Trump nega che Obama sia nato in Usa, poi fa marcia indietro
Nuova gaffe del candidato repubblicano alla Casa Bianca

Ha scatenato nuove polemica la volontà di Donald Trump di non riconoscere che il presidente Barack Obama sia nato negli Stati Uniti. Anche ieri, in un'intervista al Washington Post il candidato repubblicano si è rifiutato di ammetterlo spiegando che avrebbe parlato della questione 'al momento giusto'. Sia la rivale Hillary Clinton sia lo stesso Obama lo hanno accusato di 'intolleranza'. Poche ore dopo, come di consueto, Trump è stato costretto a fare marcia indietro. Il portavoce della sua campagna, Jason Miller, ha fatto sapere in una nota che il candidato è convinto che Obama sia nato negli Stati Uniti accusando la stessa Clinton di essere stata la prima a tirare fuori la questioni nel 2008 durante le primarie con Obama. Miller inoltre attribuisce al magnate il merito di aver obbligato Obama a rendere noto il proprio certificato di nascita nel 2011. In quell'anno infatti Trump difese una teoria cospirativa secondo cui il presidente era nato in un altro Paese, molto probabilmente il Kenya. "Trump potrebbe chiudere questo spiacevole incidente se il presidente Obama mostrasse il suo certificato di nascita", aveva detto il suo staff. E il 30 aprile del 2011, durante la tradizionale cena annuale con i corrispondenti della Casa Bianca, Obama rispose: proiettò su uno schermo la foto del suo certificato di nascita alle Hawaii esortando il magnate newyorkese a "orientarsi sulle questioni che contano veramente, tipo 'come possiamo mandare l'uomo sulla Luna'".

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