di diritto. A riferirlo è stato il portavoce della Cara Bianca, Josh Earnest. "Il principio della democrazia - ha detto - va rispettato anche mentre vengono condotte indagini", come quelle in corso sui responsabili e partecipanti al fallito golpe. Il presidente degli Stati Uniti ed Erdogan, hanno discussoanche la situazione del religioso turco auto-esiliato negli Usa, Fethullah Gulen, che Erdogan accusa di essere la mente del tentato golpe e vuole estradato. Il governo turco ha inviato materiali elettronici che l'amministrazione americana sta valutanto, mentre ancora non è stata presentata una formale richiesta di estradizione.

10MILA ARRESTI. Nel paese, tuttavia, sono 9.322 le persone che affrontano procedimenti legali in relazione al fallito colpo di Stato del 15 luglio. A riferirlo è stato il vicepremier, Numan Kurtulmus. E sul tentato putsch emergono nuovi particolari: secondo quanto afferma lo stato maggiore dell'esercito turco in una dichiarazione pubblicata sul suo sito l'intelligence informò proprio l'esercito turco che un golpe era in corso alle 16 ora locale del 15 luglio e l'esercito allertò le autorità competenti.

Una versione tuttavia smentita da Ankara: "Il governo turco non ha avuto informazioni del tentato golpe finché non era ben in corso" ha sottolineato Kurtulmus, in apparente contraddizione con la dichiarazione dello stato maggiore dell'esercito turco.

CACCIA AI GOLPISTI. Quel che è certo è che continua la caccia ai golpisti. Le autorità turche hanno avviato un'operazione nella zona montagnosa vicino alla città costiera di Marmaris, nel sudest della Turchia, per cercare di catturare 25 soldati e due elicotteri ritenuti responsabili di avere attaccato l'albergo in cui alloggiava il presidente turco Erdogan, durante il fallito colpo di Stato. "Mi avrebbero ucciso se fossi uscito dall'hotel 15 minuti più tardi", ha commentato Erdogan riferendosi ai fatti della notte fra il 15 e il 16 luglio. Lo stesso esercito nella giornata di oggi ha sottolineato che "la maggior parte dei membri delle forze armate turche non aveva niente a che fare con il fallito tentativo di golpe". Una presa di posizione che arriva nei momenti di "terrore" dove la caccia ai fiancheggiatori del tentato "putsch" è spietata. 

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