Turchia al voto: i cinque scenari possibili
Erdogan riuscirà a vincere le presidenziali al primo turno e mantenere la maggioranza in Parlamento?

Il 24 giugno la Turchia va alle urne per le elezioni presidenziali e legislative. Il voto è considerato decisivo per il capo di Stato Recep Tayyip Erdogan, al potere dal 2003 (prima come premier e poi come presdente). Domenica la questione principale sarà capire se il presidente riuscirà a vincere le presidenziali al primo turno e se la sua formazione politica, il Partito per la giustizia e lo sviluppo (Akp), riuscirà a mantenere la maggioranza in Parlamento. Se nessun candidato alle presidenziali otterrà più del 50% dei voti, l'8 luglio si svolgerà un secondo turno. Considerando la posizione di Erdogan e dei membri dell'opposizione, è possibile delineare cinque ipotesi di scenari post-voto.

1) ERDOGAN PRESIDENTE CON MAGGIORANZA IN PARLAMENTO. Il primo scenario possibile è che Erdogan vinca le presidenziali al primo turno e l'Akp mantenga la maggioranza in Parlamento. È l'obiettivo che l'attuale presidente spera di raggiungere da quando, a metà aprile, ha annunciato le elezioni anticipate. Tuttavia, nonostante l'attuale capo di Stato si sia mostrato fiducioso sulle possibilità di una vittoria, le probabilità che lo scenario si verifichi sono diminuite in modo significativo, anche a causa del peggioramento della situazione economica e del nuovo slancio trovato dei partiti dell'opposizione. Secondo gli analisti del Center for American Progress, Erdogan "prevedeva di rafforzare il suo potere", in particolare grazie alla riforma costituzionale del 2017 che assegna maggiori poteri al capo dello Stato, "ma non ha il sostegno della maggioranza degli elettori".

2) ERDOGAN COSTRETTO AD ANDARE AL BALLOTTAGGIO. Altra ipotesi è che l'opposizione costringa Erdogan ad andare al secondo turno. Muharrem Ince, candidato del Partito repubblicano del popolo (Chp), è il principale sfidante di Erdogan: ha condotto una campagna di successo e, insieme agli altri candidati dell'opposizione, può pesare a sufficienza da determinare la necessità di un ballottaggio. Per Kemal Kirisci, della Brookings Institution, se l'Akp perdesse la maggioranza alle elezioni legislative, che si terranno in solo turno sempre domenica, Erdogan affronterebbe il secondo turno con "la sua tradizionale immagine di invincibilità peggiorata".

3) ERDOGAN PRESIDENTE SENZA MAGGIORANZA IN PARLAMENTO. Terzo scenario possibile è che Erdogan vinca le presidenziali ma l'Akp perda la maggioranza in Parlamento. "Ad oggi il risultato più probabile è una vittoria di Erdogan e un Parlamento conteso", ha dichiarato Aaron Stein dell'Atlantic Council. L'opposizione è favorita da alcuni emendamenti, sostenuti dall'Akp, che hanno permesso al Chp di allearsi con altri tre partiti per le legislative. Questo potrebbe rafforzare la presenza dell'opposizione, ma molto dipenderà anche dalla capacità del partito filo-curdo Hdp, che si presenta solo alle elezioni, di ottenere il 10% dei voti necessari per entrare in P arlamento.

4) ERDOGAN PERDE: INCE PRESIDENTE E PARLAMENTO ALL'OPPOSIZIONE. Quarta ipotesi: Muharrem Ince vince al secondo turno e l'opposizione controlla il Parlamento. Ince è il candidato favorito per arrivare al secondo turno e potrebbe poi beneficiare del sostegno degli alleati del suo partito alle legislative e anche potenzialmente del partito filo-curdo Hdp. Se domenica l'opposizione ottenesse la maggioranza in Parlamento, Ince potrebbe beneficiarne a un ipotetico ballottaggio dell'8 luglio. "Se si dovesse verificare, un significativo cambiamento politico sarà portato avanti su più fronti", ha affermato Marc Pierini, ricercatore di Carnegie Europe, facendo riferimento alle possibili politiche economiche e alle relazioni con l'Occidente.

5) INCE PRESIDENTE E MAGGIORANZA AKP IN PARLAMENTO. Ultimo scenario ipotizzabile: l'opposizione vince le presidenziali e l'Akp ottiene la maggioranza in Parlamento. Si tratta dello scenario più confuso, perché l'Akp non ha alcuna esperienza di coalizioni e perché il nuovo presidente non nasconderebbe probabilmente la sua ostilità nei confronti del partito che ha controllato la scena politica turca dal 2002.
 

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