Trump rimuove Scaramucci, capo comunicazione da soli 10 giorni
La Casa Bianca: "Ha lasciato per dare al capo dello staff, John Kelly, una 'tabula rasa' per costruire la propria squadra"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha rimosso Anthony Scaramucci da capo della comunicazione della Casa Bianca. A riportare la notizia il New York Times. Scaramucci era stato nominato appena dieci giorni fa e subito dopo Sean Spicer, in disaccordo proprio con questa scelta, aveva lasciato il suo ruolo di portavoce.

Il breve periodo era stato segnato dal durissimo scontro con il capo dello staff della Casa Bianca Reince Priebus, cacciato e sostituito con John Kelly, e dalle polemiche per il suo modo di relazionarsi con i media. "Anthony Scaramucci lascerà il suo ruolo di direttore delle comunicazioni della Casa Bianca. Il signor Scaramucci ha ritenuto che fosse meglio dare al capo dello staff, John Kelly, una 'tabula rasa' per costruire la propria squadra. Gli auguriamo tutto il meglio", ha confermato la Casa Bianca in una nota.

Il generale dei Marine in pensione si è insediato proprio oggi come nuovo capo di Gabinetto della Casa Bianca. Nella cerimonia, Trump ha elogiato Kelly per il suo lavoro al dipartimento della sicurezza interna, di cui è stato finora segretario, attribuendogli il merito di avere ridotto il numero di persone che attraversano illegalmente il confine meridionale e di avere applicato il controverso 'travel ban'. "Farà un lavoro spettacolare come chief of staff, non ho dubbi", ha detto Trump in brevi dichiarazioni rilasciate nello Studio ovale subito dopo il giuramento.

L'AMMINISTRAZIONE TRUMP CONTINUA A PERDERE PEZZI. Scaramucci e Spicer non sono le prime persone a 'saltare' in questi sei mesi di gestione Trump. Tra esse, anche il direttore delle comunicazioni Michael Dubke, che aveva lasciato il team a maggio nel corso di un vociferato (e ora in corso) rimpasto del suo settore. Prima, a gennaio la ministra della Giustizia Sally Yates era stata silurata perché in disaccordo sul 'travel ban'. Poi era toccato al generale Michael Flynn, dimessosi da consigliere nazionale per la sicurezza a causa dei suoi contatti con i russi. Infine (ma la lista non è esaustiva), il capo dell'Fbi James Comey, silurato mentre indagava sul Russiagate.

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