Tunisia, Essebsi: Un terzo aggressore del museo Bardo è in fuga

Tunisi (Tunisia), 22 mar. (LaPresse) - C'era anche un terzo aggressore nell'attacco al museo del Bardo a Tunisi oltre ai due uccisi e questa terza persona è ancora "in fuga". Lo ha detto il presidente della Tunisia, Beji Caid Essebsi, in un'intervista rilasciata alla trasmissione francese 'Grand Rendez-vous' e compiuta nel museo del Bardo da tre giornalisti: Jean-Pierre Elkabbach di Europe 1, Christophe Ayad di Le Monde e Michaël Darmon di i-Télé. Ieri il ministero dell'Interno tunisino aveva diffuso la foto di un'altra persona sospettata in relazione all'attacco al museo del Bardo e aveva chiesto ai cittadini di aiutare le autorità con informazioni in merito.

Essebsi, che prima di rilasciare l'intervista aveva deposto una corona di fiori al museo del Bardo per le vittime dell'attacco di mercoledì, ha assicurato che il terzo aggressore "non andrà lontano". Il presidente tunisino ha annunciato che domenica prossima, il 29 marzo, si svolgerà una marcia del popolo tunisino verso il Bardo contro l'attacco terroristico. Poi, interrogato sulla lotta al terrorismo, ha detto che "il terrorismo non è una questione tunisina ma anche europea" e "coinvolge certamente anche i francesi e gli italiani", aggiungendo che "non è tramite dei mezzi di polizia o di sicurezza che vinceremo la battaglia contro il terrorismo" ma "serve una politica d'avanguardia".

Il capo di Stato tunisino ha inoltre voluto marcare la differenza fra islam e islamisti. "L'Occidente ha paura dell'islam per ignoranza, perché non conoscono il vero islam", ha detto. "I movimenti islamisti non sono movimenti religiosi ma politici, che strumentalizzano la religione per arrivare al potere", ha proseguito, sottolineando che "il popolo tunisino è musulmano ma è molto tollerante". "Noi non siamo laici", ha affermato poi Essebsi scrollandosi un'etichetta che viene spesso assegnata dai media al suo partito Nidaa Tounes. "Non siamo laici ma non mettiamo la religione in tutte le salse, siamo musulmani ma vogliamo uno Stato civile", ha concluso.

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