Turchia, 5° giorno di proteste. Un altro morto, vittime sarebbero 3

Istanbul (Turchia), 4 giu. (LaPresse/AP) - Un altro dimostrante è morto in Turchia, colpito da un colpo di proiettile durante le proteste ad Antakya, nel sud del Paese. Questa volta la notizia arriva delle autorità locali, dopo che ieri medici e attivisti hanno denunciato la morte di altre due persone. Una è morta a causa delle ferite riportate dopo che un'automobile ha travolto la folla a Istanbul, mentre di un altro manifestante è stata dichiarata la morte cerebrale dopo che uno sparo esploso dalla polizia lo ha colpito alla testa. Intanto, il bilancio di oltre tre giorni di proteste è do oltre 1.700 feriti e altrettanti arresti. Le manifestazioni sono nate come protesta contro l'abbattimento di un parco a Istanbul e sono sfociate in dimostrazioni antigovernative in almeno 48 città, mentre oggi le strade sono piene di dimostranti per il quinto giorno. Nella notte di ieri a Istanbul, vicino agli uffici del primo ministro Recep Tayyip Erdogan, un gruppo di dimostranti si è scontrato con la polizia. I primi hanno lanciato pietre, mentre gli agenti hanno sparato gas lacrimogeni. Sontri anche ad Ankara, che hanno portato a 500 arresti, e a Smirne, sfociati in 300 fermi.

La piazza Taksim, da cui ha avuto origine la massiccia protesta, è stata al centro delle polemiche per il progetto del governo di cancellare una delle poche zone verdi del centro per fare posto a strutture militari, una moschea e forse un centro commerciale. Un sit-in pacifico venerdì è stato bersagliato dalla polizia con gas lacrimogeni e cannoni ad acqua. La violenta reazione ha dato il via a proteste ancora più massicce in decine di città, che hanno presto assunto motivazioni politiche. I laici si sono riversati in strada contro il premier Recep Tayyp Erdogan, da dieci anni al potere, accusato di autoritarismo crescente e di una deriva islamista. L'ultima ingerenza nella vita privata dei turchi poche settimane fa, con l'approvazione lampo di una legge che ha dato una stretta alla vendita di alcolici.

Erdogan non si è fatto intimidire dalla più grande protesta antigovernativa durante il suo governo e in diverse interviste ha sfidato i dimostranti. "Non sono un sultano ma il servo del popolo", "la polizia continuerà a intervenire" contro proteste che sono espressione di frange estremiste e dell'opposizione troppo debole per vincere alle urne. E ha anche promesso che sul contestato progetto di cementare piazza Taksim non sarà fatta retromarcia: "Non chiederemo il permesso a nessuno". Domenica, intanto, in diversi Paesi europei si sono tenute manifestazioni a sostegno dei dimostranti turchi. Tra queste, un sit-in di 500 persone è stato inscenato a Berlino e altre mille hanno marciato a Salonicco verso l'ambasciata turca.

Il bilancio totale di tre giorni di proteste. l'ultimo ufficiale, è di mille feriti a Istanbul e 700 ad Ankara, con 1.700 arresti nel Paese. Almeno cinque persone sono in condizioni critiche in ospedale, mentre quattro hanno perso definitivamente la vista dopo essere state colpite da candelotti di gas lacrimogeni o da proiettili di gomma. Amnesty International mattina domenica ha denunciato la morte di due dimostranti, ma la notizia non è mai stata riportata dai media turchi né confermata da fonti ufficiali. La stessa organizzazione internazionale ha poi rivisto la sua dichiarazione, facendo sapere di non poter confermare.

Il premier Erdogan nel fine settimana è più volte intervenuto in televisione, rispondendo alle critiche piovute per l'uso eccessivo della forza da parte delle forze dell'ordine. Tra queste, esortazioni alla moderazione sono arrivate dal Regno Unito, dagli Stati Uniti e dall'Unione europea. Il premier ha ammesso che potrebbe esserci stato un uso eccessivo e detto che questo sarà investigato. Ma ha soprattutto sfidato i manifestanti. Ha definito le proteste una mera espressione di frange estremiste e di un'opposizione troppo debole, nonché non democratiche e illegittime.

"La dittatura non scorre nelle mie vene e non è nel mio carattere. Sono il servo del popolo", ha risposto a chi lo chiama sultano e lo accusa di una deriva autoritaria. Ha detto che la polizia continuerà ad agire e che il progetto di abbattere gli alberi della piazza di Istanbul non sarà cancellato. Intanto, questo è sospeso per ordine di un tribunale. "Non chiederò il permesso (dell'opposizione, ndr) o di una manciata di teppisti", ha tuonato, sostenendo che il suo è un governo ambientalista che ha piantato due milioni di alberi da quando ha assunto la carica nel 2002. Ha anche puntato il dito contro Twitter e Facebook, definendo i social media "la peggior minaccia sociale".

Sotto la leadership di Erdogan, la Turchia ha migliorato la crescita economica e il proprio profilo internazionale, assumendo anche un ruolo centrale durante la recente Primavera araba. Il premier è però accusato da laici e gruppi secolari di una deriva autoritaria e islamica. Di recente ha approvato una legge che ha imposto severi limiti al consumo di alcol, facendo ancor più crescere il loro allarme. Chi rivendica la separazione tra Stato e religione lo accusa di immischiarsi nella vita delle persone. Oltre alla misura sull'alcol, ha tra l'altro invitato le famiglie a fare almeno tre figli e si è schierato contro l'aborto. Anche la sua politica sulla Siria è ampiamente impopolare e molti che ritengono l'aperto appoggio ai ribelli anti-Assad metta la sicurezza nazionale a rischio.

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