Turchia, ancora proteste: Fenerbahce e Besiktas uniti contro Erdogan

Istanbul (Turchia), 8 giu. (LaPresse/AP) - Nuova giornata di mobilitazione in Turchia, dove migliaia di persone sono nuovamente scese in piazza nella capitale Ankara e a Istanbul, fulcro delle proteste. Nella capitale, in serata la polizia è intervenuta con lacrimogeni e cannoni ad acqua per disperdere i manifestanti che si stavano avvicinando alla sede dell'ufficio del primo ministro Recep Tayyip Erdogan e al palazzo del Parlamento. E nel pomeriggio, superando la rivalità che le vede opposte negli stadio, le tifoserie di Fenerbahce e Besiktas hanno marciato insieme a Istanbul contro il governo e in solidarietà con i manifestanti di piazza Taksim.

TIFOSI IN PIAZZA. Centinaia di tifosi delle squadre di calcio hanno sfilato dal Bosforo alla piazza centro delle proteste delle ultime settimane. I tifosi del Fenerbahce sono giunti dal lato asiatico della città a bordo di traghetti, salutando e sventolando bandiere della propria squadra, e si sono uniti così ai fan del Besiktas. Tifosi di quest'ultima squadra hanno marciato anche ad Ankara. "Siamo contro l'ingiustizia", ha dichiarato ad Associated Press il 26enne Kerim Yilmaz, che guidava un gruppo di tifosi nella capitale. "Le nostre libertà e quelle dei nostri amici - ha aggiunto - sono limitate. Siamo qui per difendere la nostra libertà".

STOP A CENTRO COMMERCIALE. Intanto, il sindaco della città Kadir Topsas, ha fatto sapere che le autorità stanno rivalutando il piano di ristrutturazione di piazza Taksim e Gezi Park che ha innescato l'indignazione popolare. Il primo cittadino ha spiegato che si andrà avanti con l'idea di costruzione di una caserma ottomana nell'area, ma non con quella di dar vita a un centro commerciale, un hotel di lusso o appartamenti. Tutti i progetti, ha spiegato Topsas, saranno valutati ascoltando i rappresentanti della società civile. Le manifestazioni delle ultime settimane sono state innescate proprio dalla protesta contro il piano di ristrutturazione dell'area, che prevede l'abbattimento di 600 alberi a Gezi Park. E si sono diffuse in tutta la Turchia, dopo che venerdì 31 maggio la polizia ha represso violentemente un sit-in a Istanbul.

SCONTRI NELLA NOTTE. Se negli ultimi giorni piazza Taksim è rimasta relativamente calma, scontri si sono registrati in altre aree di Istanbul. Nella notte, la polizia in assetto anti-sommossa ha utilizzato cannoni ad acqua e gas lacrimogeni contro i manifestanti che avevano costruito barricate nel quartiere di Sultangazi, alla periferia della città. Secondo testimoni almeno una persona è rimasta ferita, colpita alla faccia da un lacrimogeno. Questa mattina era possibile vedere macchie di sangue a terra, tra i detriti dei cassonetti bruciati e dei negozi danneggiati negli scontri.

ERDOGAN INCONTRA VERTICI PARTITO. Intanto oggi, Erdogan ha incontrato i vertici del suo Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp). Un incontro dopo il quale il portavoce della formazione politica Huseyin Celik ha respinto ogni ipotesi di elezioni anticipate e ha ribadito che le manifestazioni devono finire. Parlando con i giornalisti dopo l'incontro, Celik ha accusato l'opposizione di provare a rovesciare Erdogan con mezzi illegittimi, dopo non essere riuscito "per sette volte a batterlo alle urne". Rispondendo in conferenza a una domanda sulle barricate create dai manifestanti per le strade attorno a piazza Taksim e sui sit-in a Gezi Park, il portavoce ha garantito che "il processo è sotto controllo del governo" e "non c'è motivo di preoccupazione". Ma non ha spiegato quali azioni verranno intraprese se i manifestanti non metteranno fine all'occupazione di piazza Takism. "Ovviamente - ha aggiunto - non saremmo disturbati da persone che esprimono le proprie rimostranze attraverso mezzi democratici. Ma se le proteste diventano qualcosa di diverso e raggiungono il livello di terrore, allora diventano ingiuste anche se le richieste alla base non lo sono". Celik ha infine ribadito quanto già sottolineato da Erdogan, ossia la convinzione che i disordini siano alimentati da lobby al lavoro per destabilizzare il Paese.

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